Aggiornato al 19/05/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Henry de Toulouse-Lautrec (1864-1901) - Au salon de la rue des Moulins, 1894

Trasformare un quadro d’autore in parole….

 

Les demoiselles rebelles

di Simonetta Greganti Law

 

Al salon di rue des Moulins le “demoiselles rebelles ” stavano in attesa di ricevere i clienti. 

Se ne stavano svogliate e scomposte nei loro abiti succinti, con capelli perfettamente pettinati ma con scarpe dai tacchi consumati.  Erano fiaccamente adagiate sui divani di velluto rosso che sarebbero diventati, all’apertura delle porte, la vetrina su cui avrebbero esposto i loro corpi.

Alcune donne erano giovani, altre non proprio nel fiorire degli anni e tutte sedevano vicine e già pronte per mercificare la loro carne.

Madame Mimi, la maîtresse, ripeteva in modo imperativo le ultime raccomandazioni

“Presto ragazze, sorridete, siate maliziose, generose nelle scollature, seducenti con gli sguardi.  Svelte, ritoccate la bocca coi rossetti color fiamma e incipriatevi il naso”.

Tutte rispondevano quasi all’unisono “Certo Madame Mimì” e le più sfacciate, tra i risolini delle altre, scimmiottavano labbra trepidanti d’amore o sollevavano il seno per esporlo meglio al di fuori dei corsetti consumati.

“Io ho un appuntamento fissato dalla volta scorsa, sono sicura che il mio cavaliere sarà già fuori dal portone a scalpitare” si vantava Carmen l’Andalusa che era quasi cresciuta nel bordello e sapeva bene come selezionarsi i clienti.

Al di fuori di quella casa di piacere infatti già si preparavano ad entrare i primi habitué.

Philippe non aveva ancora compreso perché lo zio lo avesse accompagnato proprio lì, nel giorno del suo compleanno. Il ragazzo aveva appena compiuto la maggiore età e suo zio, per iniziarlo ai piaceri del sesso, aveva deciso di condurlo, per la prima volta, nel bordello di Mme Mimì.

“Vedrai” gli diceva quello “il mio regalo ti piacerà sicuramente” e ridacchiava mentre lo spintonava per valicare il portone. Per lui, che veniva dalla campagna e non conosceva ancora la grande città di Parigi, l’emozione era grande.

Lo zio invece, che in quell’ambiente si ritrovava completamente a suo agio, incurante dell’imbarazzo del nipote, lo aveva presentato alla maîtresse qualificandolo come di primo pelo.

“Qui serve una ragazza scaltra, per spronare questo giovane rampollo.  Quale mi suggerisce tra queste belle signorine?”

“ Non c’è che l’imbarazzo delle scelta, sono tutte seducenti” rispondeva quella con orgoglio mentre faceva notare le gambe scoperte di alcune ragazze fasciate solo da calze sopra al ginocchio.

In teoria non ci sarebbe stata nessuna necessità per quell’introduzione dello zio dato che era ben evidente che il ragazzo fosse un novellino; lo si poteva dedurre immediatamente vedendolo camminare mentre sbatteva ai grossi vasi di porcellana, alle colonne della sala, o agli ingombranti divani dalla tappezzeria lisa che arredavano quell’androne odorante di tabacco, talco, cipria ma anche di profumi molto pesanti come ambra, muschio, zibetto.

Il giovane stonava al cospetto di gentiluomini elegantemente abbigliati in giacca e cravatta, artisti bohémien vestiti in modo anticonformista o uomini in uniforme che indossavano giubbe arricchite da numerose decorazioni al valore, spalline profilate in colori diversi, baveri ricoperti di velluto e guarnizioni, bottoni metallici dorati con fregi a rilievo.

La matrona, non potendo lei stessa più esercitare la professione per l’età ormai avanzata, controllava tutte le ragazze della casa ma, allo stesso tempo, teneva d’occhio i clienti. Sorrideva nel comprendere il turbamento del ragazzo non abituato a questo tipo di passatempo e chiamò le sue protette per divertirsi a vedere la reazione del giovane di fronte a tanta sfrontatezza.

 “Chi si offre per iniziare questo bel giovanotto?”  pronunciò ad alta voce e senza pudore Mimì ed ecco le demoiselles pronte a sfilare davanti all’ingenuo frequentatore. 

Signorine per la maggior parte svestite, in culotte e seni scoperti, calze di seta fumè , sandali con tacchi vertiginosi si pararono davanti a Philippe che, in un turbine di sensazioni improvvise, anziché concentrarsi su quelle donne vide volteggiare davanti al suo sguardo oggetti secondari: una statuina di ceramica, due specchiere dalla preziosa cornice intarsiata e lo scintillante lampadario di cristallo.  Ogni cosa sembrava roteare su uno sfondo di carta da parati bordeaux operata con disegni in oro e  tutti i loro contorni sembravano offuscati tanto da lasciare al giovane l’illusione di stare sognando.

Un lungo nastro di seta nera lo afferrò improvvisamente al collo e Philippe venne forzato a salire una scala che portava ai piani alti dove erano i nidi d’amore.  La scelta per quella sera era stata fatta da suo zio grazie a una semplice intesa di sguardi con la ragazza.

“Il paradiso è al primo piano” le sussurrò questa in un orecchio mentre lo trascinava nella sua alcova.

La stanza dove venne accompagnato aveva un letto a baldacchino. Alle pareti arazzi e quadretti rappresentanti donne in posizioni sexy che avevano lo scopo di accendere le fantasie erotiche dei clienti. Suzette continuava a sorridere provocante mentre Philippe era sempre più impacciato.

Anziché guardare la merce che quella generosamente offriva, passava in rassegna l’arredamento della stanza soffermandosi sull’armadietto, il catino smaltato su un treppiedi di ferro battuto, lo specchio ovale che lo sormontava e una brocca piena d’acqua  per la toletta giornaliera.

La scaltra donna si rovesciò prontamente sopra al ragazzo disteso sul letto e fu in quel momento che il pendente che aveva al collo risvegliò il giovane da quel sogno ad occhi aperti. Il ciondolo gli era familiare, e quell’oscillare regolare come il movimento del pendolo di un ipnotizzatore lo riportò indietro nel tempo e nello spazio.

Si ricordò di una cara amica del passato: Marie, settima figlia in una famiglia di poveri contadini. I due stavano spesso insieme e, in più occasioni, avevano diviso del pane nero per placare i morsi della fame troppo abituali in quella fase della loro vita.

Le memorie di quel tempo non erano affatto collegate ai paesaggi bucolici in cui erano ambientate ma a rievocazioni di stenti, fame e lacrime.  Eppure c’era anche un amore mai confessato. In quel momento i ricordi avevano trovato la falla dalla quale fuoriuscire impetuosi  e, straripando dagli argini di regioni recondite del cervello, riportavano in superficie memorie che sembravano essere dimenticate.

Marie aveva un medaglione nel quale custodiva gelosamente il ritratto di suo padre morto ancora giovane. Nonostante quella perdita lei aveva giurato che non si sarebbe mai più separata da quell’immagine sepolta sopra al suo cuore.

Philippe scorse, nascosti sotto al malizioso trucco di Suzette, gli occhi semplici di Marie…eppure un fondo di tristezza li accumunava.

Quella notte Philippe continuò a vivere nel passato: sebbene Suzette fosse molto bella e smaliziata lui amò Marie. Sapeva che si trattava della stessa persona anche se con due vite diverse. Quella sera decise di non rivelare la sua identità alla ragazza che non lo aveva riconosciuto.

Tornato dallo zio lo ringraziò per quella esperienza indimenticabile.

 

Inserito il:02/03/2022 12:26:45
Ultimo aggiornamento:02/03/2022 12:38:04
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