Aggiornato al 04/10/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Patrick O'Callaghan (High Wycombe, Bucks, United Kingdom) – Cattedrale di Noto (2013)

 

Bogianen in Sicilia (7) - La barocca Noto, tra leggende e miracoli

(seguito)

di Annalisa Rabagliati

 

In uno dei precedenti articoli ho parlato dei piatti ottimi che ho assaporato in questo viaggio, ma non ho citato gli squisiti spaghetti col pesto gustati in un ristorante. Avevo anche promesso di raccontare la storia dei vasi di ceramica antropomorfi che si vedono un po’ ovunque in Sicilia. È giunto il momento di parlare di entrambe le cose. La nostra guida che ci accompagna a Noto da Modica e sarà con noi anche a Siracusa, racconta spesso miti greci e leggende sui santi venerati nella regione. A Noto ci spiega perché in Sicilia sono nati questi vasi che riproducono una testa umana, dalle sembianze arabeggianti se maschile, autoctone se femminile.

Narra una leggenda che all’epoca in cui i Saraceni, o Mori, spadroneggiavano in Sicilia, una romantica ragazza annaffiando le piante sul suo balcone vide un bell’esemplare di Moro passare nella strada e si innamorò perdutamente di lui e, poiché era bellissima, venne prontamente ricambiata. I due passarono insieme giorni e notti da sogno, fino a quando il miserabile, con sprezzo del pericolo, rivelò alla tapina di essere già sposato, di avere dei figli e, concludendo, di dover tornare all’ovile in Africa al più presto. L’incauto non sapeva con chi aveva avuto l’ardire di giacere impunemente: lei strepitò, cercò di farlo recedere dalla decisione di partire, ma quando capì che ormai i giochi erano conclusi, chiese al suo ex innamorato di concederle un’ultima notte di passione. Focoso com’era il disgraziato accettò, non prevedendo, come invece voi avrete già intuito, che in quell’ultima notte il sogno sarebbe potuto diventare incubo …

Infatti, mentre il malcapitato dormiva, dopo aver consumato per l’ultima volta le fraudolente gioie d’amore, la sedotta e non ancora abbandonata lo trafisse e, novella Giuditta, gli tagliò la testa. Che fare dell’insano souvenir? Botanica esperta, ebbe subito l’idea di trasformare la testa del mal decapitato in vaso da mettere sul balcone insieme a quelli degli altri fiori. Vi piantò del basilico (l’erba odorosa dei Re) e lo bagnò con le sue lacrime, ottenendo così tre piccioni con una fava: avere il suo uomo sempre a disposizione (un’idea fissa di noi donne), risparmiare acqua, che, con la siccità, non si sa mai, e raccogliere del buon basilico per fare un ottimo pesto, ciò che può spiegare anche perché la pasta al pesto da noi mangiata fosse così squisita. Morale della favola: lei aveva il pollice verde, lui per lei perse la testa ...

Non so se la leggenda sia in parte frutto di realtà, ma dà da pensare sul carattere deciso delle donne siciliane, e della capacità degli isolani di tradurre in capolavori d’arte e d’artigianato anche la triste storia di due meschini amanti.

Arrivati a Noto siamo affascinati dall’eleganza delle sue costruzioni. Anche Noto fu distrutta dal terremoto che colpì la Sicilia sudorientale nel 1693 uccidendo più di sessantamila persone, e, come gli altri centri abitati, venne ricostruita, ma si decise di spostarla qualche chilometro più a valle, così la città fu completamente rifatta nel XVIII secolo in stile Barocco, tanto da esserne chiamata la capitale.

Osservando i palazzi, molti dei quali monasteri e conventi, la guida ci fa notare le inferriate panciute alle finestre, in tipico stile settecentesco e dice che vengono chiamate “gelosie”. Curioso che in dialetto torinese, un tempo, le gelosie fossero le persiane, probabilmente trattandosi sempre di qualcosa che nascondeva le persone, le donne in particolar modo, alla vista del mondo, ma anche in questo caso la nostra brava guida ha una spiegazione.

Dobbiamo risalire all’usanza della società patriarcale di destinare l’eredità di ogni bene al figlio maschio primogenito, sia tra i ricchi sia tra i poveri contadini. Nel caso dei ricchi i figli cadetti erano destinati alla carriera militare o ecclesiastica e le femmine, per risparmiare anche sulla dote, a una vita monacale. Affinché le figlie non andassero lontano dalla famiglia i padri sovvenzionavano la costruzione di conventi in città, così che le monache di riguardo fossero vicine alla famiglia di origine. Dalle porte finestre con grate panciute per poter guardare in strada senza rovinare gli abiti le meschine seguivano, non senza rimpianto, la vita delle coetanee libere.                                          

Pensate alla Monaca di Monza? Ci ho pensato anch’io, ma la guida invece ci ricorda il romanzo “Storia di una capinera”, di Giovanni Verga. Una storia veramente triste che accadeva probabilmente spesso nei tempi in cui per le ristrettezze economiche o per l’usanza della primogenitura i genitori decidevano di imporre un destino ingrato alle figlie.

Possiamo passare solo poche ore a Noto e quindi non visitiamo che la Cattedrale di san Nicolò, vescovo di Myra, ma sì, proprio lui: Santa Klaus, quello che adesso a Natale vestono in modo buffo! In realtà è un santo molto amato perché protettore dei giovani e il suo culto è diffuso in tutta Europa e in America settentrionale, ma non sapevo che fosse così venerato anche in Sicilia, dove da sempre, mi dicono, i regali ai bambini li porta santa Lucia, la martire di Siracusa.

La cattedrale di san Nicolò si trova in cima ad una grande scalinata con la sua bellissima facciata del Settecento, ma l’interno è stato completamente rifatto. Avete anche voi negli occhi la terribile immagine della cattedrale di Noto all’epoca del crollo, nel 1996? La cupola e la navata destra crollarono non per un terremoto, ma per un cedimento strutturale, trascinando con sé la navata centrale. La vista di quelle macerie commosse tutti e arrivarono fondi di solidarietà da ogni parte d’Europa. Accanto a tante leggende e a miracoli, cui non so se credere, ecco che accadde un vero miracolo: in soli undici anni la cattedrale fu ricostruita, rispettando la tradizione e applicando tecniche conservative moderne.

L’interno, che custodisce ancora preziosi oggetti dei secoli passati, è stato affrescato nella cupola da un pittore russo, scelto da una commissione presieduta da Vittorio Sgarbi e nella navata da altri artisti, lasciando il resto incompiuto perché, dice la nostra guida, a un certo punto sono finiti i finanziamenti. A me, che non sono, però, un’esperta, pare che nella sua candida sobrietà sia bella e solenne. E poi trovo di grande significato gli ornamenti, tra cui, in particolare, un crocifisso, fatti con il legno multicolore dei resti dei barconi affondati dei migranti. Quale omaggio migliore a un Dio che invita ad amare il prossimo?

Ora dobbiamo correre a Siracusa. Vi aspetto lì. Ci sarete?

(Continua)

 

Inserito il:09/08/2022 11:59:08
Ultimo aggiornamento:10/08/2022 13:02:09
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