In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 21/10/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

René Magritte (Lessines, Belgio, 1898 - Bruxelles, 1967) - Le Paysage de Baucis (1966)

Articolo di una serie di racconti dell'autore sull'orrore, la paura, il mistero e l'impossibile, ispirati a fatti di cronaca o vissuti personalmente o immaginati nel futuro.

 

La sorpresa (1)

di Vincenzo Rampolla

 

Quel giorno il postino non infilò nella cassetta le solite fatture e la dose quotidiana di giornali. Spense il motore dell’inconfondibile vespa gialla e con un tocco leggero suonò.

Spiai dalla finestra della cucina. Mezzogiorno era scoccato da poco ed ero appena rientrato dal negozio; la lavanderia restava chiusa per un’ora, il tempo per mangiare un boccone e leggere le notizie. Mi fece un cenno dalla strada e scesi. Che c’era di così importante per vedermi di persona? Dal casco appena scoperto spuntarono ciocche di capelli neri. La ragazza mi porse con cura una busta verde scuro ben sigillata, ruvida e gonfia.

- C’è scritto maneggiare con cura e volevo darglielo di persona. - Sorrise e inforcò veloce la sua vespa. Che roba è? Salito nella veranda mi sbarazzai di quella cartaccia verde, avido di scoprire chi mi pensava, chi mi spediva qualcosa splendidamente avvolto in carta argentata, patinata e perfetta. Che lusso… Lo giro e rigiro e l’ammiro curioso. Lo studio sorpreso. Così gonfio e leggero, lo manda un amico? La busta è tappezzata di timbri postali sbiaditi, sbavati dalla pioggia, peccato… viene dall’estero, francobollo a bordi squadrati, tagliati precisi e non dentellati. Dall’estero? Chi conosco in capo al mondo? Sicuro che sia per me? In bella vista spicca il mio nome e l’indirizzo scritto con cura a mano sull’etichetta incollata. E’ un disguido, un errore e chi l’ha spedito gioca a fare il grande. Si diverte, ci scommetto. Levo con cura la carta argentata. E’ un rito. Aprire buste e pacchetti è una passione, un piccolo vizio a caccia del sapore delle cose impreviste e di quelle nascoste. Da una scatoletta lucida e nera emerge un tubetto: una crema da barba, delusione, un volgarissimo sapone infilato in una elegante custodia. Mai vista una crema da barba in un tubetto di metallo dorato, smaltato e scintillante e con scritte nere e lucenti! Anche il cappuccio è di metallo nero brillante. Insolito. Arrotolate su carta pergamena, poche righe stampate in italiano, inglese, russo e cinese:

Inumidire le dita e spalmare sulla pelle un velo di crema. Gli eccessi di applicazione e di schiuma possono causare effetti collaterali; si consiglia di sospendere il trattamento. Non ingerire, non utilizzare per altri scopi. Campione di prova non destinato alle Forze Armate.

Le Forze Armate?! Questa poi. Roba da Europa dell’Est, dei tempi della guerra fredda. E’ una montatura: confezione vistosa, tubetto smagliante, pergamena, esagerato per una comune crema da barba. E’ uno scherzo, lo stupido gioco di un burlone. Nessuna scritta, nessuna indicazione della marca di un sapone spedito qua e là in giro per il mondo per vedere se incanta… non mi torna! Chi ha il coraggio di lanciare sul mercato una nuova crema per l’uomo moderno completamente sconosciuta e uscita dal nulla? Hanno pescato il mio nome da una mailing-list venduta sottobanco e cercano di rifilarmi un bidone. Non ci casco, si trattasse almeno di una casa ben nota, ricercata per le sue straordinarie proprietà! Dal retro della pergamena spunta una scritta: Nella fase di lancio promozionale, la composizione del prodotto non viene diffusa. Sempre più fitto l’enigma del sapone con la sua formula segreta, misteriosa e preziosissima. Quanta scena per la bellezza del maschio, con un marketing da quattro soldi.

Forse qualcuno è interessato alle grandi barbe e la fama della mia peluria ha varcato i confini. Che onore. Non avrà in mente di servirsi della mia pelle, la pelle del mio muso come banco di prova per le sue indagini? Per farne che? Fesserie. Quante domande, quante elucubrazioni per una crema. Per ora finisce nell’armadietto del bagno e domani è il grande giorno: la prova della crema da barba dai misteriosi effetti collaterali, piovuta dal cielo e vietata ai militari … Dal tubetto esce una massa densa e incolore. Sprigiona aromi di rose e di oriente. Emana fragranza che inspiro a lungo, profondamente. Chi è l’inventore di questo balsamo inebriante! Quali polveri magiche ci ha messo dentro? Le dita spalmano delicatamente sul viso un leggero strato, così è prescritto. Frescura d’incanto, dolce e inattesa. Il rasoio a mano scivola e ben saldi i peli non si scompongono. Lametta nuova: risultato identico e rasoio che si incaglia e affonda nella crema, gelatinosa e compatta; altro che dita, ci vuole il pennello e insapono veloce alla vecchia maniera in piccoli cerchi ravvicinati. Funziona sempre.

Lentamente affiora la schiuma, si alza e si leva su gola, guance, mento e sotto il naso. Sgorgano nuovi profumi e si fondono, l’oriente con l’aroma di magnolie e d’incenso, penetrano nei più remoti angoli del bagno e l’atmosfera di pace e di festa dell’harem m’inebria e m’incanta. Il rasoio inizia la discesa dal mento alla gola e risale in contropelo. Su e giù, giù e su e da guance e orecchie corre al mento e giù alla gola e ancora rimonta le piste di ogni mattina. Rasatura perfetta, senza ombra di effetti collaterali. Merito di una crema da Mille e Una Notte, all’apparenza da beatitudini orientali, eppure normale, normalissima. Alla fine una bella sciacquata, acqua fredda, spruzzata di lozione qua e là, così, guance, mento e gola. Voilà. Colpetti sulle guance con i polpastrelli e la crema si è presa la medaglia.

E adesso, che accade?! Che vedo? Immagine nello specchio annebbiata e confusa. Che storia è questa? Specchio appannato. La mano ci passa sopra e ci ripassa con un panno: immagine velata. Che accade? Nodo in gola da mozzare il fiato. Panico. Respiro affannoso e crampi allo stomaco. Sussulti e spavento e conati di vomito. Paura. Occhi infiammati che scavano nello specchio alla ricerca di mento e guance. Terrore. Mento e guance… dove sono? Non ci sono. Illusione ottica, inverosimile, effetto delle essenze della crema. Dov’è la mia faccia? Rispecchiata la bocca socchiusa si deforma in una smorfia di sgomento. Ricerca affannosa nei cassetti dello specchietto che ingrandisce. Nessuna traccia del mento riflessa nella zona appena rasata. Non c’è. E le guance? Completamente svanite. Fuga in bagno, inchiodato al grande specchio: mento e guance dissolti. Dannata crema, lei e i suoi miasmi, ha inghiottito il mento e le guance. La voce si smorza e si blocca e i singhiozzi si spengono in gemiti di dolore. Disperazione e brividi e lacrime. Tremano i denti e le spalle fremono e l’addome sussulta impetuoso senza controllo. Si inarcano. Collo e cranio ruotano in ogni senso, oscillano avanti e indietro e demente mi dimeno a vuoto, le mani furiose ovunque ronzano attorno nell’aria, in terra, nei cassetti alla ricerca della gola. Volatilizzata! Mi sfioro e mi tasto e mi cerco. Nulla. Mento e gola e guance e-li-mi-na-ti.

La mia immagine si rincorre in ogni specchio della casa. Parto alla caccia forsennata di qualunque cosa possa restituirmi la faccia, la mia faccia di sempre. Crudele diagnosi, ovunque lo stesso responso: è la bocca tutto ciò che resta della parte inferiore del viso. E il mento, dov’è il mento, il mio mento? E le guance? Finite dove? Nel Nulla. Quella pergamena accartocciata al tubetto mi attira: devo studiarla a fondo, forse è sfuggito un dettaglio, un messaggio segreto, una scritta cifrata svelata solo agli ultravioletti. Ieri la postina mi ha consegnato un’elegante pacchetto… chi immaginava una simile diavoleria? Qualcuno lo ha trafugato a sua insaputa… Chi l’ha manipolato e ha imbottito il tubetto di veleni? Campione promozionale in prova. Sospendere il trattamento in caso effetti collaterali.

Altro che promozione! Maledetto scherzo! Chi è stato? Chi mi porta alla pazzia? L’eccesso di schiuma può causare effetti collaterali. Stupide scritte, quegli aromi pungenti sprigionati erano droghe, subito dovevo capirlo. Questo voleva un ignoto sicario: cancellarmi la faccia con la gomma malefica della crema. Dove si è rintanata, risucchiata e spazzata via da quale magia? Eclissata dove? Dov’è scivolata, nella pattumiera? Impossibile! Inghiottita dallo scarico dell’acqua? In ginocchio rovisto sotto il lavandino. Nulla. Quand’è successo dov’ero? In bagno! Schizzata alle pareti, sulle piastrelle? Confusa tra i vapori che mi hanno drogato e mi annebbiano gli occhi? Assurdità! Chi può cambiare le leggi della natura? Mento e guance abbandonano il corpo senza un dolore, una ferita, una goccia di sangue, nulla. E’ possibile? No, nessun demone può tanto, nessuna magia mi ha inghiottito la faccia: folgorato da un’allucinazione di droga, ora mi possiede.

Le braccia ancora tese in alto ruotano dolorosamente nel tentativo assurdo di pompare nel vuoto e creare i vortici che mi rendano la faccia. Stremato, cado a terra in ginocchio. Devo pensare e trovare una soluzione, ad ogni costo. Qualche istante di pazienza e ritrovo il mio aspetto naturale, poi infilo il cappotto. Esco e mi mostro alla gente. Disinvolto maschero il vuoto della faccia con una sciarpa, chi se ne accorge? D’inverno posso beccarmi un raffreddore o un mal di denti. Scendo in strada e lo grido a tutti: voglio la mia faccia! Maledetti ladri, chi è stato? Chi mi ha rubato il mento? Ridatemi la mia gola, vi faccio vedere io! Che mi succede ancora? Improvvisa mi sale dal profondo una strana voglia, la tentazione impetuosa di insaponare un’altra parte del corpo… un dito, perché no? Quella crema può mangiarsi anche il dito, oltre al mento e le guance? Voglio provare!

Se il dito scompare, la crema è la vera causa del sortilegio. Devo scoprirlo. Devo sapere come funziona il meccanismo della sparizione senza dolore, senza sangue. Prima di radermi, l’ho spalmata sul viso con due dita e le dita sono lì, al loro posto. Perché non sono scomparse? E se ricopro di schiuma un solo dito e ci passo anche il rasoio, farà la fine del mento e delle guance? Meglio sbizzarrirsi su un’altra parte del viso, lontana dalla zona infettata dalla schiuma. Ho detto infettata? Di quale angolo della faccia potrei sbarazzarmi? Perché non provare altrove e scavare un vuoto da un’altra parte? Domande asfissianti, domande maniacali, solo domande… Delirio e tormento, inganno e paura: allucinazioni. Fantasmi, incubi, ossessione, suggestione: inizio della follia. Vera follia o solo paura? Paura di spalmare la crema su un dito o da un’altra parte e vedere come va a finire? Chi mi ha divorato un pezzo di faccia e l’ha confinato nel Nulla? Dove si nasconde questo invisibile demone-sicario? Devo tremare al pensiero che la lama di un vecchio rasoio possa segare via un brandello del mio brutto muso, solo perché l’ho imbrattata con una crema avvelenata? Frastornato e incuriosito, sbigottito, incredulo, terrorizzato, immobile di fronte allo specchio mi martellano ossessive le stesse assurde domande. Con pochi colpi di rasoio una metà della faccia si è volatilizzata; quante parti potrei cancellare senza troppa fatica?

Interrogo tutti gli specchi. L’eco della paura rimbalza nei vuoti del cervello. Senza troppa fatica? Chi mi suggerisce di insistere e giocare a cancellare altre parti? Un nuovo demone mi sfida con un’insensata curiosità, con voglie azzardate e misteriose, voglie irrefrenabili, stimolanti, crudeli che celano il preludio della follia. Perché non insaponare un orecchio, un piede, una coscia? Potrei perdere l’orecchio? Se perdo l’orecchio, perdo l’udito? Devo pensare. L’udito è perso per sempre o scompare per poi riapparire oppure funziona anche senza padiglione? E il dito, se quel dito scompare, posso usare la mano come se esistesse ancora, senza vederlo? E il piede, la coscia? Studio il mento riflesso nello specchio, vedo in realtà il vuoto lasciato dov’era e contro quel vuoto vibro una scarica di pugni: nessun dolore, nessuna reazione, nulla! Colpi a vuoto, mento volatilizzato, annientato, amputato. E’ vuoto reale, è assenza, mancanza, sparizione, scomparsa. Il corpo è insensibile alla perdita di mento, guance e gola, com’è possibile? Non ho scampo, incapace di pensare e trovare rapidamente una soluzione, quella giusta. Non c’è via d’uscita, risucchiato dalle larve della follia, impotente il cervello è atrofizzato.

E se mi rifugiassi in un letto d’ospedale? Farebbero tutte le analisi, anche le più impensabili, sarei circondato da scienziati che mi studierebbero: caso unico al mondo, fenomeno soprannaturale, terrestre modificato a loro immagine da esseri invisibili venuti dal cosmo, misteriosa cancrena, errore di natura, malattia ignota, diabolico erpes … Faranno la coda per vedermi e toccarmi e pur di diventare famosi i luminari mi rimetteranno a posto, perfettamente e ritornerò quello di prima. E se non ritrovano il mio mento e la mia gola, finisco segregato in una stanza blindata o marchiato come contagioso? Può nascere il contagio da ciò che non c’è? Da quando ciò che scompare è dannoso e può infettare? Ricoverarmi? No, non ci penso: entro in ospedale e non ne esco più. Che fare? Faccio a pezzi il tubetto e mi tolgo il pensiero. No, anche la speranza di recuperare le parti dissolte si spegne e gli studiosi non potrebbero risalire alla miscela che mi ha sfigurato. Potrei liberarmene e prima o poi ogni cosa tornerà al suo posto.

Palpo il naso: c’è sempre, al suo posto, mai sfiorato da crema o lametta. Tocco il mento: perduto, vi ho spalmato la crema e passato il rasoio. Ciò che la crema non tocca, non può scomparire né può infettare o essere sfigurato. Va a finire che mi faccio esorcizzare e la vita riprenderà come prima, senza il Maligno. Devo provare… Dalla pergamena non è venuto fuori nulla, non un solo indizio. Resta l’ultima pista da seguire: la scatoletta nera. L’afferro e la sfascio nervosamente, la rivolto da ogni lato per scovare un segno, una traccia infinitesima che mi porti all’origine della crema e del suo inventore. Devo scoprire da dove è sbucato l’infernale sapone. La taglio a pezzi alla ricerca di scritte all’interno. Nulla. Macchinalmente cerco le istruzioni d’uso finite forse tra la carta straccia. Nulla di nulla. Dove sono le istruzioni? Quali istruzioni? Idiota, in quale astuccio da barba ci sono mai state istruzioni. Paranoia, cerco cose inesistenti; nella scatola c’era la pergamena attorno al tubetto, null’altro. Sono state le streghe, loro hanno farcito di sortilegi la crema …

(continua)

Inserito il:23/07/2019 16:39:18
Ultimo aggiornamento:24/07/2019 18:40:42
Condividi su
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology