Aggiornato al 15/03/2026

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Voltaire

Il Tempio di Gerusalemme. Disegno da una stampa antica del XIV secolo

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Due popoli, due Stati - Il Libro Bianco e lo Stato d’Israele

di Vincenzo Rampolla

(seguito)

 

Nel 1939 la Gran Bretagna, a chiusura di 3 anni di guerra civile, nell'impossibilità di creare due stati indipendenti e con continui attentati da parte di gruppi terroristici ebraici, contro i suoi soldati e la popolazione civile e da parte araba, contro i coloni ebrei, produce la versione annuale del Libro Bianco, voluta da Winston Churchill.

Lo scopo è mettere un freno all'immigrazione ebraica, con un massimo di 75.000 coloni nei successivi 5 anni purché assorbibili nel tessuto sociale e economico palestinese, secondo quanto già raccomandato dal Rapporto Shaw del 1929 e dalla Commissione Hope Simpson del 1930; queste avevano individuato nella massiccia immigrazione ebraica, nelle politiche di assegnazione delle terre ai coloni e nella conseguente crescita della disoccupazione tra la popolazione araba preesistente, alcuni dei motivi principali di instabilità sociale della Palestina.

Nel Libro Bianco viene anche evidenziato che gli atti ostili dei gruppi armati arabi contro i coloni ebrei sono da condannare, ma l'ostilità generale della popolazione araba verso quella ebraica, ha un razionale nel timore di mutarsi nel tempo in etnia di minoranza all’interno di una nazione ebraica. Il Regno Unito decide di chiudere il suo Mandato nel 1949 e di istituire un unico stato multietnico dichiarando conclusi gli impegni presi in linea con la dichiarazione di Balfour: i 300.000 immigrati ebraici (con la popolazione ebraica pari a un terzo del totale) e le capacità mostrate dagli ebrei nello sviluppo della loro comunità, erano concretamente una prova di orgoglio per il popolo.

Non mancano le aspirazioni nazionali dei coloni, con la precedente versione del Libro Bianco del 1922 che aveva esplicitamente escluso la possibilità di una Nazione ebraica sul territorio della Palestina. Si ribadiva d’altra parte l’esistenza di una promessa di creare una Nazione Araba, messa a punto negli scambi epistolari del 1915 tra Sir Henry McMahon, in nome del Governatore Britannico e lo Sceicco della Mecca, ma degenerata in un grave malinteso tra le parti, soprattutto per la zona in cui questa Nazione sarebbe sorta, con perentoria esclusione dei territori a ovest del Giordano.

Nel documento appare chiaro che la Palestina è una regione abitata ormai da due popolazioni distinte e parlando della proposta di un unico stato palestinese, si legge: Il Governo di Sua Maestà, come autorità del Mandato, è incaricato di assicurare lo sviluppo di forme di governo autonome in Palestina. Oltre a questo obbligo specifico, il Governo considera contrario allo spirito del funzionamento del Mandato che la popolazione della Palestina rimanga per sempre sotto la tutela del Mandatario. È corretto che la popolazione della Nazione possa il più facilmente possibile godere del diritto all'auto-governo come è esercitato dalla popolazione delle nazioni vicine. Il Governo di Sua Maestà non è in grado di prevedere l'esatta forma costituzionale che prenderà lo stato Palestinese, ma l'obiettivo è l'auto-governo e il desiderio di vedere nascere infine uno Stato Palestinese indipendente. Questo deve essere uno Stato in cui i due popoli della Palestina, Arabi ed Ebrei, condividano l'autorità di Governo in un modo grazie al quale gli interessi essenziali di entrambi siano condivisi.

Commissione ONU per due Popoli, due Stati. Nella seconda guerra mondiale i gruppi ebraici si schierano con gli Alleati, al contrario di molti gruppi arabi che guardano con interesse l'Asse, nella speranza che una vittoria li liberi dalla presenza britannica. Tra questi Amin al-Husseini, Gran Mufti di Gerusalemme, che spinge il reclutamento di musulmani nelle Waffen-SS e nell’ Esercito Regio.

Dopo la seconda guerra mondiale e gli eventi che colpirono la popolazione di origine o religione ebraica le neonate Nazioni Unite si interrogano sul futuro della Regione, nel frattempo sempre più instabile. In quel periodo l'ONU ondeggia insicuro di fronte al grave dilemma: i rifugiati europei scampati alle persecuzioni naziste devono essere ricollegati alla situazione in Palestina? Si va ai voti. Risultati della prima votazione dell'UNSCOP (ONU Special Commission on Palestine):

  • Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, Paesi Bassi, Perù, Svezia, Uruguay votano a favore di una soluzione con due Stati divisi e Gerusalemme sotto controllo internazionale, secondo il piano di spartizione proposto nel 1937 dalla Commissione Peel,
  • India, Iran, Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia votano per un unico Stato federale, secondo quanto previsto dal Libro Bianco,
  • Australia si astiene.

Nella seconda votazione viene anche considerata la situazione economica dei due futuri Stati (A/364, 3 September 1947 - PART I. Plan of partition with economic union justification) e si propone di istituire una moneta comune e una rete di infrastrutture estesa a tutta la Palestina indipendentemente dalle divisioni; si evidenzia anche che agli ebrei sarebbe stata assegnata la parte economicamente più sviluppata comprendente la quasi totalità delle zone di produzione degli agrumi, in cui lavoravano molti produttori arabi e che con un sistema economico comune ai due Stati non era nell'interesse di quello ebraico mantenere quello arabo in una condizione di povertà e di precarietà economica.

Il 30.11.1947, terza votazione in un incontro conclusivo. L’ONUSCOP decide (Risoluzione 181), con voto favorevole di 33 Nazioni, voto contrario di 13, tra cui gli Stati arabi, e astensione di 10, tra cui lo stesso Regno Unito che rifiuta apertamente di seguire le raccomandazioni del piano. Ritiene, in base alle sue precedenti esperienze, che si sarebbe rivelato inaccettabile sia per gli ebrei che per gli arabi la spartizione della Palestina in due Stati, uno arabo e uno ebraico, con il controllo dell'ONU su Gerusalemme. Il Regno Unito richiede la fine del mandato britannico il prima possibile e non oltre il 1º agosto 1948.

La decisione dell’ONU nel 1948 è seguita da un'ondata di violenze senza precedenti che fa precipitare nel caos la Palestina, sia da parte dei gruppi militari e paramilitari sionisti (Haganah, Palmach, Irgun e Banda Stern, che avevano operato anche durante gli anni precedenti), che da parte dei gruppi paramilitari arabi (spalleggiati dalla propaganda di segno opposto di leader politico-religiosi come Hajji Amīn al-Ḥusaynī, Muftī di Gerusalemme).

Proclamazione dello Stato d’Israele.

Fra il 30 novembre 1947 e il 1º febbraio 1948 vengono uccisi 427 arabi, 381 ebrei e 46 britannici e sono feriti 1.035 arabi, 725 ebrei e 135 britannici. Nel solo mese di marzo muoiono 271 ebrei e 257 arabi. Il 14 maggio 1948, contestualmente al ritiro degli ultimi soldati britannici e vigilia della fine del mandato, il Consiglio Nazionale Sionista si riunisce a Tel Aviv, e Davide Ben-Gurion proclama la nascita nella terra di Israele dello Stato d’Israele, col nome di Medinat Israel. Uno dei primi atti del Governo israeliano è abrogare le limitazioni all'immigrazione contenute nel Libro Bianco del 1939. Prime reazioni degli arabi palestinesi è opporsi alla soluzione di due stati (Risoluzione ONU 181) e non proclamare il proprio stato, seguiti dagli Stati arabi che scatenano apertamente le ostilità contro Israele.

(continua)

 

Inserito il:15/03/2026 16:24:19
Ultimo aggiornamento:15/03/2026 17:09:56
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