Aggiornato al 27/01/2023

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Jonathan Day (from Willamette Valley of Oregon) - Bach in Heaven

 

Dal Canone alla Fuga: le meraviglie della musica. Bach.

 

La versione audio-video di questo articolo al link:  https://youtu.be/qKG1RaFyPgk

 

di Achille De Tommaso

La “fuga”, in musica, è un procedimento che mi affascina, perché ha sicuramente delle influenze cerebrali; e mi piace parlarne. E’ infatti un’ottima dimostrazione che 1+1 non fa due, ma che, nella polifonia, qualcosa di aggiuntivo viene inserito nella somma; qualcosa, a tutta prima, inspiegabile e affascinante.

 

***

Per capirla, permettetemi di introdurvi ai concetti musicale di “polifonia” e di “canone”. La polifonia” è semplice da spiegare, se ricordiamo come si canta “in coro”. Infatti il coro viene definito: monodico quando tutte le voci intonano la stessa melodia, come nel canto gregoriano; e polifonico quando esse intonano melodie diverse, come nei mottetti e nei madrigali del Rinascimento.

Ilcanone è una forma particolare di polifonia: nel canone vengono sovrapposte le voci in tempi diversi. Trovate una bella e semplice spiegazione del “canone” a questo link:

https://musicadiffusa.it/canone/

Il link suddetto vi manda alla canzone “Rain and Tears” degli Aphrodite’s Child (1968), che spiega ed esemplifica meglio il concetto di “canone”; e che anche vi propongo a questo link;

https://www.youtube.com/watch?v=JM_T7W7k0mA

Orbene; “fuga”, in musica, è un procedimento compositivo caratterizzato dalla sistematica imitazione di un tema principale (chiamato soggetto), in linee melodiche che suonano simultaneamente.  Nella sua complessità matematica, formalità, simmetria, e varietà, la fuga detiene l'interesse di compositori, interpreti e ascoltatori di musica occidentale; più o meno allo stesso modo con cui il sonetto, in poesia, affascina con la musicalità delle sue rime.

E per rendervi l’idea di come diventi magica la trasposizione di un banalissimo brano, quando viene effettuato in “fuga”, vi propongo “tanti Auguri a Te”, trasposto in “fuga”; e sentite cosa succede:

https://www.classicfm.com/composers/bach/happy-birthday-fugue/

E adesso andiamo sul molto raffinato e geniale: conosciamo Nina Simone come un'icona della musica del 20° secolo: una geniale interprete e cantautrice. Io considero la sua musica jazz irresistibile, con il suo modo di suonare il pianoforte senza sforzo. Da giovane musicista, la Simone ha studiato pianoforte classico, e con esso, la complessa musica contrappuntistica per tastiera di JS Bach. Nelle sue improvvisazioni, il suo studio delle fughe e delle forme classiche, traspare attraverso la superficie jazz. Ed eccovi quindi un momento particolarmente straordinario; con "Love Me Or Leave Me": ascoltate la delicata fuga influenzata da Bach, con sviluppo del motivo perfettamente posizionato, il tutto nel contesto di una sontuosa canzone jazz (potrebbe essere suonata col clavicembalo e la godreste comunque…). Geniale!

https://www.classicfm.com/discover-music/instruments/piano/nina-simone-improvises-bach-fugue-classic-song/

STORIA DELLA FUGA

La prima e più rigorosa tecnica imitativa nella polifonia occidentale è, come detto prima, il “canone”, in cui ogni voce successiva (il termine per una linea musicale che viene cantata o suonata) ha la stessa melodia. I canoni apparvero nel XIII secolo e sono stati una risorsa importante nel contrappunto (l'arte di combinare più melodie contemporaneamente) occidentale, fino ai giorni nostri. La musica popolare include molti esempi di canone ripetuto, chiamato round: "San Martino Campanaro" è un esempio che ci è familiare.

La “fuga” può essere considerata come uno stadio successivo nell'evoluzione del canone. Il nome fuga fu applicato ai brani canonici già nel XIV secolo, ma gli antenati logici della fuga completamente sviluppata sono gli inizi strettamente imitativi delle canzoni d'insieme del tardo XVI secolo.

Nel XVII secolo, compositori come Frescobaldi e Johann Jakob Froberger fecero uso della tecnica fugale nel contesto di movimenti più ampi.

Le opere di Bach sono all'apice della storia della fuga. Le fughe di Bach rimangono insuperate nella loro straordinaria varietà e nella loro perfezione, e nessun altro compositore ha prodotto così tanti splendidi esempi di fughe grandi e piccole, per ogni mezzo a sua disposizione in quel momento.  In un'intervista del maggio 2018 a Living the Classical Life, l'illustre pianista Emanuel Axe ammetteva che il suo "cervello sarebbe stato il doppio delle sue dimensioni" se avesse suonato più Bach. “È uno dei miei più grandi rimpianti quello di non aver suonato molto, molto, molto (tre volte ripetuto) di più della musica di questo compositore”. "E naturalmente, spiritualmente, - secondo lui - c'è ben poco di eccezionale al mondo, oltre Bach." Glenn Gould, canadese, uno dei pianisti più famosi e celebrati del 20° secolo, definì Bach il più grande architetto del suono.

L'arte della fuga (nell'originale in tedesco, Die Kunst der Fuge) BWV 1080 è una raccolta di composizioni di Johann Sebastian Bach, senza indicazioni sulla strumentazione, formata da diciannove fughe. Iniziata intorno al 1740, o forse anche prima, ma portata avanti con assiduità solo a partire dal 1747, l'arte della fuga restò incompiuta a causa della morte di Johann Sebastian Bach, avvenuta nel 1750. Nonostante fosse incompleta, Carl Philipp Emanuel Bach, figlio di Johann Sebastian, la fece stampare nel 1751.  “L'arte della fuga” è riconosciuta come una delle opere musicali più complesse e articolate mai scritte, e viene universalmente considerata uno dei vertici più alti mai raggiunti dalla polifonia contrappuntistica nell'intera storia della musica.

Ma Bach non si considerava un artista, ma uno scienziato della musica. Proprio come Newton aveva elaborato le leggi del moto planetario, così Bach si proponeva di scoprire le leggi dell'universo musicale. Più Galileo che Michelangelo, quest'uomo, profondamente religioso, cercava la "musica di Dio" piuttosto che la propria. Qui sta la ragione della sua straordinaria versatilità. La fede informa così tanto dell'arte di Bach che metterla da parte è il modo più sicuro per sbagliare la storia. Brahms aveva invitato i suoi contemporanei a "studiare Bach;” ”lì troverai tutto", diceva. Beethoven scherzava dicendo che il suo nome non doveva essere Bach ("ruscello") ma Meer ("oceano").

ANALISI FISIOLOGICA DELLA RISPOSTA NEUROCEREBRALE ALLA “FUGA”

La fuga ci introduce il tema della “ricorsione” (il ricorso di più fatti); una storia dentro una storia: una struttura autosimilare, in cui ogni nuovo livello gerarchico è annidato all'interno di uno inferiore. Questo annidamento ricorsivo può continuare indefinitamente; come nella geometria frattale. E come nel frattale, anche il “ricorso” in musica, affascina il nostro cervello e lo tiene inchiodato a “ciò che avviene dopo”.

La musica è sicuramente la più “fisica” tra le arti. Il tipo tonale (la gerarchia dei suoni) ha semplici fondamenti matematici basati sulle leggi dell'acustica. Però, se la canzone “My 1st Song” di Jay-Z può sconvolgere la vostra corteccia uditiva, non è perché non vi piaccia quella musica, ma è perché è una risonanza incombente, ripetitiva, di fa# minore blues, ossia un tormentone; il che, a taluni, può risultare antipatico; ma in cui l’influenza, volutamente psichedelica, è fortissima (v. rave parties…). E ve la propongo qui:

https://www.youtube.com/watch?v=69XtYyEj0X8

La musica infatti ha un linguaggio cerebrale razionale, ma ancora non ben capito; e molto di ciò che sappiamo di esso ce lo ha insegnato Bach. Bach, infatti, rivendica nella musica una parvenza di sintassi, anche se ancora nessuna semantica di cui parlare. Chiunque (come me) strimpelli un po’ il piano, e magari la chitarra, sa che i modi minori (ad esempio gli accordi), rattristano (es. mi minore); che le dissonanze irritano, che i toni in maggiore (es. Fa maggiore) anticipano e impongono; e che le cadenze concludono. Bach ha capito e sfruttato questa sintassi e ce l’ha insegnata. Corredata della giusta acculturazione, infatti, la musica può effettivamente innescare emozioni in modo affidabile e riproducibile, il che a sua volta garantisce al compositore una misura di intenzionalità nel comunicabile. Cosa desta in noi “Toccata e fuga…”? Un mondo oscuro? Una apocalisse forse. Il mistero? La Magìa? Fate voi, e chiedetevi perché il pezzo è stato usato per presentare “Dr. Jekill e Mr. Hyde”:

https://www.wqxr.org/story/what-makes-the-famous-bach-organ-piece-toccata-fugue-so-spooky/

Sebbene la maggior parte degli studi sull'elaborazione musicale nei musicisti abbia osservato una dominanza di intervento dell'emisfero cerebrale sinistro (quello che presiede alle attività analitiche), che di solito è stata spiegata con un'abile strategia analitica utilizzata da questi soggetti, i risultati sul comportamento nei confronti della “fuga” paiono essere incoerenti con ciò. Sono state infatti esaminate le modificazioni dell'attività emisferica indotte dall'ascolto della musica (fughe di JS Bach) e dal riconoscimento delle ripetizioni del tema della fuga, utilizzando la tecnica dell'ecografia Doppler transcranica bilaterale (TCD). Ebbene, si è concluso che (analisi fatta su 32 musicisti), in questo caso, è l’emisfero destro quello più coinvolto. Si conclude che quando l'elaborazione di materiale musicale complesso deve basarsi sull'analisi delle caratteristiche di un contorno melodico, che richiede capacità di memoria di lavoro (es. le ripetizioni della fuga), si osserva una dominanza dell'emisfero destro anche in soggetti musicalmente sofisticati. Come sappiamo, l’emisfero cerebrale destro controlla l’immaginazione, il linguaggio anagogico, la simbolica; e la capacità di cogliere la magia della realtà. Quindi, per il nostro cervello, la “fuga” è magia.

E non posso ovviamente lasciarvi senza proporvi la sublime “toccata e fuga in re minore”, di JS Bach; suonata all’organo a canne da Karl Richter. E notate la maestria di esecuzione su pluritastiera (…la meraviglia della tastiera a pedale…). L’assistente che vedete comanda i registri. Richter è considerato “l’ultimo grande esecutore di Bach”. L’organo è il "Dreifaltigskeitsorgel" (Organo della SS.Trinità) è uno dei tre della basilica benedettina di Ottobeuren; conta quattro tastiere di 51 note ed una Pedaliera di 25 note, originariamente alla francese, sostituita in seguito da una pedaliera alla tedesca. 

https://www.youtube.com/watch?v=ilnIITx5jCU

E se volete capire, un po’, come, con Bach, 1 + 1 faccia più di 2, ascoltatevi questa versione, e guardate l’analizzatore grafico:

https://www.youtube.com/watch?v=ipzR9bhei_o

 

RIFERIMENTI

https://www.cs.princeton.edu/~chazelle/music/bach.html

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9740359/

https://www.classicfm.com/discover-music/instruments/piano/nina-simone-improvises-bach-fugue-classic-song/

https://www.lifegate.it/che_cosa_e_la_creativita#:~:text=Il%20cervello%2C%20la%20sede%20della%20creativit%C3%A0&text=L'emisfero%20destro%20controlla%20la,cogliere%20la%20magia%20della%20realt%C3%A0.

https://xoomer.virgilio.it/fborsari/arretra/organi/deut01.html

 

Inserito il:05/01/2023 12:33:40
Ultimo aggiornamento:05/01/2023 12:45:49
Condividi su
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)


Questo sito non ti chiede di esprimere il consenso dei cookie perché usiamo solo cookie tecnici e servizi di Google a scopo statistico

Cookie policy | Privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology | 04451716445