Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni dei cookie clicca su
Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy.

[OK, ho capito]
Aggiornato al 21/09/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Axel Lindman (Oregrund, Svezia, 1848 – Stoccolma, 1930) - Beach scene with a woman painting en plein air

 

“En plein air”

di Simonetta Greganti Law

 

La primavera non era ancora ufficialmente arrivata ma già si manifestava nell’esplosione dei colori e dei profumi, nel gioco delle luci e delle ombre che appariva più netto rispetto all’uniforme grigiore invernale.

I ciuffi d’erba di un verde tenero che si aprivano prepotentemente una breccia tra le brulle zolle, i fiori immodesti che sbocciavano sgargianti sui rami stecchiti di alberi o arbusti mostrando sfacciatamente la loro bellezza, una luce violenta che quasi feriva le pupille ancora abituate all’oscurità dell’inverno, erano parte dello spettacolo che si parava dinnanzi allo sguardo estasiato di Louise.

Uno scenario incantato che lei doveva ora riprodurre servendosi dei pochi colori a disposizione e di tutta la sua creatività.

Quel foglio bianco però la sconcertava per le sue ridotte dimensioni che limitavano l’entusiasmo di voler rappresentare un paesaggio troppo vasto, quasi infinito.

La scatola d’acquerelli di soli dodici godet sembrava l’edizione rimpicciolita di quella che sfoggiava la sua vicina iscritta anche lei al corso di pittura “en plein air” eppure sapeva bene che non aveva bisogno di una selezione già prestabilita di sfumature perché preferiva crearsele da sola mescolando i colori primari ai secondari.  Solo così riusciva a soddisfare la richiesta di avvicinarsi il più possibile alla raffigurazione di quello spettacolo naturale che la stava elettrizzando.

“L’opera d’arte a volte supera la natura perché non è una semplice fotografia ma include lo stato d’animo di chi ne è l’artefice” spiegava ad alta voce l’insegnante per spronare il gruppo delle iscritte a sentirsi vere artiste. 

Louise sapeva bene che la sua felicità si sarebbe evidenziata dall’andamento delle pennellate di colore che avrebbero trasformato macchie variopinte in un’originale versione di quel panorama.

Considerava la tecnica del dipingere proprio una forma di magia. Il pennello diventava la sua bacchetta magica con la quale riuscire perfino a dare vita a un fiore appena abbozzato.

Sulle note di un sottofondo di musica classica, scelto dall’insegnante per permettere all’estro di incrementare le sue potenzialità, Louise lasciava danzare la mano sul foglio bianco.

Posseduta dal colore intingeva il pennello non solo nella tavolozza ma anche nel suo cuore e lo impregnava di emozioni che poi trasportava sulla carta. 

I dettagli ben precisi di tutto quello che vedeva venivano solamente suggeriti da sbavature di colore e illuminati dall’elettricità che galvanizzava il suo animo. 

“Il gioco delle ombre spalmate sulle pareti di una casa o riversate in terra ai piedi degli alberi come un liquido scuro fuoriuscito da un vaso troppo colmo rendono, per contrasto, la luminosità di ciò che è colpito dal sole”, continuava a ripetere l’insegnante spiegando che erano proprio le pennellate scure a permettere alla luce di risaltare.

Sul foglio di Louise invece quest’alternanza di chari e scuri rendevano solo l’immagine del caos della vita di tutti i giorni piuttosto che l’armonia della natura.  Nonostante ciò non si demoralizzava affatto e continuava a sorridere mentre dipingeva.  Era comunque consapevole che le varianti cromatiche che aveva accostato erano riuscite ad animare il suo dipinto.  Il risultato era ben diverso da quello dell’insegnante che sembrava essere stata capace di rappresentare il vento che solleticava le fronde degli alberi e fosse riuscita a far percepire il canto degli uccelli mentre frullavano le ali nel silenzio di un volo.

Nella sua vivida rappresentazione artistica invece i colori erano più carichi, più accesi rispetto a quelli del paesaggio che le si parava innanzi.  Notò con piacere che era però riuscita a creare uno scenario fantastico nel quale ambientare le proprie emozioni.  Non aveva dipinto ciò che aveva visto ma ciò che aveva sentito vibrare dentro di sé.

In breve si accorse che il colore non era solo sul dipinto che stava creando ma anche sulle sue dita e sui suoi vestiti.  Non si preoccupò di questo, anzi, se ne compiacque comprendendo che tanta vivacità, evidenziata anche nel suo aspetto, la rendeva sicuramente più felice. 

Sorrise notando di avere colorato anche i suoi pensieri e, proprio in quel momento, si ricordò di avere in tasca un sacchetto di Ginevrine, le allegre caramelle di zucchero, che aveva preparato per dividerle col gruppo delle artiste.

Creatività, fantasia e colore si erano coalizzati anche in quelle dolcissime pastiglie zuccherine e si sentì orgogliosa di offrirle in una occasione così variopinta e gioiosa.

 

Ginevrine di zucchero multicolor

Ingredienti per circa 40 caramelline

3 cucchiai colmi di zucchero semolato

E per colorare 2 o 3 cucchiaini sciroppo di menta.

Ripetere l’operazione anche col succo di mirtillo poi di arancia e infine di limone.

Procedimento:

colorare lo zucchero e girare bene il composto deve risultare piuttosto denso.

Su un foglio di carta da forno fare gocciare il composto creando le pastiglie dai colori diversi e lasciarle asciugare all’aria per tutta la notte.

 

Inserito il:03/03/2021 17:38:34
Ultimo aggiornamento:03/03/2021 17:47:26
Condividi su
Cliccate sulle strisce colorate per la sezione di vostro interesse
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)

Questo sito utilizza cookies.

Cookie policy | Privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology