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Aggiornato al 19/10/2018

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Enrico Baj (Milano, 1924 - Vergiate, 2003) - Personaggio - 1968

 

Il baule dei ricordi: Il manager senza qualità.

di Gianni Di Quattro

 

È vero che pure nelle migliori famiglie c’è sempre una pecora nera, qualcuno che contraddice il modo di essere e la cultura di quel nucleo familiare. È successo anche alla Olivetti, azienda nobile nella quale ho lavorato per tanti anni. Forse bisognerebbe dire persino alla Olivetti.

Uno dei suoi alti dirigenti si chiamava Giovanni Belli (il nome non è il suo per rispettare una usanza) e costui aveva fama interamente meritata di persona cinica, che riteneva importante per un manager non dimostrare emozioni, essere duro con i collaboratori, disinteressarsi delle caratteristiche degli uomini che doveva guidare e così via. Un personaggio arido, distaccato, che sorrideva di rado e sempre a denti stretti, che pensava che il rispetto dovevano averlo i suoi dipendenti verso di lui e non lui verso di loro.

Non si è mai capito da parte mia, ma anche da parte di tanta gente come mai sia finito alla Olivetti e come mai, soprattutto, abbia potuto fare carriera, perché infatti non corrispondeva minimamente alle caratteristiche che l’azienda ricercava solitamente nei propri collaboratori, in particolare in quelli cui affidava responsabilità di uomini e di business.

Gli episodi che sono sparsi sul percorso professionale di Giovanni Belli e che provano la pertinenza dei pensieri sopra accennati sono tanti. Per esempio, quando arrivato in una importante e grande consociata europea come capo della stessa, nella prima riunione del management, siccome qualcuno si permetteva di esporre al nuovo direttore generale alcuni problemi umani di qualche direttore di filiale, intervenne con decisione e affermando che, a scanso di equivoci, a lui della felicità dei propri dipendenti non gliene importava niente e che la smettessero con questi discorsi per sempre.

Oppure in un’altra occasione, quando un suo direttore di consociata stava presentando a lui direttore di Area (aveva fatto carriera) il budget e lui lo fissava dritto negli occhi dicendogli sottovoce che non gli credeva. Naturalmente mettendo in grande imbarazzo quel povero malcapitato che non sapeva che cosa e come rispondere. Una scena degna del miglior Buster Keaton.

Ma forse l’episodio più folcloristico accadde qualche giorno prima di un Natale a Ivrea nel suo ufficio. Negli uffici di tutta l’azienda c’era l’abitudine in tali occasioni da parte di tutti i componenti quella direzione o ufficio, di riunirsi nelle segreterie un momento per condividere in compagnia una fetta di panettone, bere un bicchiere di spumante e farsi gli auguri con amicizia e simpatia come si usa tra colleghi che passano tutto l’anno in contatto quando non anche gomito a gomito.

La segretaria di Giovanni Belli non si era permessa di invitare il suo capo a riunirsi con loro in segreteria per questo piccolo rito perché intuiva che non avrebbe gradito. Tuttavia pensò fosse gentile prendere una fetta di panettone e un bicchiere di spumante andare nel suo ufficio e dire che i colleghi in segreteria avevano piacere di farlo partecipare anche se ovviamente non con loro (non aggiunse per non mettere in imbarazzo lui e non disperdere immediatamente la piccola compagnia).

Il Giovanni Belli guardò con severità la giovane signora con il piattino e il bicchiere in mano e senza alzare il tono della voce disse: e già, poi ci mettiamo i nasi finti, ci diamo i pizzicotti e gridiamo che bello, che bello! La segretaria in preda al panico uscì dallo studio del manager rinculando e continuando a chiedere perdono per l’ardire che aveva avuto, spinta anche dai colleghi (tentava di giustificare il suo folle gesto), per averlo disturbato, chiuse la porta e sparì.

Naturalmente ci sono episodi meno folcloristici e più professionali, come quando decideva una interpretazione del mercato o di qualsiasi altra cosa e non ammetteva assolutamente contradditorio, come quando mandava qualche suo fedelissimo a spiare nei cassetti dei dipendenti a sera tarda per vedere se qualcuno aveva qualcosa da nascondere, come quando diffidava di tutto e di tutti, come quando affermava che tutti coloro che non parlavano bene l’inglese a prescindere dal paese di provenienza erano da considerare esseri inferiori (ad uno che senza pensarci aveva chiesto come mai i suoi figli non parlavano italiano essendo figli di italiani lui rispose Perché?, come a dire non sono mica dei selvaggi).

La morale? Dovunque si può annidare l’incultura e la scarsa educazione, anche nei posti più impensabili, infatti il mondo è pieno di tanti manager e capi senza qualità e nessun ambiente, nessuna azienda (anche la Olivetti del tempo passato) ne è immune. Comunque importante è non dimenticare, capire, non giustificare e non perdonare.

 

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Inserito il:23/06/2017 10:32:29
Ultimo aggiornamento:23/06/2017 11:23:57
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