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Aggiornato al 11/08/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Lovell Birge Harrison (Philadelphia, Pennsylvania, 1854 - 1929) – Moonlight on the river

 

Una pesca straordinaria

di Simonetta Greganti Law

 

L’estate è anche quella del meriggiare assorti in qualche pensiero pigro e forse inutile.

Colin Vincent aveva una passione: quella della pesca e apprezzava il silenzio di questa attività che gli permetteva di sondare in completa solitudine i suoi pensieri. Amava starsene appartato, con la mente sgombra ma gli occhi ben attenti, fissi sul galleggiante immobile, e sempre pronti a carpire ogni lieve movimento rivelatore di un ipotetico pesce intento a sbocconcellare la sua esca.

Così meditava, in una giornata tranquilla, senza vento e con poca corrente nel fiume. I pesci pascolavano quasi in superficie e si potevano perfino vedere girare curiosi attorno all’amo traditore.

Colin stava pazientemente in attesa, senza fretta. Lui era abituato a temporeggiare anche nella vita. Sapeva che per ottenere qualche cosa d’importante era necessario non accelerare i tempi ma attendere il momento giusto che prima o poi sarebbe arrivato. Il suo approccio nel tentare di risolvere una situazione difficile della vita non era quello di un’attesa passiva, rassegnata, ma piuttosto prendersi del tempo per saper gestire situazioni complicate meditando con lucidità, senza perdere la calma, al fine di optare per una risoluzione costruttiva.

Pur vivendo i tempi adrenalinici in cui essere inattivi sembrava fuori moda, lui apprezzava ponderare con calma e amava fermarsi per favorire le sue riflessioni. Attendere non significava essere inerti, non era una resa passiva, era solo l’evitare di compiere errori o azioni impulsive di cui pentirsi in seguito.

Pescare poteva essere raffrontato agli eventi della vita: il pescatore che pazientemente aspetta e sarà ricompensato per la sua costanza mentre per il pesce, nell’ingoiare avventatamente l’esca tentatrice, avrebbe incontrato un destino fatale.

Colin aveva sempre saputo attendere, aveva imparato a rispettare i tempi della natura, ad assecondare il susseguirsi delle stagioni, del giorno e della notte, ad accettare con serenità l’alternarsi dei momenti luminosi a quelli bui. E, proprio come la natura gli aveva insegnato, aveva compreso il tempo della semina, aveva visto germogliare le sue aspettative, i fiori erano sbocciati e i frutti delle sue conquiste erano arrivati a maturazione. Aveva raggiunto tanti traguardi nella vita, negli affetti, nell’amore, negli studi, nella professione, nell’affinamento dei suoi talenti. Ora poteva considerarsi un uomo felice.

Secondo Colin, quest’antica arte dell’attesa andava riscoperta, trasmessa ai giovani di oggi che col “tutto e subito" l’avevano perduta poiché è proprio questa che rende ogni cosa più bella e magica.

Intanto, in quell’attendere, il giorno si era concluso senza neppure un fremito del galleggiante.

Colin decise così di riavvolgere lentamente la lenza girando il mulinello in segno di resa.

Con sorpresa si accorse che la luna si stava rispecchiando nell’acqua del fiume e sembrava come se fosse affiorata in superficie perché impigliata nel suo amo. Si convinse di averla pescata lui e mai soddisfazione fu più appagante. Era come se fosse riuscito in una missione estremamente ardua e comprese che, anche in questo caso, l’attesa lo aveva ricompensato per essere stato in grado di catturare il sogno di tutti quei pescatori che, pur vantandosi di una pesca molto fortunata, non avevano mai osato dichiarare tanto.

Scattò col cellulare una foto per immortalare questo spettacolare evento. Desiderava che sua moglie Margaret vedesse lei stessa tutto questo poiché sapeva che, data la reputazione menzognera dei pescatori, senza delle prove concrete nessuno gli avrebbe creduto.

La sera successiva Colin, preparò la tavola della cena con minuzia di particolari: su una tovaglia blu notte aveva adagiato una rete da pesca e aveva servito delle mezzelune di Pasta Brisée con tonno e cavolfiori . Aveva anche acceso piccole candele galleggianti e il tremolio delle loro fiammelle rievocava le stelle palpitanti di quella serata.

 

Mezzelune di pasta brisée con tonno e cavolfiori.

Lessare il cavolfiore, in acqua salata.

A cottura ultimata, scolarlo e tagliarlo a pezzettini.

Condirlo con limone e tonno in scatola scolato dal suo olio di conservazione.

Farcire col composto ottenuto dei dischetti di pasta brisèe già stesa e piegandoli a metà si formeranno delle mezzelune che andranno richiuse lungo i bordi inumiditi d’acqua con i rebbi di una forchetta.

Infornare, dopo aver spennellato la superficie con l’uovo sbattuto, per 20-30 minuti a circa 180° fino a raggiungere la doratura.

 

 

Inserito il:28/07/2020 17:45:07
Ultimo aggiornamento:28/07/2020 17:51:36
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