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Aggiornato al 18/03/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Caterina de' Medici                                                              Maria de’ Medici

 

Le Regine di Casa Medici – 1

di Mauro Lanzi

 

Caterina e Maria de’ Medici

 

Prologo

Le vicende di Casa Medici non riguardarono solo Firenze e la Toscana, ma occuparono anche, a vario titolo, la storia di diversi paesi europei: abbiamo visto dell’attività finanziaria della Banca Medici nelle corti europee e del suo coinvolgimento nei principali eventi della storia del continente. Di più, c’è stata un’epoca, in cui due rappresentanti di casa Medici, due donne, lasciarono un‘impronta profonda in un grande paese, la Francia, giocando un ruolo di primissimo piano, come regine e come reggenti del Regno.

Caterina e Maria furono entrambe consorti di Re, entrambe governarono la Francia, a seguito della morte violenta del marito, entrambe furono coinvolte in vicende drammatiche, che segnarono la loro vita e la storia del Regno; Caterina resse il Paese dal 1559 fino alla sua morte. nel 1589, Maria dal 1610 al 1617, quando fu imprigionata ed esiliata.

Maria non ha lasciato un gran ricordo di sé: assunse il ruolo di reggente a seguito dell’assassinio del marito, Enrico IV, ad opera di un fanatico, Ravaillac, a tutela del figlio minorenne, il futuro Luigi XIII. Maria purtroppo si dimostrò inadeguata al ruolo che era chiamata a ricoprire; commise fin dal principio una serie di errori assai gravi, dettati da consiglieri inadeguati, per lo più italiani, che la spinsero, contrariamente alla politica perseguita dal marito, verso l’alleanza con la Spagna.

I privilegi che Maria concedeva ai suoi favoriti italiani, insieme agli sbandamenti in materia di politica estera e politica religiosa, destarono un vasto malcontento, ragione per cui Maria fu destituita dal suo stesso figlio, Luigi XIII, ed imprigionata nel 1617: liberata dopo poco, a seguito di ulteriori complotti, fu esiliata in Belgio, dove morì in povertà, malgrado la ricchissima dote che aveva portato con sé al suo matrimonio. Di ben altro rilievo furono le vicende vissute dall’altra Medici di Francia, Caterina.

 

Caterina de’ Medici

Infanzia e Matrimonio

C:\Users\Mauro Lanzi\Desktop\Files da Gennaio   2018\Cultura da 16 a 18 e oltre - 1\Nel futuro\I MEDICI\4. Le Regine di Francia\Immagini\VII lezione 1\1.Genitori\800px-Portrait_of_Lorenzo_di_Medici.jpgCaterina, ultimo germoglio del ramo principale di Casa Medici, lontana discendente di Cosimo il Vecchio, nasce a Firenze nel 1519 da Lorenzo, duca di Urbino, e dalla moglie, una francese, Maddalena della Tour d’Auvergne; la madre muore quindici giorni dopo il parto, il padre sei giorni più tardi.

La bambina resta affidata alle cure di domestici in un palazzo ormai vuoto (“Troppo gran casa per sì poca famiglia”, aveva detto Cosimo), seguita da lontano dal prozio papa Leone X e dal cardinale Giulio, anch’egli divenuto poi papa col nome di Clemente VII; l’infanzia di Caterina si svolge per i primi anni in forma assai tranquilla, anche se priva di affetti, ma prende una svolta drammatica nel 1527, quando, a seguito del Sacco di Roma, Firenze si ribella al giogo mediceo, scacciando i due esponenti della casata, Alessandro e Ippolito, presenti in città. Sorprendentemente, a Caterina, che aveva appena otto anni, non fu imposto di lasciare la città, ma fu rinchiusa sotto sorveglianza in un convento di suore di clausura, il convento delle Murate (esiste ancora oggi, è stato a lungo una prigione).

Nel 1530, quando l’assedio intorno a Firenze si stringeva, anche questa sistemazione non parve adeguata e Caterina fu trasferita in un altro convento più cupo e severo, Santa Lucia; evidentemente la Signoria intendeva servirsene come ostaggio o come merce di scambio, ma al momento della capitolazione non sembra che siano state esercitate pressioni in questo senso, forse i fiorentini non ne ebbero il coraggio. Caterina tornò libera, prima alle Murate, poi si trasferì a Roma dove doveva divenire pedina della politica del Papa. Clemente VII, umiliato dal Sacco di Roma ed asservito ormai alla Spagna, cercava di scuotere questo giogo riallacciando i rapporti con la Francia di Francesco I; la mossa giusta a questo scopo, che non avrebbe dovuto suscitare reazioni eccessive da parte imperiale, parve essere un matrimonio, tra l’ultima discendente diretta di Cosimo e Lorenzo, Caterina, ed il secondogenito di Francesco, Enrico di Orleans. Ovviamente il matrimonio fu preceduto da lunghe trattative, condotte personalmente dal Papa e dal Re, e accompagnato da protocolli segreti che garantivano l’appoggio del pontefice alle mire francesi su Milano e Napoli. Infine il matrimonio fu celebrato a Marsiglia il 28 ottobre del 1533; Caterina aveva 15 anni, non era bella di lineamenti, magra, bionda, piccola di statura. Lo sposo di 16 anni era un giovinetto quieto, taciturno; la lunga prigionia in Spagna, dove il padre aveva lasciato i figli per 3 anni, aveva influito sul suo carattere ed aveva rovinato la salute del fratello maggiore, che morirà di lì a poco. Le nozze furono officiate dal Papa in persona, che fece agli sposi due regali, di grande valore, che meritano una breve digressione, per la loro particolarità e le loro vicende.

A Caterina Clemente VII regalò una collana di perle di grande splendore e di insolita grandezza, che appaiono nel suo ritratto, sulla corona (si veda l’immagine in apertura).

Questa collana ha avuto una sua storia, anche drammatica. Alle nozze del figlio, Francesco II, Caterina regalò la collana alla nuora, Mary Stuart. Dopo la morte del marito, ucciso dopo solo due anni dalla tisi, Maria la portò con sé in Scozia, dove si recò per occupare il trono che le spettava di diritto in quanto figlia di Giacomo V Stuart, morto in battaglia poco dopo la sua nascita.

Le vicende di Maria in Scozia furono, a dir poco, tempestose; la morte violenta del marito, Henry Darnley (un vizioso debosciato) fu la conclusione inevitabile di un matrimonio affrettato ed infelice, giunto al punto di rottura dopo l’assassinio, ordito dal Darnley, di David Rizzio, segretario e consigliere della Regina. La Stuart, accusata, forse non del tutto a torto, della morte del marito, fu costretta a fuggire e a rifugiarsi in Inghilterra.

Scelta poco saggia; Maria era cattolica, in un paese governato da protestanti, e vantava diritti ereditari sul trono inglese in quanto discendente da una Tudor; divenne quindi il naturale punto di riferimento dell’opposizione al governo di Elisabetta.

I timori legati ad un suo possibile ruolo politico, o, forse anche, una latente rivalità femminile (Elisabetta era sterile ed aveva subito con rabbia l’annuncio della maternità di Maria), convinsero Elisabetta a farla imprigionare, malgrado fossero cugine e Maria avesse implorato in anticipo la sua ospitalità.

La tenne prigioniera per 12 anni ed alla fine la fece giustiziare (1586), per un suo presunto coinvolgimento in un complotto “papista”. Non contenta, Elisabetta si impadronì anche dei suoi gioielli e, quindi, della collana, che fa ancora parte del tesoro della corona inglese: è stata indossata per l’ultima volta in pubblico da un’altra Maria, Queen Mary, 1922. Per uno di quei paradossi di cui è ricca la Storia, il figlio cattolico di Mary, salirà al trono inglese col nome di Giacomo I Stuart, dopo la morte di Elisabetta.

CREATOR: gd-jpeg v1.0 (using IJG JPEG v62), quality = 100Meno drammatiche sono le vicende del dono fatto dal Papa allo sposo: a Enrico il Papa donò un’opera ancora più preziosa, uno scrigno in cristallo di rocca opera di Valerio Vicentino, geniale artista del cinquecento, che, fortunatamente, è tornato, dopo varie peripezie, a Firenze e può essere ammirato agli Uffizi.

 

(Continua)

 

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Inserito il:14/03/2019 15:50:18
Ultimo aggiornamento:14/03/2019 20:17:32
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