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Aggiornato al 06/06/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Crocifissione - Russia Scuola di Palech - inizio XIX sec.- cm 65,2 x 43,5

 

“L’Antropologia cristiana e l’Arte” - 1

di Giovanni Boschetti

 

La teologia non rientra nei concetti astratti, come la filosofia; il suo oggetto è l’insieme di fatti concreti, i dati della rivelazione, eventi che trascendono i mezzi dellespressione umana.

Liconografia si trova nella medesima situazione, di fronte agli stessi fatti. Poiché la rivelazione cristiana trascende sia le parole che le immagini, nessuna espressione verbale o pittorica può, come tale, esprimere Dio, offrire di Lui una conoscenza adeguata, immediata. In questo senso luna e laltra sono sempre ‘in scacco’, perché devono trasmettere linintelligibile mediante lintelligibile, il non-rappresentabile mediante il rappresentabile; devono esprimere nel Creato ciò che lo supera, ciò che è di unaltra natura. Ma la loro grandezza consiste proprio nel fatto che la teologia e lIcona giungono ai vertici delle possibilità umane e si rivelano inadeguate. Dio stesso non si rivela forse mediante la Croce, ‘scacco’ supremo? È proprio attraverso questo ‘fallimento’ che la teologia e lIcona sono chiamate a testimoniare Dio, a rendere percepibile la presenza Divina, quella presenza che nella sua realtà diviene accessibile nellesperienza della santità.

In questambito, nella teologia e nellarte sacra, si registrano due eresie di segno opposto. La prima eresia è lumanizzazione (immanentizzazione), labbassamento della trascendenza Divina al livello della nostra comprensione umana.

Lepoca del Rinascimento può fungere da esempio per larte; per la teologia, un esempio può essere il razionalismo che riduce le verità divine a livello della filosofia umana. Sono una teologia e unarte che non «falliscono» mai. Qui troviamo unarte bella, ma che circoscrive lumanità di Cristo e non mostra in alcun modo il Dio-Uomo.

Laltra eresia è la capitolazione incondizionata dinanzi allo ‘scacco’, la negazione di qualsiasi possibilità di espressione, che nellarte si manifesta come iconoclasmo, rifiuto dellimmanenza della Divinità, ossia della stessa incarnazione; nella teologia diventa fideismo. La prima eresia produce unarte empia e un pensiero empio, nella seconda eresia lempietà è dissimulata sotto il velo di una apparente pietà.

Queste due posizioni, opposte nelle loro manifestazioni, hanno come punto di partenza gli stessi presupposti antropologici.

Nella prospettiva patristica orientale, la comunione con la vita divina è ciò che permette alluomo di essere tale, non solo nel compimento finale, ma fin dal momento della sua creazione e in ogni istante della vita; al contrario, la teologia occidentale considera tradizionalmente, come dimostrato, che latto della creazione suppone che luomo non solo abbia una natura diversa da quella di Dio, ma che lesistenza donatagli sia, in quanto tale, autonoma; la visione di Dio può essere il fine dellesperienza individuale di qualche mistico”, ma non è la condizione della vera umanità delluomo.

Ecco due concezioni radicalmente differenti del destino delluomo, della sua vita e della sua creazione; da una parte c’è lantropologia ortodossa concepita come perfezionamento da parte delluomo della sua somiglianza con Dio, somiglianza manifestata esistenzialmente, in modo creativo e vivente, che determina di conseguenza il contenuto dellimmagine ortodossa. Dallaltra parte c’è lantropologia delle confessioni occidentali che afferma lautonomia delluomo rispetto a Dio: luomo è sì creato a immagine di Dio ma, essendo autonomo, non corrisponde al suo Prototipo. Di qui lincremento dellumanesimo con la sua antropologia indipendente dalla Chiesa e scristianizzata, in cui luomo si distingue dalle altre creature solo allinterno di categorie naturali, come ‘animale ragionevole’, ‘sociale’ ecc. L’errore tragico della modernità non è stato quello di rivalutare l'uomo, ma aver riabilitato l'uomo senza Dio e contro Dio.

Per quanto concerne la creazione artistica, già i Libri Carolini, in contraddizione col Settimo Concilio Ecumenico, la scindono dallesperienza cattolica della Chiesa, la considerano come autonoma e in tal modo ne determinano il futuro sviluppo. A differenza del Concilio, per i teologi di Carlo Magno era assolutamente inconcepibile, e dunque inaccettabile, ravvisare nellIcona una via di salvezza equivalente alla parola evangelica.

Se nel XII e in parte anche nel XIII secolo limmagine occidentale manteneva un certo legame con lantropologia cristiana, una lenta decadenza conduce larte a staccarsi progressivamente e definitivamente da essa. Proclamandosi autonoma, questarte si limita ad esprimere ciò che non supera le facoltà naturali delluomo.

Da quando non c’è più lirruzione dellincreato nella creatura, la Grazia, in quanto effetto creato, non può far altro che migliorare le facoltà naturali umane. Quello che il cristianesimo aveva, sin dal principio, rigettato dalla sua arte – una rappresentazione illusoria del mondo visibile – diventa lo scopo da perseguire. Dal momento che lirrappresentabile viene concepito con le stesse categorie del rappresentabile, il linguaggio del realismo simbolico scompare e la trascendenza Divina degradata al livello delle nozioni della vita corrente. Il messaggio cristiano è minimizzato, adattato al pensiero umano. Cedendo alla tentazione della ‘riuscita’ (il contrario del ‘fallimento’), nel periodo del Rinascimento limitazione della vita invade larte. Con linfatuazione per lantichità, al posto della trasfigurazione del corpo umano si insedia il culto della carne. La dottrina cristiana dei rapporti tra Dio e luomo si avvia in una direzione sbagliata e lantropologia cristiana viene corrosa; viene soppressa la prospettiva escatologica della cooperazione delluomo con Dio. Nella misura in cui lumano si insedia nellarte, Dio se ne allontana, tutto si rimpicciolisce e si profana, ciò che era strumento di adorazione diventa oggetto di idolatria; ciò che era una rivelazione si accontenta dessere unillusione, il segno del sacro si cancella, lopera darte non è più che un mezzo di godimento e di conforto; luomo incontra se stesso e adora se stesso nella propria arte. Allimmagine della rivelazione si sostituisce ‘limmagine di questo mondo che passa’. E la menzogna dellimitazione della natura non consiste solo nel sostituire limmagine tradizionale con una finzione, ma anche nel mantenere i soggetti religiosi sfumando i contorni che separano il visibile dallinvisibile; così la distinzione reciproca scompare, sino a negare lesistenza stessa di un mondo spirituale. Limmagine perde il suo significato cristiano, il che si risolve in definitiva nel suo ripudio, in un iconoclasmo dichiarato. “Così viene giustificato liconoclasmo della Riforma. Giustificato e relativizzato: perché non riguarda la vera Arte Sacra, ma la sua degenerazione nellOccidente medievale”.

 

(continua)

 

Inserito il:12/05/2020 19:01:52
Ultimo aggiornamento:15/05/2020 18:12:58
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