Aggiornato al 08/08/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Andriy Bludov (Ukraina, 1962) -Tandem (2010)

 

Scrivere in tandem - L’incontro fortuito

di Verlucca e Cortese

 

Caro Giorgio,

Esaurito il nostro racconto sull’analfabetismo di ritorno, che sta circolando nel web magazine dell’Associazione culturale Nelfuturo con giudizi persino troppo generosi, pare ci corra l’obbligo di riprendere la penna in mano per dire cose che non so da che parte possano iniziare; ma, ringraziando per i plausi assolutamente immeritati (perché a caval donato non si guarda in bocca…), è giocoforza decidere se vogliamo o meno correre un altro rischio, senza tra l’altro sapere da che parte si possa iniziare un discorso a parvenza seria.

Nel momento in cui sto cercando argomenti adeguati sui quali intrattenermi, io mi trovo con Covid 19 addosso, confermato da un tampone appena eseguito: so che deve finire e aspetto fiducioso lo svolgimento dei fatti. Il bello è che sono altri a ritenere che noi non si possa arrestare il percorso appena arrivati al primo traguardo, in quanto sembra che esistano possibilità di proseguire lungo il cammino che porta a risultati ancora probabilmente accettabili.

Il titolo del nostro racconto sarà perciò Scrivere in tandem, nel senso che saremo autori della stessa opera, per la quale tu, Giorgio, metterai a disposizione le tue ricerche o le tue affermazioni, e io trasformerò il tuo testo in argomenti leggibili, possibilmente gradevoli; e saremo perciò chiamati in causa entrambi per gestire un racconto che deve, in prima istanza, soddisfare noi, e poi non dispiacere ai lettori di nel futuro, sempre molto disponibili a cercare qualcosa di nuovo.

Ecco nel frattempo cosa mi hai inviato con il titolo: L’incontro fortuito, per accennare all’inizio della nostra conoscenza passata.

 

Caro Cesare,

ci siamo incontrati in maniera fortuita. Sì, per caso, come l’etimo della parola latina fors, ci siamo incontrati senza una ragione apparente. Mi ricordo che ti avevo inviato sui social una dedica per gli auguri di compleanno; personalmente faccio sempre gli auguri di buon compleanno a persone note, che periodicamente cambio, perché amo, sì, fare gli auguri, ma altresì di riceverli.

Allora non sapevo chi tu fossi; avevo letto che eri un editore importante e con tanta esperienza, ma non pensavo neppure lontanamente di poterti incontrare e men che meno di poter entrare in rapporto con te. Questi auguri ti avevano però fatto piacere e ci eravamo scambiate un po’ di mail senza lasciar trascorrere mesi dall’una all’altra: grave errore il tuo, perché in seguito hai scoperto la mia passione, a volte compulsiva, di scrivere sempre, tanto e anche in maniera disordinata, su tutto, su troppo.

Mi hai colpito molto, quando mi hai scritto: “Se continui a seppellirmi sotto le tonnellate di carte corro il rischio d’annegare”, ed io mi sono spaventato e prontamente ripromesso di scriverti di meno: promessa che non ho comunque mantenuta.

Il fatto si è, caro Giorgio, che non so come io fossi finito in una tua lista di persone alle quali inviavi quantità industriali di testi sui più svariati argomenti, pieni di informazioni le più disparate o disperate, scritte onestamente tra l’illeggibile e l’incomprensibile.

Io ero da poco entrato in nelfuturo.com, dove avevo trovato persone affettuose e molto preparate, e m’aveva punto vaghezza la prospettiva di proporre, tu quoque, a entrare nell’associazione.

Avevi accettato di buon grado il mio consiglio, ma io non potevo certo consentirti di inviare, su mia indicazione, testi meno che perfetti, e mi ero perciò candidato di sottoporre i tuoi scritti a una seria collazione prima dell’invio; è così che sono iniziati i tuoi invii, che poi sono stati registrati come di Giorgio Cortese con Cesare Verlucca. Tu mi scrivi che forse ho anche letto cosa pubblicano i giornali locali, sia su formato cartaceo che online e ne è nato tra di noi uno scambio di informazioni.

Ci siamo parlati anche di persona, grazie della tua ospitalità quando mi hai invitato a venirti a trovare a Ivrea in via San Nazario 42, nell’ufficio di Hever Edizioni, la Casa editrice di tua figlia Helena e abbiamo parlato dell’Analfabetismo di ritorno, adesso ultimato e in circolazione nel web magazine di Nelfuturo.com in corso, e poi abbiamo discusso dei linguaggi stravaganti dei paesi circostanti, che non sono affatto piemontesizzabili, nel senso che tra due paesi vicini, ognuno ha i suoi modi di dire che non si riesce a trasformare in piemontese reciproco, che tra l’altro è una lingua regionale e non un dialetto.

Così continui le tue affermazioni: «Mi ha colpito il tuo ottimismo e la voglia di giocare con le parole nel prendere in considerazione le varie ipotesi, perché ci sarebbe veramente da giocarvi intorno, cantando allegri come al tempo della lontanissima infanzia. Mi ha sorpreso altresì, quando hai affermato «Sempre che non m’arresti prima dell’ultimo traguardo. Perché è questo che mi pesa di più, ci sarebbero tante cose da fare; ed io ho più idee in testa che tempo per sfruttarle e questo è un handicap che non porta a nessun traguardo».

E sì, caro Cesare, incontrandoti di persona ho vinto il mio terno al lotto sulla ruota di Favria, e mi sei piaciuto quanto mi scrivesti dopo l’incontro: “Bisogna sempre avere fiducia in quello che può portarti una giornata di sole alle soglie di una prossima primavera”.

Ti avevo risposto che, con oltre mezzo secolo di editoria, avevo fato diventare autori persone che sostenevano di non essere in grado di riempire una pagina che trattasse di alcunché: e molti di loro sono arrivati al primo volume, poi al secondo, e via via fino a parecchi volumi e altri in cantiere.

Autori si diventa; famosi è un po’ più difficile.

Questo mi induce a farti una confidenza: stai diventando autore a tutte lettere anche tu, e mica per merito mio, ma perché ti sei abituato a guardarti attorno e ad arrivare lontano. C’è ancora qualcosa che posso fare, se me lo consenti, per darti un’ulteriore mano: chi mi conosce sa che sono un fanatico della lingua italiana, quella nata come dolce stil novo a Bologna e sviluppatasi a Firenze tra il 1280 e il 1310; ma sono altresì un feroce utilizzatore della punteggiatura che purtroppo è parecchio disattesa anche da parte di scrittori di rilievo, o considerati tali.

Grazie Cesare dell’aiuto che mi hai dato, per qualcuno possono essere scambiate per bagatelle, al massimo mascherate da quisquiglie o carabattole, ma uno scrittore che si rispetti dovrebbe farci la stessa attenzione che destina ai congiuntivi più vigliacchi.

Nella vita ci sono incontri che restano nella storia e cambiano il corso degli eventi.

E adesso insieme percorriamo in tandem i saliscendi delle frasi, passando tra le parole e giocando con loro.

 

Inserito il:13/05/2022 18:06:20
Ultimo aggiornamento:13/05/2022 18:16:51
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