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Aggiornato al 23/10/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Bob Orsillo (Lewistone, Maine, USA - ) - World Factory

 

“La costruzione della Società di Massa” - CAPITOLO VI

 

L’inganno dei Popoli

(seguito)

di Camilla Accornero

 

Leggevo con avidità. Divoravo pagina dopo pagina ogni singolo volume che gli Eredi erano riusciti a trafugare dalla Biblioteca della Lobby e, una volta terminata la lettura, ricominciavo daccapo, certo di essermi lasciato sfuggire qualche particolare importante. Non nutrivo pressoché il minimo dubbio su quanto asseriva il mio “amico di penna”, escluse le infervorate invettive che colorivano il testo con un linguaggio a me del tutto sconosciuto. Fu più il tempo che dovetti impiegare per comprendere quei passaggi, che quello che mi servì per decifrare le informazioni salienti del suo resoconto. E tanto era stato chiaro nel riportare nero su bianco la realtà di cui era stato spettatore o, per essere precisi, la realtà che aveva potuto osservare attraverso il suo sguardo, -la sua realtà-, che non mi fu difficile ipotizzare la conclusione alla quale egli stesso era giunto ancor prima di leggerla. Il ritratto impietoso di quel passato sembrava rivivere nel mio presente di docente e continua a perpetuarsi tutt’oggi, malgrado siano trascorse intere decadi… malgrado mi sia ormai rassegnato ad essere un vecchio brontolone considerato dai più un povero pazzo, reso folle dalle sue stesse teorie del complotto.

Forse dicono la verità. Forse sono io il pazzo… ma se così non fosse? Vale la pena tenere in considerazione persino i deliri di un vecchio.

L’epilogo dell’intero memoriale riguardava, come a ragione avevo supposto, i criteri del raffinato meccanismo creato dalla Lobby per permettere al sistema di perpetuarsi ed evitare il collasso. Naturalmente, tanto l’Osservatore quanto io stesso non potemmo far altro che stilare una lista verosimigliante dei criteri adottati, noti in toto solo all’élite.

In primo luogo, la Lobby si era assicurata di essere detentrice di un potere autocratico elargitole dal consenso popolare, beandosi dinnanzi all’ingenuità della Massa che volontariamente si era piegata ad un totalitarismo ben mascherato da un’oligarchia elettiva; secondariamente, traeva la propria forza con un raffinatezza quasi senza precedenti: il potere di cui era stata investita le garantiva legittimità; infine la Lobby aveva ideato un ingegnoso meccanismo di successione: passava il testimone a coloro i quali si erano sottomessi all’ideologia sposandone gli ideali.

Il risultato ottenuto non poteva che essere la perfetta Società di Massa, esaltatrice della propria immagine, fissa in un eterno presente, senza tempo né luogo, immutabile.

Le conclusioni cui ero giunto non erano dissimili da quelle dell’Osservatore, e tali erano la mia stizza e la mia rabbia che quasi dimenticai di visionare le ultime note a piè di pagina. Più volte fui sul punto di scaraventare tutto all’aria e dirigermi direttamente nella sede governativa dove la Lobby si trincerava per assicurarsi di poter rimanere al sicuro e dettare leggi dall’alto del suo piedistallo dorato. Ma cosa avrei ottenuto? Probabilmente non sarei stato in grado di avvicinarmi nemmeno all’ingresso.

Respirai a fondo per calmarmi e placare il fervore che si era impossessato di me e cercai di appigliarmi al briciolo di lucidità che ancora mi era rimasto. Differentemente da me, l’Osservatore aveva reagito con maggior spirito critico e, al posto di lasciarsi sopraffare dalla rabbia, aveva postulato una lungimirante teoria che ipotizzava dinamiche e ragioni sottese a tutta quella situazione. L’animosità del suo spirito riviveva esclusivamente attraverso le parole.

“Le grandi ideologie di massa, quelle che nel corso della storia sono riuscite a mobilitare interi popoli, raramente sono state frutto di idee generate dalla massa stessa, o, anche qualora lo fossero state, tali idee non sarebbero mai riuscite a raggiungere la pervasività auspicata senza la mano invisibile di chi si aggira come un’ombra al di sopra della gente comune. Le ideologie di massa sono il crogiolo delle potenti élite, la chiave di volta di un sistema edificato sull’asservimento mentale di ogni singolo individuo. E questi ultimi, ignari di essere visti e utilizzati come piccoli ingranaggi per far funzionare i meccanismi del sistema, non si rendono conto di poter essere interscambiati nel momento in cui incominciano a risultare scomodi o difettosi. Essenziali nel complesso per il buon funzionamento del sistema, eppure singolarmente privi di valore. Ma inconsapevole l’individuo-massa si prodiga a seguire la guida che ha eletto, ignorando che la sua devozione viene ripagata con una ben poco edificante strumentalizzazione. Infatti, all’interno di questo gigantesco sistema si nasconde una struttura piramidale, e non è difficile concludere che tutti coloro che fanno parte dei livelli più bassi sono ignari di essere usati.

Il piano programmato viene così a configurarsi come l’attuazione di un meraviglioso imbroglio: l’inganno dei popoli. Dietro slogan infarciti di valori edificanti quali equità, uguaglianza, libertà, autodeterminazione, fratellanza, condivisione, l’élite si nasconde per poter far uso di milioni di persone, irretite per mezzo dei media e della cultura.”

Quando lessi quelle parole e mi resi conto di cosa fossero riusciti a mettere in atto i plutocrati, rimasi letteralmente sconcertato. A stento sarei riuscito a stabilire se fosse stato più corretto attribuire loro un’abilità e scaltrezza fuori dal comune, o se, al contrario, fosse stato più opportuno ritenere la media della popolazione tanto ingenua da lasciarsi manipolare con una tale disarmante passività.

La Lobby aveva sempre sostenuto di aver censurato alcune (e con alcune in realtà era da intendere la maggior parte) letture risalenti alle epoche precedenti in quanto promotrici di una cultura corrotta che esaltava la violenza, la manipolazione, le falsità… una cultura che proponeva storielle d’amore e vane illusioni per circuire giovani menti e farle vivere nell’immaginazione, se non addirittura per indurle a procrastinare il momento in cui avrebbero dovuto effettivamente assumersi le proprie responsabilità in quanto cittadini. Il principale difetto di una cultura che lascia spazio alla fantasia e permette di inseguire i propri sogni è l’incapacità di garantire alla comunità individui in grado di sostenere e perpetuare il sistema creato dalla Lobby attraverso il lavoro e la collaborazione. Non veniva mai chiarito quale fosse il prezzo da pagare, in un modo o nell’altro riusciva sempre ad essere tenuto nascosto, come se si fosse trattato di una di quelle clausole illeggibili che si trovano nei contratti, quei piccoli cavilli cui nessuno presta mai l’attenzione che meriterebbero. Ingenuamente le persone accettavano il compromesso: per sentirsi realizzate come singoli individui all’interno della Società di Massa si conformavano alla vita da automi, ossequiosamente dediti ad un lavoro alienante e docilmente sottomessi ai rigidi dettami della Lobby, il cui rispetto veniva acclamato come la massima aspirazione per il conseguimento della felicità. Cosicché, eliminando sino all’ultima eco di opposizione, naturalmente dopo averla sfruttata per dare il definitivo colpo di assestamento al capovolgimento finale della scala valoriale, la Lobby poteva ritenersi soddisfatta di aver raggiunto il suo scopo: la creazione di un marasma di individui confusi, benché pienamente convinti di essere autodefiniti nell’intimo. Il fatto che ne fossero convinti, non implicava necessariamente che fosse vero.

L’anonimo autore del passato si era divertito a tracciare con sarcasmo e ironia l’annichilito ritratto della propria società, malgrado fosse consapevole che tali concetti fossero lungi dal poter essere capiti e accettati dai suoi contemporanei. Infatti, sarcasmo e ironia erano ben poco noti nella società, tant’è che chi ne conosceva il significato e ne faceva uso spesso e volentieri veniva frainteso, se non addirittura ignorato. In quanto a me, sapevo apprezzare il sarcasmo, anche quello non troppo velato che caratterizzava l’Osservatore, il quale, senza nascondere il proprio risentimento, aveva fatto notare come il finale tanto auspicato avrebbe condotto al trionfo dell’ingenuità e alla celebrazione della Lobby quale paladina dell’uguaglianza. La Massa non ci avrebbe pensato due volte ad insignirla tra i nomi di coloro che orgogliosamente si erano battuti in nome della libertà e utilizzarlo come pretesto per eleggerla quale guida del nuovo ordine costituito dimostrandole assoluta devozione.

E così, di fatto, era stato: la Lobby era diventata oggetto di culto della personalità, la più alta forma di idolatria sociale. L’esaltazione del suo pensiero e delle sue capacità facevano di essa un leader infallibile.

 

(Continua)

 

Inserito il:06/10/2019 19:01:31
Ultimo aggiornamento:15/10/2019 16:40:30
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