In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 17/12/2018

John D. Benson (Baltimora 1949) - Tallinn Estonia - 2015

 

Memoria e identità storica di una nazione

La Casa dell’Estonia a Tartu e la Nuova Università di Narva

di Michele Caja

 

Nuovo simbolo e punto di riferimento di una intera nazione, continuamente in bilico nella volontà di confermare la sua autonomia rispetto alla Russia, è stato di recente inaugurato il Museo Nazionale dell’Estonia a Tartu, seconda città dopo Tallinn, già soprannominato la Casa dell’Estonia. Il Museo si propone come esempio di una tendenza in atto che cerca di riutilizzare edifici e infrastrutture abbandonati, per lo più a grande scala, dell’epoca sovietica – tra cui vecchie industrie, miniere, impianti militari – intesi come possibile risorsa per il rilancio del paese in cerca di una sua nuova identità, senza tuttavia cancellare le tracce della sua Storia.

 

 

Il Museo è il risultato di un concorso indetto oltre dieci anni fa e vinto, inaspettatamente, da un giovane studio di architetti internazionali, con sede a Parigi (Dorrel-Ghotmeh-Tane Architects). Motivo centrale della scelta progettuale vincente è stato quello di posizionare il Museo come prosecuzione di una dismessa pista di lancio aerea di un  piccolo aeroporto sovietico, utilizzato fino al 1991 e poi rimasto un simbolo dell’occupazione straniera. Invece di rimuoverlo, la scelta di localizzare qui il museo è stata strategica, considerata anche la vicinanza di un primo nucleo del Museo Nazionale risalente al 1922, quando Tartu era parte dell’Impero Russo, posizionato all’interno di una lussuosa residenza in stile rinascimentale posta all’interno dell’area di progetto.

 

La Casa dell’Estonia a Tartu, vista dall’alto

 

La scelta di riusare l’adiacente pista di decollo, utilizzata sia durante il dominio nazista che quello sovietico, è stato oggetto di notevoli discussioni e polemiche al tempo del concorso. La domanda principale che ci si chiedeva riguardava il perché di una scelta  tanto scomoda, come quella di un luogo così stratificato di eventi storici, per localizzare il nuovo simbolo  di una nazione in trasformazione e orgogliosa di mantenere la sua autonomia rispetto alle spesso manifestate intenzioni di riannessione da parte russa. Una autonomia preservata anche grazie al fatto che l’Estonia è sotto protezione della Nato, che in caso di bisogno sarebbe tenuta a difenderla collettivamente, secondo l’obbligo per i paesi dell’Alleanza Atlantica (articolo 5). Di fatto, il pericolo non è quello di un invasione diretta – tanto meno a Tartu, in caso nella non lontana Narva – quanto quello di una guerra ibrida, come in atto in Ucraina, sostenuta da movimenti filorussi e separatisti, con azioni di spionaggio e attacchi informatici.

La scelta del progetto vincitore di riutilizzare la vecchia pista sovietica di atterraggio, non considerata come area di progetto da parte del bando, è stata di fatto vincente. Un lungo terrapieno di terra immerso in una zona boschiva viene di fatto proseguito per oltre 350 metri con un profilo leggermente inclinato, concludendosi in un grande atrio aperto, coperto dall’enorme sbalzo della copertura metallica del nuovo edificio. Un simbolo coglibile a scala territoriale e appunto dall’aereo, che vuole affermare un segno forte nel territorio estone e allo stesso tempo inglobare la preesistenza sovietica all’interno del bel paesaggio del parco della vecchia residenza.

 

La Casa dell’Estonia a Tartu, vista dall’atrio d’ingresso

 

Nel’intervista fatta a Dan Dorrell, uno dei tre architetti del gruppo vincitore di origini italo-israeliane (ha studiato al Politecnico di Milano) – gli altri due componenti sono di origini giapponesi e franco-libanesi – dalla «Domenica» del «Sole», egli spiega le motivazioni del progetto, fondate su un «approccio archeologico» teso a conferire un nuovo significato alla pista che di fatto assume una rinnovata identità e diviene, in quanto parte del Museo, essa stessa oggetto della sua esposizione. Fondamentale è il rapporto con la topografia del luogo, dove il tetto inclinato del nuovo edificio si propone come metafora del «decollo» del nuovo paese, praticabile verso la pista e con massima altezza verso la città, aprendosi appunto con la grande tettoia a sbalzo, utilizzabile anche per eventi all’aperto.

 

La Casa dell’Estonia a Tartu, vista dell’interno

 

Se l’esterno del Museo appare come un edificio basso e allungato che bene si inserisce nel paesaggio circostante, l’interno rivela una inaspettata grandiosità dei suoi spazi. Attraverso il grande atrio a tutta altezza si accede alle due principali esposizioni, la prima dedicata ai popoli ugroffinici (con oltre 200 mila pezzi), la seconda alla cultura estone, con diversi laboratori interni collegati con l’università locale; al suo interno il Museo contiene, inoltre, un cinema, una biblioteca, ristoranti, un auditorium affacciato sul lago.

Il progetto si propone come esempio di un nuovo modo di affrontare il tema dei tetri eventi  di una recente storia, senza cadere nella facile retorica o nell’esaltazione monumentale. Altro esempio interessante di questo approccio light alla storia si trova nella sopra citata città di Narva, dove un altrettanto giovane studio di architetti, in questo caso estoni con sede a Tallinn (Kavavava), ha recentemente completato l’edificio della nuova sede universitaria posta sulla piazza centrale della città, la cui struttura storica è di fatto testimoniata oggi solo dalla presenza del Municipio di epoca barocca.

 

La Nuova Università di Narva, vista dalla piazza

 

Il nuovo edificio riesce a testimoniare la presenza del preesistente edificio della Borsa, risalente alla stessa epoca e demolito durante la II guerra mondiale, attraverso un procedimento di sottrazione, dove la facciata del vecchio edificio viene evocata attraverso il calco in negativo della antica facciata, mentre il suo ingombro volumetrico viene segnato dall’ardito sbalzo della copertura aggettante e dal basamento leggermente rialzato rispetto alla quota della piazza.

 

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:23/02/2017 22:15:24
Ultimo aggiornamento:23/02/2017 22:43:08
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
nel futuro, web magazine di informazione e cultura nel futuro, archivio
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy
yost.technology