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Aggiornato al 29/11/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Mary Evans Picture Library - Pierre Valdès

 

I barbét

di Nazzareno Lasagno

 

In questi giorni i telegiornali parlano spesso delle case di riposo per anziani e del gran numero di decessi avvenuti a causa del coronavirus, una vera strage in alcune RSA. Anche le procure si sono mosse per fare chiarezza sui fatti e capire se ci siano responsabilità per questo disastro.

Però ci sono anche casi che si scostano dalla media. Un servizio del TG regionale del Piemonte ha citato come esempio di serietà e buona gestione le Case di riposo amministrate dalla Diaconia Valdese e in particolare il Rifugio Re Carlo Alberto di Luserna San Giovanni in provincia di Torino che ospita anziani parzialmente o totalmente non autosufficienti affetti da Alzheimer, o da altre forme di demenza.

I luoghi dove sorge la struttura mi sono noti perché fin da bambino ho frequentato la Val Pellice, dove risiedevano alcuni fratelli e sorelle dei miei nonni. Ho imparato ad apprezzare l’ambiente naturale e la gente della valle, e sono portato a credere che le residenze per anziani della Diaconia siano ben gestite perché conosco la serietà e il rigore morale dei valdesi.

 

Una comunità indomita.

 

L’origine del movimento valdese si fa risalire al ricco mercante Valdo di Lione, noto anche come Pietro Valdo (1140-1217), il quale a seguito di una crisi mistica decise di lasciare tutti i suoi beni ai poveri e di dedicarsi alla predicazione del messaggio evangelico incentrato sulla povertà e la sobrietà, tant’è che originariamente i valdesi furono soprannominati “i Poveri di Lione”. Per rendere la Bibbia più comprensibile al popolo, Valdo la fece tradurre in lingua provenzale.

I suoi principi erano sostanzialmente non dissimili da quelli francescani, ma a differenza di Francesco d'Assisi non fondò un ordine monastico e continuò a predicare alla gente da semplice laico, una pratica all’epoca non consentita che gli causò la scomunica.

In Piemonte chiamiamo barbét i valdesi, appellativo che è poi diventato, fra i cattolici, genericamente sinonimo di miscredente.

Il termine “barbetto” deriva dal fatto che i predicatori itineranti erano detti “barba” che in dialetto significa zio, nel senso di persona di riguardo, appellativo analogo al “padre” dei cattolici.

La storia del movimento valdese è segnata da secoli di inenarrabili e durissime persecuzioni.

Nell’aprile del 1545 in diversi villaggi della Provenza furono massacrati migliaia di uomini, donne e bambini, un episodio citato anche da Voltaire nel suo Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni: “On compta vingt-deux bourgs mis en cendres”. I pochi sopravvissuti si rifugiarono nelle valli piemontesi.

Nel 1561 l’Inquisizione promosse una sanguinosa crociata contro i valdesi di Calabria che furono quasi completamente eliminati da quei territori.

Circa un secolo più tardi, nella Settimana Santa del 1655, ci fu il tristemente famoso episodio definito “Pasque piemontesi”, quando il duca Vittorio Amedeo II scatenò contro i valdesi una feroce persecuzione allo scopo di sterminarli, con il beneplacito di papa Alessandro VII. Secondo un documento del 1656, il bilancio finale fu di 1.712 morti. Inoltre almeno 148 bambini furono portati via e affidati a famiglie cattoliche.

Nel trentennio successivo una gran parte della popolazione valdese fu trucidata o imprigionata, tuttavia circa 2500 persone riuscirono a fuggire a Ginevra, trovando protezione presso i protestanti svizzeri.

Nel 1689, a seguito della mutata situazione internazionale, gli esuli poterono organizzare un’impresa difficile e rischiosa, passata alla storia come glorieuse rentrée (glorioso rimpatrio): un migliaio di uomini, tra valdesi e ugonotti, guidati da Henry Arnaud, attraversarono i monti e i colli della Savoia con una marcia epica di 13 giorni, scontrandosi vittoriosamente con le truppe franco-sabaude a Salbertrand, per ritornare nei luoghi di origine.

Però, una volta rientrati, i valdesi non ebbero vita facile perché continuarono a essere impegnati in mesi di guerriglia contro le truppe francesi, furono poi costretti ad asserragliarsi alla Balsiglia, una borgata sopra Massello in val Germanasca. Nel maggio 1690 l’attacco delle truppe franco-sabaude stava per segnarne la fine, ma li salvò l’improvviso cambiamento nelle alleanze politiche che portò il duca di Savoia a scendere in guerra contro i suoi ex alleati francesi (abbiamo una solida tradizione di cambi di fronte!).

Le travagliate vicende storiche dei valdesi, oltre a consolidare la fede, hanno contribuito a sviluppare un senso di appartenenza a una sorta di “patria” e non a caso il Pastore Alexis Muston, uno degli storici valdesi più significativi dell’Ottocento, raccontò la storia della comunità in Piemonte intitolandola L’Israël des Alpes.

Le persecuzioni e le discriminazioni cessarono solo il 17 febbraio 1848 quando Carlo Alberto, firmando le Lettere patenti, concedeva finalmente ai valdesi “tutti i diritti civili e politici de’ Nostri sudditi; a frequentare le scuole dentro e fuori delle Università, ed a conseguire i gradi accademici”.

Si spiega perché la casa di riposo di Luserna San Giovanni sia dedicata proprio a questo illuminato sovrano, sebbene l’editto albertino non fosse ancora il passo decisivo verso la libertà religiosa. Il documento infatti precisava che “Nulla è però innovato quanto all'esercizio del loro culto ed alle scuole da essi dirette”.

Tuttavia nella storia dei valdesi il 17 febbraio resta una pietra miliare ed è una ricorrenza celebrata come festa civile e religiosa con grandi falò, cori, fiaccolate e momenti teatrali.

 

Le valli valdesi.

 

Oggi la maggior parte dei valdesi è concentrata nelle cosiddette Valli Valdesi: Val Pellice, Val Chisone e Val Germanasca. E Torre Pellice (La Tour in piemontese) è il centro principale della Chiesa valdese, dove ogni anno si svolge il Sinodo, l'assemblea generale che esprime l'unità di tutte le chiese.

Secoli di coesistenza e di confronto, a volte anche aspro fra gli appartenenti alle due principali religioni, hanno contribuito a creare in Val Pellice un ambiente socio-culturale molto più aperto e vivace che in altre valli piemontesi.

Altro fattore di pluralità culturale è stata la presenza di quattro lingue: l’italiano, il francese, parlato generalmente dai valdesi, il piemontese e il patouà (o patois), un occitano utilizzato dai montanari delle zone alte e senza tradizione scritta. Le lingue con il tempo si sono anche un po’ mescolate, spesso con bizzarre contaminazioni reciproche.

Da aggiungere a tali fattori anche l’effetto dei matrimoni misti che, nonostante qualche ostacolo, sono sempre avvenuti, contribuendo a creare una certa osmosi tra le due comunità religiose.

Anche lo sviluppo industriale iniziato alla fine del XVIII secolo è senz’altro tra gli elementi che hanno contribuito a rendere più aperta culturalmente la gente di queste valli.

Un’attiva industria manifatturiera ebbe inizio fin dal 1793 quando Giovanni Daniele Peyrot introdusse "dello stame all'uso inglese e successiva formazione di stoffe di lana", impiegando già nel primo ventennio dell'ottocento un centinaio operai.

Tra gli insediamenti più importanti vi è stata la manifattura tessile Mazzonis di Pralafera nel territorio di Luserna S. Giovanni (chiusa definitivamente nel 1966) per che oltre mezzo secolo ha occupato molta manodopera locale.

La presenza di manifatture, cave di pietra, miniere e altri insediamenti industriali ha anche portato con sé la formazione di una classe operaia orientata verso gli ideali del socialismo. A inizio novecento le molteplici rivendicazioni per ottenere migliori condizioni di lavoro ebbero come episodio culminante l’occupazione della Mazzonis avvenuta nel 1920, a seguito di una grave vertenza sindacale. Fu la prima fabbrica italiana a essere occupata e gestita direttamente dagli operai.

 

Oggi delle miniere di talco e grafite della Val Chisone e della Val Germanasca, che nel passato sono state un’importante risorsa economica per le valli, restano soltanto degli interessanti musei, mentre lo gneiss lamellare, più noto come “pietra di Luserna”, continua a essere cavato e lavorato con l’apporto di una numerosa comunità cinese insediatasi da tempo nel territorio di Barge e Bagnolo.

 

I rapporti con la Chiesa cattolica.

 

Da anni è in corso un dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica, però sono dovuti passare parecchi secoli e arrivare al 2015 perché un papa, Francesco, con un esemplare atto di umiltà, si recasse presso un tempio valdese per chiedere “perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!»

Tuttavia oltre alle non trascurabili differenze dottrinarie, permangono notevoli distanze riguardo alle questioni etiche, quali la contraccezione, l'interruzione di gravidanza, l'accanimento terapeutico e l'eutanasia.

La Chiesa valdese continua ad avere posizioni progressiste e a stimolare il dibattito su moltissimi temi: è favorevole al testamento biologico e alla ricerca sulle cellule staminali, consente la benedizione di coppie formate da persone dello stesso sesso, si oppone all’omofobia e sostiene la comunità LGBT.

È anche aperta all’accoglienza degli stranieri e a partire dal 2015, insieme alla Federazione delle chiese evangeliche e alla Comunità cattolica di Sant’Egidio, ha organizzato e finanziato i Corridoi Umanitari, un’iniziativa che ha consentito a quasi duemila profughi, provenienti dalla Siria, di raggiungere l’Italia con normali voli di linea.

I valdesi sono oggi circa 25000 in Italia, principalmente in Piemonte, e circa 13000 in Sud America, ma la Chiesa valdese, per effetto delle politiche progressiste e delle numerose iniziative benefiche, ha un seguito molto superiore a quello dei suoi membri effettivi. Infatti, secondo gli ultimi dati disponibili, più di mezzo milione di italiani, ovvero circa 20 volte il numero dei valdesi, hanno firmato per devolvere alla Chiesa valdese l'8 per mille dell’IRPEF (e tra questi ci sono anch’io).

Il contributo versato non viene utilizzato per sostenere l’apparato ecclesiastico, ma è finalizzato esclusivamente a interventi sociali, educativi e culturali, in Italia e all’estero.

 

Agosto 1689 - Glorioso rimpatrio dei valdesi

 

 

Inserito il:29/04/2020 12:35:28
Ultimo aggiornamento:29/04/2020 15:34:16
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