Aggiornato al 02/05/2026

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Leonardo da Vinci  (1452-1519): La Gioconda (1503-1506)

Clicca qui per ascoltare (In lavorazione)

 

Il sorriso e la fine

di Simonetta Greganti Law

 

Trasformare un quadro d’autore in parole …

 

Sono più di cinquecento anni che la Monna Lisa se ne sta seduta composta, con le mani incrociate e quel mezzo sorriso stampato in faccia, mentre la gente le passa davanti, la esamina, commenta e se ne va.   I suoi occhi restano immobili, fissi a scrutare chi le si para innanzi: turisti entusiasti, gente appassionata d’arte, giovani studiosi e bambini chiassosi, ma anche persone che frettolosamente, col telefonino, cercano di immortalare il suo ritratto, alcuni senza neppure guardarla davvero.  Un’interminabile processione di vite passeggere le sfila davanti mentre lei se ne sta immobile, come una regina, su un trono senza regno.

E lei che data l’età potrebbe anche essere rinominata Nonna Lisa, rimane invece immutata nel tempo, enigmatica e indecifrabile come sempre.  Il suo sorriso non è solo un enigma, è la prova di qualcosa che non passa.

Tutto cambia, si consuma, tutto muore ma lei resta.  E nel suo resistere continua a sorridere come se avesse già visto il tempo vincere su tutto tranne che sull’arte.

A quell’ora tarda, la sala del museo era completamente vuota. 

Uno strano visitatore, senza far rumore, si avvicinò al quadro lo guardò e sorrise.

Un sorriso inquietante, non un sorriso umano. 

“Così sei tu” disse la Morte avvolta nel suo mantello nero, “Ti chiamano immortale e questo mi irrita.   Sei qui da sempre e sorridi come faccio io.  Entrambe con sorrisi impossibili da afferrare”.

La donna del ritratto non rispose né mutò l’espressione del volto che rimase come sempre a suggerire mille possibilità di interpretazione mentre l’altra continuò a parlare: “Ero curiosa di vedere con quanta sfacciataggine ti vantavi di aver fama di eternità, della tua presunzione di superare i secoli, di fronteggiarmi e di umiliarmi.  Il tuo creatore è morto, tu sei solamente sopravvissuta a lui ma ti avverto che cesserai di esistere perché sei fatta di cose destinate a deperire: la tela, il colore, la cornice.  Sono cose concrete che anche se con una durata temporale più lunga della vita umana, prima o poi marciranno e con loro finirai anche tu”.

“Forse” rispose la Gioconda, “Io però vivrò nella memoria, perciò l’arte sarà sempre eterna perché il ricordo, essendo astratto, non potrà mai morire e vincerà la morte.”

La Morte era infastidita per quell’equivoco di scambiare la memoria per eternità e disse: “L’immortalità è un’illusione che detesto.   Tutto ciò che esiste ha un termine”.

“Si - rispose Monna Lisa - ma la mia arte passerà da una vita all’altra e anche se tu ti ostinerai a falciarle continuamente, ci sarà sempre gente che mi ricorderà”.

“Un giorno non resterà più nessuno a guardarti o a celebrarti - ribadì la Signora del Tempo - nessuno si domanderà più cosa significa il tuo sorriso”.

“Non ti converrà - rispose l’immagine sulla tela - se non ci sarà più alcun essere vivente e tu non avrai più nessuno da portare via, perderai il tuo ruolo, non potrai più esistere neppure tu.  L’Arte è vita e se farai sparire anche questa sparirai tu stessa perché la morte non può esistere senza la vita”.

Questo significava che se l’arte si fosse spenta perché senza occhi umani pronti a guardarla e a ricordarla anche la morte avrebbe perso il suo potere perché senza più vite da mietere.  Quindi se ciò che sembra eterno come l’arte un giorno dovesse sparire, anche le certezze assolute come la morte diverrebbero un nulla senza la vita.

La Morte pensierosa si ritirò nell’ombra e comprese che l’Arte avrebbe dovuto esistere per sempre.

 

Inserito il:02/05/2026 10:54:56
Ultimo aggiornamento:02/05/2026 11:00:23
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