Aggiornato al 19/05/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Ramchandra Kharatmal (Pune, India) - Beautiful Memory 2


Lo specchietto retrovisore

di Giorgio Cortese con Cesare Verlucca

 

 

Molte volte mi lascio governare dai ricordi.

I ricordi possono essere racchiusi in una vecchia foto, allora sono piacevoli; ma spesso, quando faccio delle scelte, prendo le decisioni in base a eventi passati, che molto probabilmente non torneranno più nella mia vita.

I ricordi fanno parte del grande baule emozionale che ognuno acquisisce nel corso della vita, e personalmente i miei sono un cassetto dell’animo che amo sovente aprire per immergermici, quando ho bisogno di tranquillità, o di trovare stimoli positivi per affrontare le sfide del futuro.

Oggi mi domando se questo continuo tuffo nel passato faccia o meno bene davvero.

Ho riflettuto su questo durante una passeggiata domenicale, soffermandomi su una inconsueta distinzione sui ricordi.

Ne dispongo di positivi, come i ricordi scolastici, il primo giorno di lavoro, il giorno del matrimonio, la nascita dei figli; ma anche di piacevoli momenti di vacanza estiva con la famiglia, con i miei genitori e con gli affetti più cari.

Sono questi ricordi che fanno vibrare l’animo, e aprono il cuore a una lieta felicità; che mi danno sollievo e ristoro e, per alcuni di loro, se chiudo gli occhi concentrandomi nel silenzio, mi pare di rivivere adesso quello stesso momento, sentendo gli stessi profumi, le fragranze di cibi che avevo allora mangiato, dei quali mi sembra d’avvertire fisicamente il sapore.

Poi ho ricordi di segno opposto che mi provocano scoramento e sconforto, ma per questi evito di cercarli nel cassetto della memoria, e anzi cerco di metterli sempre in fondo per fare affiorare i positivi, . Questi ricordi escono quando inizio a rimuginare sul mio passato, su quello che avrei potuto o dovuto fare, a volte rinvangando ciò che è accaduto anche molto tempo fa, discutendo con la persona coinvolta.

Mi sono domandato allora se questo rimuginare mi fa perdere di vista il presente.

Quando lavoravo, mi sono trovato ad assistere a discussioni tra colleghi e a volte tra coppie di clienti che litigavano con frasi tratte dallo stesso copione.

«Sì, ma lui l’anno scorso aveva fatto questo, e due anni fa quest’altro…».

«Anche lei la settimana scorsa si è comportata in maniera tutt’altro che corretta…», e via di questo passo. Insomma, un continuo rimuginare su situazioni sgradevoli di un passato sia prossimo che remoto.

Il rimuginare, infatti, non è solo generato dalle liti con gli altri, ma riguarda anche la rabbia che porta a guardare indietro per sviscerare tutti gli scheletri sepolti negli armadi del tempo, e in questa situazione è facile impantanarsi nella congiunzione “se” che non risolve alcun problema, ma crea grandi motivi di scontento: “Se magari avessi fatto quella telefonata, avrei risolto il problema che continua a preoccuparmi…”; “se mi fossi svegliato mezz’ora prima, non avrei perso l’areo e avrei realizzato quello che m’ero impegnato di fare…”; “se avessi tenuto la bocca chiusa, avrei evitato di rompere con un amico…”. Ma non ho fatto la telefonata; non mi sono svegliato all’ora giusta, e non ho tenuto la bocca chiusa, per cui ricordarlo ora mi fa soffrire più ancora del danno che queste mancanze avevano occasionato.

Allora mi chiedo: a che serve ricordare tutto?

A che mi serve far tornare alla memoria uno stato pregresso che non mi è di nessun aiuto?

È come vivere la vita continuando a guardare dallo specchietto retrovisore il passato, ma nel frattempo la vita è "adesso" e semmai "domani".

Ritengo che essere il più liberi possibile deve essere la meta della razza umana, partendo dal presupposto che molto spesso i ricordi, per quanto piacevoli siano, appesantiscono i ragionamenti togliendo la lucidità che serve per raggiungere i quotidiani obiettivi.

Badate bene, non sto parlando di azzerare la memoria passata, ma imparare a gestirla e a servirmene bene, ricordando solo ogni tanto del bello e possibilmente lasciando andare il resto, progredendo nel percorso che ciascuno  si tracciò, con le scelte di adesso, per il futuro.

Quando guido l’auto uno sguardo allo specchietto retrovisore devo darlo sempre, certo.

Ma solo un semplice, rapido sguardo.

Se dovessi rimanere tutto il tempo concentrato su quel che accade “dietro” di me, senza badare a ciò che accade davanti, avrei infatti due possibilità, la prima di stare fermo e non andare da nessuna parte, oppure muovermi, ma andando a sbattere su una barriera.

Ogni giorno mi relaziono, discuto e mi confronto con i miei simili, mi capita troppo spesso di pensare al passato, rimuginando sugli eventi accaduti.

Questo tuttavia mi porta, o a restare fermo e dunque a non migliorare in alcun modo la mia situazione attuale; o peggio, ad andare a sfasciarmi contro un ostacolo, peggiorandola, non dando cioè la giusta attenzione a ciò che ora mi sta capitando.

In conclusione, se devo sicuramente imparare dal passato, sia dai ricordi che dagli errori, è indispensabile guardarli così come guardo la strada dietro di me quando guido l’auto.

Un rapido sguardo, solo per evitare di ripetere gli errori già compiuti, ma focalizzandomi sul presente, sull’oggi, su quello che ora, adesso io vivo, per cambiare quello che è possibile e che costituirà una parte del mio futuro.

 

 

Inserito il:21/01/2022 16:34:11
Ultimo aggiornamento:21/01/2022 16:39:45
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