Aggiornato al 17/03/2026

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Voltaire

Il Tempio di Gerusalemme. Disegno da una stampa antica del XIV secolo

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Due popoli, due Stati - Dal 1948 ai giorni d’oggi

di Vincenzo Rampolla

(seguito)

La prima guerra arabo-israeliana. In un cablogramma del 15 maggio 1948, l’ufficiale del Segretario Generale della Lega degli Stati Arabi comunica al suo omologo dell'ONU che gli Stati arabi pubblicamente dichiarano il loro intento di creare uno Stato unitario di Palestina invece dei due Stati, uno ebraico e l'altro arabo, previsti dal piano dell'ONU. Gli Stati reclamano che il piano ONU non ha validità perché a esso la maggioranza degli arabi palestinesi è contraria e confermano che l'assenza di un'autorità legale impone un intervento per proteggere le vite e le proprietà arabe. Truppe regolari di Egitto, Transgiordania, Siria, Libano e Iraq entrano nel territorio dell’ex Mandato britannico da più fronti e danno inizio alla 1ª guerra arabo israeliana, nata per ristabilire l’ordine.

Israele. USA e URSS condannano l'ingresso degli Stati in Palestina, aggressione illegittima. Il Segretario Generale dell'ONU, Trygve Lie, lo squalifica come prima aggressione armata che il mondo abbia mai visto dalla fine della seconda guerra mondiale.

Il 26.5.1948, le Forze di Difesa Israeliane (FDI) vengono istituite ufficialmente e i gruppi armati dell'Haganah, il Palmach ed Etzel sono ufficialmente integrati nell'esercito del nuovo Stato ebraico.

L'ONU proclama una tregua il 29 maggio e entra in vigore l'11 giugno con durata di 28 giorni. Un embargo di armi è dichiarato con il proposito che nessuna delle parti possa trarne vantaggi.

Il mediatore delle Nazioni Unite, lo svedese conte Folke Bernadotte, presenta pubblicamente un nuovo Piano di partizione che avrebbe assegnato agli ebrei la Galilea (regione più settentrionale della Palestina), agli arabi il Negev (regione più meridionale) e che avrebbe concesso ai profughi di fare ritorno in patria. Entrambe le parti respingono il Piano e i leader del gruppo terroristico Banda Stern assassinano Bernadotte insieme al col. A. Serot.

Nel 1949 Israele firma armistizi separati con l'Egitto il 24 febbraio, col Libano il 23 marzo, con la Transgiordania il 3 aprile e con la Siria il 20 luglio. Israele è in grado di tracciare in generale i suoi confini, comprendenti il 78% della Palestina mandataria, circa il 50% in più di quanto le concedeva il Piano di partizione dell'ONU. Tali linee di cessate il fuoco più tardi sono designate come la Green Line, Linea Verde. La Striscia di Gaza è occupata dall’ Egitto e la Cisgiordania dalla Giordania, impedendo la formazione di uno stato arabo palestinese.

L’ONU ha stimato che 711.000 palestinesi, metà della popolazione araba della Palestina dell'epoca, fuggirono, emigrarono o furono allontanati con le violenze durante il conflitto dei mesi precedenti, evento noto come Nakba (Catastrofe). Numerosi palestinesi continuano a credere che gli eserciti arabi avrebbero avuto la meglio e affermano di voler tornare nelle loro terre d'origine, una volta vinta la guerra contro il neonato Stato d’Israele.

I 10.000 ebrei risiedenti nella zona della Palestina assegnata al territorio arabo sono costretti ad abbandonare i loro insediamenti, alcuni datati prima della Dichiarazione di Balfur e gli ebrei che vivevano nei Paesi e nei territori arabi, circa 758.000 - 866.000 lasciano o sono obbligati a lasciare i luoghi natali, per l'insorgere di sentimenti anti-ebraici; 600.000 emigrarono in Israele e 300.000 cercano rifugio in vari Paesi occidentali, la Francia in testa.

Dalla Risoluzione 194 dell'ONU (A/RES/194 III-11 dicembre 1948) si legge: […] Dichiara che i rifugiati che hanno volontà di tornare alle loro case e vivere in pace con i loro vicini dovrebbero essere in condizione di farlo il prima possibile e che deve essere pagata una compensazione per coloro che decideranno di non tornare, per rimborsarli della perdita delle proprietà o per i danni alle stesse di cui, secondo i principi della legge internazionale o secondo equità, devono essere indennizzati dal Governo o dalle Autorità responsabili.

A chiusura del conflitto, Israele approva una legge che permette ai rifugiati palestinesi di ristabilirsi in Israele a condizione di firmare una dichiarazione di rinuncia alla violenza, giurare fedeltà allo Stato di Israele e diventare pacifici e produttivi cittadini. Nel corso dei decenni grazie a questa legge oltre 150.000 rifugiati a pieno titolo hanno potuto far ritorno in Israele come cittadini.

La guerra dei 6 giorni. Considerando secondo conflitto la crisi di Suez o guerra del 1956, con la nazionalizzazione del canale di Suez da parte del Presidente egiziano Nasser. Quella dei 6 giorni ha inizio il 5 giugno 1967 e si annovera nella storia del conflitto arabo- israeliano come il terzo scontro militare. Fu combattuta da Israele contro Egitto, Siria, e Giordania.

Iraq, Arabia Saudita, Kuwait e Algeria appoggiarono con truppe e armi la fazione dei paesi arabi. Il conflitto si risolse in pochi giorni (10 giugno) a favore di Israele che occupò i territori palestinesi: Striscia di Gaza, Cisgiordania, Gerusalemme est, Sinai e Alture del Golan ridefinendo drasticamente la geopolitica medio orientale e inasprendo il conflitto palestinese. L'esito della guerra influenza ancora oggi la situazione geopolitica del vicino oriente.

I confini che dovrebbe avere questo Stato nascituro non sono condivisi: è opinione comune (inclusa nella risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza dell’ONU adottata il 23 dicembre 2016) che Israele dovrebbe tornare all'interno dei suoi confini precedenti la guerra dei sei giorni del 1967, cioè restituire ai Palestinesi le regioni di Giudea e Samaria, o Cisgiordania (West Bank) in cambio di un suo riconoscimento che ne garantisca la sicurezza (la cosiddetta Linea Verde).

Adesione della Palestina all’ONU. Gli arabi palestinesi rivendicano Gerusalemme Est al-Quds (la Santa) la capitale de jure dello Stato della Palestina, tuttora inesistente sul piano geografico e giuridico mentre la città di Rāmallāh è de facto la capitale amministrativa e il Quartiere Generale palestinese. L’intera città di Gerusalemme è considerata da Israele la propria capitale che non viene mai citata nel Corano. Nonostante la cronica situazione di precarietà e di conflitto con lo Stato d'Israele, il 31 ottobre 2011 la Conferenza Generale dell'UNESCO ha votato a favore dell'adesione della Palestina come membro a pieno titolo dell'ONU con mansioni di educazione, scienza e cultura. La decisione è stata votata a maggioranza, sufficienti almeno 2/3 dell'Assemblea, composta sino a oggi da 193 membri: 107 consensi e 14 voti contrari. Tra le Nazioni che hanno votato contro, oltre agli Usa, la Germania e il Canada. L'Italia e il Regno Unito si sono astenuti, mentre Francia, Cina e India hanno votato a favore, insieme alla quasi totalità dei Paesi arabi, africani e latino-americani. A maggio 2024 Spagna, Norvegia e Irlanda hanno riconosciuto lo Stato palestinese, dopo che la Santa Sede ha fatto da apripista.  Il 21 settembre 2025 anche Canada, Australia, Regno Unito, Portogallo e poi il 22 Francia, Belgio, Lussemburgo, Principato di Monaco, Malta e Andorra hanno riconosciuto lo Stato palestinese.

Il Governo della Palestina. Mahmoud Abbas (Abu Mazen), successore di Y.Arafat, ricopre dal 2005 le cariche di Presidente dello Stato della Palestina, di Primo Ministro del Governo dell’ANP (Autorità Nazionale Palestinese) e dell’OLP (Organizzazione Liberazione Palestina). Nonostante la sua sovranità sia limitata dall’occupazione e dal controllo israeliano in Cisgiordania, Abu Mazen punta al Governo della striscia di Gaza al termine del perenne conflitto con Hamas, movimento islamista radicale. Originato nel 1987 dalla Prima Intifada, domina la Striscia di Gaza, ricusa Israele e mira alla creazione di uno stato islamico palestinese. L’esercizio del Governo in Cisgiordania è congiunto con Al-Fatah, gruppo palestinese nazionalista, acceso rivale di Hamas, laico, che riconosce Israele e punta alla diplomazia.

Abu Mazen, novantenne, oggi fortemente screditato, interviene all’Assemblea Generale dell’ONU ma a distanza, per via dei visti revocati da Trump. Ha affrontato accuse di corruzione e nepotismo, critiche relative alla gestione del potere e delle risorse con scandali interni, sollevando dubbi sulla trasparenza e la gestione dei finanziamenti ricevuti dagli Usa e dalla Lega Araba. Senza contare immobili e altri valori, numerosi sono i conti aperti in Svizzera e altri paradisi fiscali per un totale non inferiore a $200 Milioni, usando il passaporto diplomatico del figlio Yasser Abbas danaroso businessman palestino-canadese.

Colpo di mano dell’ANP all’ONU. Il 4 marzo 2026, l’ANP ha ritirato la candidatura per diventare Presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU presentata da 22 Stati membri della Lega degli Stati Arabi. L’ambasciatore d’Israele presso l’ONU ha accolto positivamente il gesto diplomatico definendo tale candidatura: Ennesimo tentativo di trasformare l’Assemblea Generale dell’ONU in un circo politico contro Israele.

Gli abitanti in Israele e Palestina. Secondo il Israel's Central Bureau of Statistics, nel 2025 Israele e territori palestinesi superano 15 M di abitanti: 9.7 M in Israele con 2 M arabi israeliani, 73-74% ebrei, 18,5% arabi e 5-6% di cristiani, drusi e altri gruppi e 5.5 M in Cisgiordania e Gaza. Tra gli ebrei 68% è nato in Israele, israeliani di seconda o terza generazione, 22% proviene dall'Europa o dalle Americhe mentre 10% proviene dall'Asia e dall'Africa, inclusi gli originari da nazioni Arabe.

 (Consultazione: Internet Archive 1945. Sito ONU; Libro Bianco 1922 W.Churchill  yale.edu 1922- 1939; Palestina, Enciclopedia Britannica; Palestine Mandate, yale.edu; Jewish virtual Library 1948; The population of Palestine NY – Columbia University press;)

(Continua)

 

Inserito il:17/03/2026 15:52:26
Ultimo aggiornamento:17/03/2026 18:32:54
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