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Aggiornato al 16/12/2018

Ted Zuber (Montreal, Quebec, 1932 - ) - A Long Day at Doha

 

Morte del mito

di Vincenzo Rampolla

 

Fin dalla guerra del Golfo e poi

guerra dopo guerra, in

Albania

Serbia

Kossovo

Croazia

Bosnia

Afghanistan

Indonesia

Etiopia

Sudan

Nigeria

Costa d’Avorio

e così via

fino alla guerra in

Iraq

Siria

Libano

Palestina

e via di questo passo.

Alla radio, alla televisione, nei quotidiani, nei programmi speciali,

i resoconti dei giornalisti sono identici, tutti, click, click.

Sostituisci il nome di un Paese con un altro, chi se ne accorge?

La sequenza delle immagini, la chirurgia dei bombardamenti, le colate di sangue sui marciapiedi, gli autobus sventrati, i rapimenti, le teste mozzate e i campi di accoglienza, le carrette del mare che rigurgitano profughi, le dichiarazioni dei politici, la faccia dei commentatori, la velocità isterica dei loro racconti, click, click, tutto è identico, stereotipo, ricalcato dal servizio precedente. Ogni nuovo racconto è la fotocopia vivente del precedente. Basta un solo servizio per creare l’infinità dei successivi programmi clonati. Non c’è angoscia, non c’è ansia, non c’è pietà.

C’è informazione. Informazione pura. Essenza purissima. Distillata.

Chi parla emette ondate di lampi sonori, articolazioni vocali, click

nate e disperse nell’etere della comunicazione. Nessun evento ha una storia.

La parola d’ordine è colpire l’immaginazione, click,

suscitare sdegno e orrore, click, colpire ancora e ricominciare, click.

Non lasciare traccia, Agire con l’onda successiva di messaggi come spugna che lava la precedente. Tutti i messaggi entrano e escono simultaneamente.

Non c’e storia.

Non c’è mito.

Non c’è umanità.

I neuroni sono ibernati, saponificati,

le notizie sono vomitate, non digerite,

fluttuano nel vuoto di una memoria inerte

memoria impotente

non-memoria, non-uomo, non-io,

click.

 

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Inserito il:29/09/2018 11:57:25
Ultimo aggiornamento:11/10/2018 15:47:35
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