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Aggiornato al 13/08/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Steve Henderson (Washington, 1957 - ) - Ambulance in Bad Weather

 

Accanimento terapeutico

di Silvio Hénin

 

Tom si era fermato e si era chinato per allacciarsi una scarpa. In quel pallido pomeriggio di febbraio non c’era molto traffico di mezzi e neppure molti passanti sul marciapiedi. Vi era anche poco rumore, almeno per una grande città come la sua, una strana quiete che induceva alla calma e all’ozio. All’improvviso sentì un lieve fruscio e un’ombra cadde su di lui. Si alzò lentamente, girò lo sguardo e vide un veicolo che accostava e si fermava al suo fianco. Maledette auto elettriche, ti prendono sempre alla sprovvista!

Si trattava di un furgone piuttosto grande, di un bianco abbacinante, rotto solo da una rossa croce dipinta sulla fiancata. Un’ambulanza, realizzò subito Tom. Si guardò attorno per vedere se fosse successo qualcosa, se un passante si fosse sentito male, o se vi fosse stato un incidente, ma non vide nulla di tutto ciò. Intanto, il portellone posteriore del furgone si aprì lentamente e una rampa si stese verso l’asfalto. Due robot, anch’essi asetticamente bianchi e con la croce rossa sul petto, scesero la rampa, trasportando una barella a rotelle e una valigetta metallica.

Tom si fermò a guardare, curioso di sapere cosa sarebbe successo, tanto non aveva fretta, era il suo giorno libero e non sapeva come passare il tempo. Stranamente, i due robot sembravano dirigersi proprio verso di lui. Tom era abituato ad avere a che fare con i robot, ma la loro faccia inespressiva gli provocò, come sempre, una certa apprensione. Questa sensazione peggiorò quando vide che sembravano dirigersi proprio nella sua direzione. Una voce tra il suadente e l’imperioso ruppe il silenzio della strada:

“Cittadino Thomas Tarrant? Codice fiscale THMTRT24F11K302B?”

Tom non capì subito che si trattava del suo nome e del suo codice, ma appena il suo cervello fece i giusti collegamenti rispose con un timido e roco ‘Sì’.

“Siete nato il giorno 11 giugno del 2124?”

“Sì”

“Cittadino Thomas Tarrant, le notifichiamo che da questo momento lei è sotto custodia sanitaria, per il suo stesso bene. Dobbiamo trasportarla presso il più vicino centro medico e ricoverarla per i dovuti accertamenti e le necessarie cure.”

“Cure? Ma quali cure! Io sto bene!” cercò di contestare Tom.

“Forse le sembra così, ma l’algoritmo di diagnosi e prevenzione HyperDoc del Sistema Sanitario ha calcolato che lei ha il 98,85% di probabilità di avere un infarto acuto al miocardio entro la prossima ora.”

“Ma non è possibile. Vi assicuro che sto benissimo. Fatemi un elettrocardiogramma qui e adesso e vedrete voi stessi.”

“L’algoritmo non può sbagliare. Si tratta di una rete neurale profonda di ultima generazione, basata su modelli di Markov e statistica Bayesiana. La previsione del suo infarto è calcolata sulla base dei suoi dati anamnestici, del suo stile di vita e, soprattutto, del suo profilo genetico. Un semplice ECG non può neppure confrontarsi con tale capacità predittiva. Per il suo stesso bene, la preghiamo di seguirci o dovremo costringerla.”

Intanto l’altro robot aveva estroflesso un terzo braccio, all’estremità del quale era comparsa una minacciosa siringa. Nel frattempo, i pochi passanti si erano radunati in un capannello attorno a Tom e ai robot e ognuno diceva la sua.

“Maledetti robot! Sembra che comandino loro!”

“Un giorno ci stermineranno!”

“Ma no, dobbiamo ringraziarli, prima non ce la sognavamo neppure un’assistenza così!”

“Mio cugino mi ha detto che l’amico di un suo amico si è salvato da un brutto male solo grazie a loro.”

“Balle! Mio zio è stato ricoverato due mesi per niente. Poi è morto. Sembra avesse qualcosa alla pancia. Se non l’avessero preso sarebbe ancora qui!”

Tom sapeva che i robot non si sarebbero distratti nemmeno davanti a un’insurrezione popolare. Il loro mandato era prenderlo in consegna e portarlo in ospedale e lo avrebbero fatto a qualunque costo. Nulla poteva fermarli. Ma la paura uccide la mente e così Tom si buttò in una corsa disperata, contando sulla sorpresa. Al primo incrocio svoltò a destra, poi a sinistra, entrò in un tunnel, ne uscì e girò ancora a destra. Si fermò a prendere fiato. I robot sembravano scomparsi e Tom si illuse di avercela fatta, ma non ricordava che il suo orologio trasmetteva costantemente a HyperDoc i suoi parametri clinici in tempo reale: la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, la glicemia, la saturazione d’ossigeno, e altri ancora. Trasmetteva in continuazione anche la sua posizione. Infatti, quasi subito, vide che i robot lo avevano trovato e si stavano avvicinando.

Quando gli sembrò di aver preso fiato e stava per riprendere la fuga, Tom cominciò a sentire un lieve malessere che si trasformò presto in un dolore sordo in mezzo al petto. Poi si diffuse al braccio sinistro, la vista si annebbiò e le gambe cedettero. Sedette per terra e si appoggiò al muro. I robot stavano per raggiungerlo, ma non così in fretta, come ora lui avrebbe voluto. Il dolore peggiorava. Le ultime cose che Tom vide furono lo smalto bianco del viso e il nero ossidiana degli occhi del robot che si chinava su di lui. Fece in tempo a sentire anche la voce della macchina che diceva “Cittadino Tarrant, HyperDoc non sbaglia MAI”, seguita da un perfido sussurro: “Te l’avevo detto”, ma forse era la sua immaginazione. Poi tutto divenne nero e muto.

 

Inserito il:08/04/2020 15:55:47
Ultimo aggiornamento:08/04/2020 16:06:56
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