In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 13/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Bob Orsillo (Lewistone, Maine, USA - ) - World Factory

 

Pubblichiamo con grande piacere il prologo del racconto distopico di Camilla Accornero che si svilupperà in sei capitoli, più un prologo appunto ed un epilogo. Al prologo fa già seguito il primo capitolo.

 

“La costruzione della Società di Massa” - Racconto distopico

di Camilla Accornero

 

In una società controllata, in cui il valore della condivisione viene esaltato solo in virtù della sua capacità di svilire l’importanza della privacy e della sfera privata, in cui tutti tendono alla massificazione, non c’è spazio per chi ancora rimane fedele al pensiero critico. Coloro sono gli OSSERVATORI: uomini e donne che rivendicano l’importanza dell’individualità, esaltano le differenze e la diversità quali caratteristiche capaci di celebrare la poliedricità del mondo, invocano la necessità di non aderire acriticamente al mainstream dominante, bensì di pensare con la propria mente e non con la mente della massa.

Loro malgrado, gli Osservatori restano una voce fuori campo, un brusio indistinto; ignorabile seppur fastidioso. Per tale ragione, nella lotta spregiudicata contro il potere autocratico della LOBBY a capo della “Società dell’Immagine”, sono usciti sconfitti, costretti a diventare un tutt’uno con la MASSA.

Uniformità e omologazione: questi i precetti alla base della nuova Società Distopica.

 

PROLOGO

Gli Osservatori si aggiravano silenziosi tra le vie della Società dell’Immagine, immergendosi nella giungla urbana per studiarne i comportamenti. Al pari di scienziati intenti a contemplare con attenzione maniacale lo sviluppo di un curioso esperimento, annotavano sui loro taccuini, custoditi come preziose reliquie, ogni singolo dettaglio che potesse dare loro un suggerimento capace di spiegare come fosse stato possibile che cotante persone avessero accettato, quasi con totale passività, un intero complesso di idee, avulse dalla tradizione, e avessero sposato l’ideologia derivante con il più clamoroso esempio di spirito acritico. E più osservavano la Massa, più si rendevano conto che le fazioni che un tempo l’avevano divisa, tutte quelle voci che avevano dapprincipio tentato di opporsi all’ideologia che sibillina era stata introdotta da una minoranza, -ingenuamente convinta di esserne la genitrice-, erano state amalgamate alla perfezione. Tutti avevano accettato o, per essere precisi, erano stati indotti ad accettare in toto la nuova ideologia. Cosicché la Lobby, dopo un travagliato percorso costruito su precise tappe programmate, era riuscita a celebrare lo sposalizio tra la nuova ideologia, -atta a demolire le norme etiche e morali vigenti nella Società dell’Immagine-, e la Massa, in virtù della promessa secondo la quale la Nuova Società sarebbe stata migliore.

Il tutto in nome di un principio tanto allettante quanto ingannevole.

La peculiarità degli Osservatori risiedeva, invero, nel potersi attribuire caratteristiche peculiari tanto della Lobby quanto della Massa. Infatti, al pari della prima, essi godevano del privilegio, -sebbene non si potesse considerare tale per misurare la qualità della vita-, di conservare un punto di vista esterno al sistema, una prospettiva tale da poter individuare persino le trame ordite dell’élite di manipolatori; viceversa, esattamente come la Massa, erano incapaci di arrestare l’avanzata della nuova etica nonché la sua conseguente imposizione. Nel “purgatorio” nel quale erano costretti a incedere, gli Osservatori finivano con l’essere sbeffeggiati dalla Lobby, che si crogiolava nell’autoelogio assistendo ai tanto infruttuosi quanto patetici tentativi di boicottaggio, ed essere tacciati dalla Massa come discriminatori, oppositori e vessati con l’attribuzione di epiteti ripresi anacronisticamente dalla storia passata. Alcuni di loro, avrebbero preferito, in verità, omologarsi alla Massa, ricadere nell’uniformità e lasciarsi inglobare dal movimento fluido e composito degli individui succubi del sistema, poiché questi ultimi, nella loro ignoranza, nonché assoluta accettazione della guida della Lobby, deificata quale paladina della libertà, vivevano serenamente la loro esistenza, inconsapevoli di essere marionette lasciate alla mercé di infimi giochi di potere.

L’involuzione della Società dell’Immagine nella sua versione Distopica, che sarebbe stata denominata dalla Lobby Società di Massa solamente a processo ultimato, era stata lenta e graduale, tanto da non essere neppure avvertita in principio. Non a caso, solo a seguito di decenni di incubazione, in cui erano state create le condizioni e spianato il terreno per far attecchire la nuova ideologia, la Lobby aveva deciso di rendere operativo il meccanismo che avrebbe dato avvio alla fase finale: la più aggressiva e visibile; quella che non sarebbe passata inosservata.

Se esisteva un merito da poter attribuire alla Lobby, esso risiedeva, senza dubbio alcuno, nell’abilità di aver agito con prudenza, aver intuito la necessità che i tempi divenissero maturi e poi naturalmente aver saputo raggirare, manipolare e sottomettere spontaneamente al proprio volere migliaia e migliaia di menti. Grazie a tale approccio aveva massicciamente ridotto le possibilità di essere scoperta, o quantomeno aveva ritardato il momento in cui qualcuno se ne sarebbe reso conto. Giustappunto, la più gravosa limitazione dell’azione degli Osservatori era stata proprio la tempistica con la quale erano riusciti a disvelare i piani dei plutocrati: i fini, le dinamiche e i meccanismi messi in atto. Nel momento in cui avevano appurato di non essere altro che le pedine di una partita a scacchi, il cui sacrificio sarebbe stato più che accettabile se utile ad una vittoria, era già troppo tardi. Malgrado il processo di trasformazione della società non si fosse ancora concluso, era in uno stato di avanzamento tale da far risultare ogni accusa mossa contro la Lobby come una pretestuosa illazione e infruttuoso ogni tentativo di far rinsavire la Massa, già completamente succube delle nuove dinamiche del sistema.

Su cosa potevano ancora fare affidamento gli Osservatori per contrastare una Lobby appoggiata dalla più fervente élite dei “Poteri Forti” ? Quale influenza avrebbero potuto esercitare una manciata di individui, che per un caso fortuito non si erano ritrovati soggiogati, contro la più efficiente fabbrica della manipolazione mai esistita?

La Lobby non aveva agito sulla scia di fanatici ed esaltati leader politici, bensì aveva studiato un piano d’azione affiancata da alcune delle menti più brillanti del panorama economico, veri e propri magnati dell’alta finanza, affinando le tecniche del controllo sociale e acquisendo la capacità di orientare a proprio piacimento le scelte del pubblico, pur lasciandolo nella convinzione di essere in pieno possesso del libero arbitrio. Ogni informazione, per poter essere considerata fruibile, veniva minuziosamente controllata dagli alti burocrati fedeli all’élite e, se necessario, opportunamente modificata: nulla poteva essere lasciato al caso. Persino dietro agli slogan delle pubblicità si nascondevano, oltre ai presumibili interessi delle multinazionali, messaggi politici subliminali, che entravano passivamente nella vita quotidiana di ogni normale cittadino.

I cambiamenti sociali e culturali non erano altro che la somma di anni e anni di intrighi, atti a raggiungere il fine prefissato: un popolo di tanti “io”, singolarmente indistinguibili all’interno dell’agglomerato unitario di cui erano compartecipi, educati a un ideale, al suo rispetto, ottenuto e perpetuato tramite un consenso diffuso. I desideri degli individui venivano conculcati, soppressi o trasformati a seconda delle esigenze dell’élite. Il ricatto attualizzato sarebbe stato efficace sino a quando la popolazione fosse rimasta sotto il giogo dell’ignoranza, creata a dovere attraverso la disinformazione e l’ambigua veridicità delle notizie propagandate.

Nessuno sarebbe stato capace di contrastare un tale sistema. E, di fatto, chi ci aveva provato, si era ritrovato a dover fare i conti con il proprio fallimento.

L’alterazione programmatica della Società dell’Immagine aveva, infine, avuto luogo, e sotto lo sguardo impotente degli Osservatori era divenuta la tanto auspicata Società di Massa, asservita alle logiche consumistiche di mercato dirette dalle multinazionali, nonché dal sistema bancario e finanziario.

L’unica consolazione, per quanto amara e meramente inutile per sovvertire la nuova realtà costituita, era tramandare ai posteri, a chiunque fosse stato disposto a leggere una storia “altra” rispetto a quella che la Lobby avrebbe diffuso, quale fosse stata la genesi di quella artificiosa società, quale ruolo avesse giocato la pervasività di un’ideologia, quali fossero state le tappe del macchinoso piano ordito: dal suo concepimento sino alla sua attuazione.

Forse non sarebbe valso a cambiare la situazione, forse gli eredi di quelle conoscenze avrebbero avuto più fortuna degli Osservatori.

(Continua)

 

Inserito il:14/07/2019 19:38:59
Ultimo aggiornamento:14/07/2019 22:22:57
Condividi su
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology