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Aggiornato al 17/01/2018

Marcello Spanu (Cagliari, Contemporaneo) - Veduta di Cagliari dal mare - 2003

 

Il discorso sull’amicizia (4)

di Gianni Di Quattro

 

Sono arrivato in Sardegna che era primavera e sono stato subito rapito dal clima, dai colori, dai contorni forti e decisi di tutto e che ogni tanto diventavano duri, quasi selvaggi. Devo confessare che non ho impiegato molto tempo ad essere diventato prigioniero del famoso mal di Sardegna. Sono, infatti, un testimone vivo e appassionato della sua esistenza.

In Sardegna ero ospite della Filiale tradizionale Olivetti che era al centro della città di Cagliari e che aveva come direttore un vecchio gentiluomo napoletano, Enzo D’Auria, ormai rapito definitivamente dalla Sardegna. Un signore e un professionista allo stesso tempo, gestiva un gruppo affiatato di venditori e di collaboratori che producevano sempre i loro risultati.

Mesi di grande amabilità e amicizia con persone come Vito Piras e Gabriello Scanu venditori speciali, Federico Curgiolu che vendeva le macchine contabili, con Tofanari con il quale dividevo l’ufficio e che era il responsabile della vendita ai grandi clienti e che da buon toscano sapeva tutto di tutti in città e oserei dire nell’isola. Il buon Tofanari aveva una figlia che era corteggiata nientemeno che da Gigi Riva, allora grande bomber del Cagliari e si può dire senza tema di smentite il personaggio più illustre di tutta l’isola.

I gruppi in cui erano divisi i venditori erano due, a capo di uno c’era Umberto Ornano di La Maddalena (isola splendida) e a capo dell’altro Nicola Colangelo. Quest’ultimo era a mezzo servizio perché faceva il militare e al mattino era impegnato negli uffici amministrativi del Distretto Militare ma prima dell’ora di pranzo ci raggiungeva sempre.

Con entrambi è nata una grande amicizia, abitavamo anche insieme nella stessa pensione a Bonaria, facevamo tutto insieme e quando lasciammo la Sardegna, quasi contemporaneamente, prendemmo casa insieme a Milano dove organizzavamo feste tutti i fine settimana (ma questo è veramente un altro capitolo della storia).

Poi Umberto sposò la sua bella tedesca e iniziò la sua carriera al personale a Ivrea, mentre io e Nicola abbiamo sempre navigato in mare aperto (lui però era un marinaio bravo, come la sua carriera e i suoi successi hanno poi dimostrato).

Io giravo per la Sardegna e contattavo i grandi clienti che non erano tanti sia nel pubblico che nel privato, ma qualcosa si riusciva e alla fine tra Banco di Sardegna, Banca Popolare di Sassari, qualche Ente Regionale e l’Università, si può dire che il tempo non è stato tutto buttato via.

Nella Filiale avevamo con Nicola introdotto alcune abitudini come l’aperitivo serale che era sempre e per tutti un pernod con coronchiu (l’acqua di Cagliari) che ci veniva servito automaticamente dal Sig. Laconi, il proprietario del Bar di sotto, sempre gentile e pronto a seguire qualsiasi volo pindarico nel suo mestiere. A quei tempi vigeva ancora l’orario spezzato per cui un piccolo gruppo ci si ritrovava sempre a su Poetto (la spiaggia dei cagliaritani) dove prima si faceva il bagno (usufruendo di uno dei due capanni che l’azienda metteva a disposizione dei dipendenti) e poi si faceva colazione sulla spiaggia al ristorante Le Saline.

Ma interminabili le nostre soste, specie alla domenica, al Caffè Torino di Via Roma, una vetrina della città decisamente fantastica, e continua l’organizzazione di eventi dalla raccolta delle ciliegie alle sortite verso il litorale alla ricerca del posto dove sapevano cucinare meglio il pesce, mentre la sera, quando non si cenava in pensione, con gli amici si andava da Avendrace per il solito formaggio alla brace (senza trascurare di tanto in tanto i malloreddus) e la bottiglia di Cannonau (qualche volta era Mandrolisai).

Con Nicola il tempo libero trascorreva parlando delle nostre esperienze e dei nostri luoghi (lui la Basilicata e io la Sicilia) che entrambi amavamo molto. Avevamo scoperto esperienze comuni nella politica universitaria, nell’Unione Goliardica Italiana, e un sacco di persone che conoscevamo come, ad esempio, Paolo Ungari e suo fratello Piero, Mario Longhi, Giulio Chiarugi e Marco Pannella e tantissimi altri incontrati nei continui convegni cui avevamo partecipato. Ma con Nicola avevamo scoperto soprattutto un comune sentire rispetto alle cose del mondo, il senso di rispetto nel dare e ricevere, la bellezza di riunire amici e di stare con loro, l’amore verso le belle cose, la speranza e la capacità di inventare di tutto e di più in qualsiasi circostanza. Ed ancora il piacere di leggere, l’ebbrezza della bella musica, la dolcezza di un ambiente.

Gli amici in Sardegna erano tanti anche oltre Cagliari, come Franz Castorina che faceva il Direttore della Filiale di Sassari e scriveva poesie, Adriano Passamonti che era concessionario a Nuoro e che girava per la Sardegna con una Flavia color aragosta, in modo che tutti potessero riconoscerlo quando passava anche senza vederlo e sapessero in anticipo come comportarsi.

La Sardegna dunque un bel ricordo per me e per tanti, per un momento magico e raro di amicizia che può succedere si crei nella vita con persone che non hai mai visto prima, un luogo che ha favorito forti amicizie che sono durate tutta la vita, il pensiero rimasto per sempre di una bellezza nelle cose e nelle persone. Insomma è stato come quando stai correndo e qualcuno per aiutarti ti dà una bella spinta.

Poi tutti a Milano dove io finalmente ho avuto una vera Filiale in Lombardia, Nicola a Genova ma pendolava con Milano tutti i fine settimana e Umberto al personale a Milano, ma per poco, prima di perdersi nelle nebbie eporediesi per il resto della sua carriera. E da questo momento la storia diventa più seria, interessante e per certi versi divertente. Ma forse non interessa.

 

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Inserito il:09/01/2018 15:08:28
Ultimo aggiornamento:09/01/2018 15:16:01
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