Aggiornato al 29/08/2025

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Voltaire

 

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La questione ebraica (1) - Storia d’Israele e della Palestina - Le origini

di Mauro Lanzi

 

Questa serie di articoli è stata ovviamente suggerita dai fatti recentemente accaduti in Palestina. Devo premettere alla mia esposizione che il mio proposito non è dare risposte chiare e definitive ai tanti interrogativi che tutti ci siamo posti in questi mesi, forse queste risposte non esistono neppure, almeno ora; il mio obiettivo è quindi di ricostruire la storia del popolo ebraico e, in parte, del popolo palestinese per spiegare, per quanto possibile, i motivi ed il percorso attraverso il quale si è arrivati a questa situazione.

Le ragioni del conflitto tra israeliani e palestinesi sono in realtà abbastanza semplici, ci sono due popoli che rivendicano la stessa terra, gli ebrei perché sostengono che questo è il luogo di nascita ed affermazione del popolo ebreo, i palestinesi viceversa sostengono di essere stati presenti lì prima degli ebrei; c’è qualcosa di vero in entrambe le tesi, ma il paradosso è che arabi ed ebrei sono popoli fratelli, non solo etnicamente (sono entrambi popoli semiti), anche secondo il racconto biblico, perché discendono da due diversi figli di Abramo. 

Ma allora, se questo è vero e certamente in qualche misura lo è, come si è potuto giungere alla presente situazione ed, ancora, perché le vicende di una zona del mondo, tutto sommato assai piccola, hanno sempre attirato, ancora una volta oggi, l’attenzione internazionale su Israele e sulla questione ebraica; si attaglia a questa situazione il detto di uno storico, cioè questo è un territorio che ha prodotto nei secoli, ma anche oggi, più storia di quanta fosse possibile consumarne in loco; ancora ai giorni nostri tutto il mondo, o quasi, è profondamente coinvolto nelle vicende di questa zona, malgrado le sue esigue dimensioni.

Vediamo allora qualche numero, per renderci conto della realtà di cui stiamo parlando; lo stato d’Israele occupa una superficie di 22.000 Kmq, più o meno come l’Emilia Romagna, ed ha una popolazione di 9,6 milioni di abitanti, più o meno come la città di New York; i palestinesi residenti nei territori occupati sono compresi tra i 3 ed i 3,6 milioni. La striscia di Gaza, per cui tanto si è combattuto negli ultimi mesi occupa 360 kmq, più o meno come la provincia di Prato. Eppure in un ambito così limitato si è prodotta più storia che in tante regioni più vaste, tutto l’Occidente, tutto il Medio Oriente sono stati direttamente o indirettamente coinvolti negli eventi della Palestina!!

Se guardiamo agli aspetti più tragici, la storia di Israele dal 1948 è costellata di conflitti con i suoi vicini, che si calcola abbiano causato, in totale, circa 150.000 vittime (questo prima degli ultimi eccidi), sicuramente un dato terribile, ma come dimensioni abbastanza trascurabile, rispetto alle ecatombi cui abbiamo assistito in tempi recenti; la guerra tra Iran e Iraq, ai tempi di Saddam Hussein e di Khomeini, ha causato quasi un milione di morti e due milioni di feriti ed invalidi; la guerra in Bosnia Erzegovina, 250/300.000 morti, il genocidio in Ruanda circa 850.000 morti, la guerra civile in Sudan un milione e mezzo di morti (e non è finita!). In confronto, i numeri di Israele e  Palestina sembrano abbastanza limitati, Israele, d’altro canto, è, di per sé,  una briciola, un puntino nel mondo attuale; eppure, mentre tutte le altre tragedie citate hanno destato un’attenzione superficiale anche quando erano in corso ed oggi nessuno se ne ricorda più, le vicende di Israele e dei suoi vicini hanno sempre toccato corde sensibili nell’opinione pubblica mondiale, al punto che oggi tanti commentatori politici hanno paventato che gli scontri in atto possano condurre ad una guerra globale, come si trattasse di una nuova Sarajevo.

Ma se le dimensioni ed i numeri di questa regione sono quelli che ci siamo detti, quali sono i motivi della tensione internazionale che si è sempre creata intorno ai fatti che l’hanno interessata, quali sono le ragioni per cui in ottant’anni di storia non si è potuto trovare una soluzione, un accomodamento per numeri di popolazione, tutto sommato, esigui?

Ed anche, come è stato possibile giungere ad un conflitto apparentemente insanabile? Chi sono in realtà i protagonisti di questi eventi? Chi sono gli ebrei, attraverso quali vicende si sono formati il loro carattere, la loro resilienza, la superiorità tecnologica che ha permesso loro di affrontare e prevalere su avversari assai più numerosi e in teoria più forti?

Per trovare delle risposte, forse neanche del tutto esaustive, a tutti i quesiti che ci vengono alla mente quando pensiamo a questa situazione, proviamo a ripercorrere la storia degli ebrei, della Palestina e lo sviluppo della questione ebraica, a partire dalle origini.

 

Le origini

 

Le origini della storia ebraica si fanno risalire, secondo la Bibbia, ad Abramo, il quale intorno all’anno 2000 a.C. avrebbe raccolto la sua gente, seguendo il dettato divino, e, partendo da Ur (attuale Iraq), avrebbe condotto i suoi fino nella regione di Canaan, in Palestina. La stessa parola “ebreo”, infatti, si fa discendere dal semitico “ever”, che significherebbe “colui che attraversa” o “colui che passa” oppure anche “nomade”; ora, secondo gli archeologi, questa narrazione e, in buona parte anche quella che segue, sarebbe leggenda, gli ebrei sarebbero una popolazione autoctona della cananea, che si sarebbe venuta gradualmente differenziando dalle altre popolazioni locali, per abitudini alimentari e religione; non vi sarebbero evidenze archeologiche di una presenza ebraica in Mesopotamia. Nonostante queste asserzioni non possano essere facilmente negate o trascurate, nella nostra narrazione seguiremo per sommi capi la tradizione biblica, perché è ad essa che si riconduce tutta l’essenza dell’ebraismo, e non solo, a partire dal dogma della Terra Promessa.

D’altro canto, le vicende del popolo ebraico dimostrano un contenuto, una continuità, un senso di appartenenza che sorprendono, viste le vicende drammatiche che esso ha attraversato; questa continuità è legata alla convinzione di un popolo di perdurare nel tempo, convinzione basata su fede religiosa, rispetto di abitudini alimentari, rituali e di purità, cieca accettazione anche dei miti; oggi, ad esempio, sono ammessi in Israele sia il calendario gregoriano che il calendario ebraico, ma questa è una novità perché per secoli l’unico calendario conosciuto da tutte le comunità sparse nel mondo era quello ebraico, che conta gli anni a partire dalla creazione dell’universo, che secondo la tradizione rabbinica, in base alle indicazioni della Bibbia, ha avuto luogo nell’anno 3760 a.C.; questo, per gli ebrei osservanti, è l’anno 5785.

Quindi, se vogliamo trattare di ebraismo, dobbiamo restare ancorati al testo della Bibbia; torniamo allora al primo patriarca: Abramo non aveva figli, perché la moglie Sara era sterile; su consiglio della moglie, Abramo si sarebbe unito ad una schiava egiziana, di nome Agar; dall’unione sarebbe nato un figlio, Ismaele, personaggio che riveste una certa importanza, perché a lui i mussulmani fanno risalire le proprie origini.  Dopo questo evento, ad Abramo apparve in sogno Dio, che gli promise una discendenza nella sua famiglia; infatti, dopo poco Sara, che aveva ormai 90 anni, rimase incinta e partorì un figlio maschio cui fu dato il nome di Isacco; da Isacco nascono due gemelli, Giacobbe ed Esaù, il primogenito, ma Giacobbe con un inganno riuscì a farsi riconoscere la primogenitura; in seguito Giacobbe assunse il nome di Israele, “colui che lotta con il Signore”. Giacobbe-Israele ebbe 12 figli, dai quali discendono le 12 tribù d’Israele.

 

 

A seguito di una grave carestia, Giacobbe avrebbe poi condotto i suoi fuori dalla Cananea in Egitto, dove il figlio Giuseppe era divenuto consigliere del Faraone; morto il Faraone legato a Giuseppe e quindi, passato il favore del sovrano, gli ebrei furono ridotti in schiavitù per 400 anni, fino a quando Mosè, con l’aiuto del Signore li liberò e li ricondusse in Palestina; l’evento è ricordato nella Pasqua ebraica, Pasqua significa passaggio, e da essa deriva anche la nostra Pasqua.

 Anche su questo evento, gli archeologi hanno sollevato dubbi ed obiezioni, non può essere che un popolo viva 400 anni in un posto, senza lasciare tracce e della presenza degli ebrei in Egitto non è stata rinvenuta alcuna traccia; né resti di abitazioni o suppellettili, né resti alimentari (che si trovano sempre in questi casi), né sepolture, né menzioni nelle cronache degli scribi egiziani. Evidentemente si tratta di un argomento spinoso, difficile anche solo da illustrare; l’esodo dall’Egitto, la traversata del Sinai, la figura e l’opera di Mosè sono argomenti centrali nella Torah, sono i pilastri della fede ebraica ed hanno risvolti anche nella nostra religione; d’altro canto, non è neanche giusto ignorare l’evidenza scientifica, che quindi è stata proposta lasciando al lettore ogni conclusione.

 

Il ritorno nella Cananea segna l’inizio del periodo migliore della storia ebraica, prima con Giosuè poi con il periodo monarchico (1030-933 a.C.); due re guerrieri, Saul e Davide sconfissero e sottomisero le popolazioni circostanti, consolidando i confini del regno, il terzo, Salomone (970 – 933 a.C) fu un sovrano illuminato e pacifico, rafforzò le strutture amministrative del regno, stabilì rapporti amichevoli e pacifici con gli stati vicini, fino al favoloso regno di Saba: costruì il primo Tempio a Gerusalemme. Dopo la morte di Salomone la situazione precipitò, le tensioni da tempo esistenti tra le tribù del nord e quelle del sud (Simeone, Beniamino e Giuda) esplosero, fino a giungere alla scissione del regno; al nord si rifiutarono di riconoscere come re Roboamo, figlio di Salomone e costituirono un regno separato, il regno d’Israele, con capitale Tirza, mentre a sud si stabiliva il regno di Giuda, con capitale Gerusalemme, in cui proseguì il dominio della dinastia davidica.

Evidentemente la scissione indebolì la nazione ebraica e nel 587 a.C. Gerusalemme fu conquistata e rasa al suolo dal re babilonese Nabucodonosor, che deportò buona parte della popolazione in Mesopotamia; periodo detto della cattività babilonese, dato questo storicamente accertato.

Nel 539 a.C. Ciro il Grande conquistò Babilonia e liberò tutte le popolazioni deportate dai babilonesi, consentendo quindi anche agli ebrei di far ritorno in Palestina, addirittura il Gran Re finanziò la ricostruzione del Tempio (secondo Tempio); da questo momento in poi la nazione ebraica divenne parte di imperi più vasti, prima l’impero persiano e poi, dopo l’impresa di Alessandro Magno, dei regni ellenistici che seguirono; agli ebrei fu in genere consentito di seguire le loro usanze e professare la loro religione, mantenendo anche una limitata autonomia; l’evento decisivo, quello che avrebbe cambiato radicalmente la sorte dell’ebraismo e della Palestina, fu l’incontro con il potere di Roma, cioè con il mondo occidentale.

 

Inserito il:28/08/2025 15:36:55
Ultimo aggiornamento:28/08/2025 18:40:13
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