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Voltaire

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Orchidee e sabbia dal Parco della Val Brembana

di Patrice Brembilla

 

Il fiume Brembo. Il Brembo forma la Val Brembana (BG), ricca di numerosi affluenti e torrenti che da più di 2.000 m di altitudine sfociano nell’Adda dopo 79 km di intrecci e fusioni. Fin dal 1800 gli industriali e lo Stato si sono installati dando vita ad aziende e centrali idroelettriche per la ferrovia della vallata e l’illuminazione pubblica e privata.

Nei pressi del lago d’Iseo, in particolare, si accumulano e si trascinano a valle migliaia di quintali di ghiaia e sabbia granulare misti a pietre, massi, limo argilloso e altri detriti. A monte del laghetto di Bernigolo, opera artificiale dell’Enel, si sono raccolti e prelevati 10.000 m³ di materiale capaci negli anni di ridurne del 10% la capienza originale. Anche a metà strada, a 430 m slm, dal torrente Serina sono stati estratti 3.000 m³ di materiale. Notevoli gli interventi e le operazioni di ripristino della funzionalità idraulica dei corsi. A valle gli affluenti danno vita al Brembo nel paese di Brembate di Sopra, e nella contigua città di Ponte San Pietro a 224 m. slm, storicamente punto di massima concentrazione di enormi quantità di residui di sabbia, ghiaia e terra.

Negli anni ’20 iniziano a svilupparsi gli impianti di estrazione di pietre e ciottoli convogliati nei fiumi, prime opere di un’industria tuttora attiva e di cui esistono i ruderi. Negli anni ‘30 – ‘40 l’estrazione manuale e automatica di ghiaia e detriti è diventata una fondamentale risorsa per la comunità locale, con forte valore storico ed economico. Oggi viene regolata per ridurre il rischio idraulico e ambientale con il via della Regione Lombardia per il trasporto di sabbia e pietre.       

Il prelievo e la lavorazione di 1.000 – 10.000 m³ di materiale grezzo hanno trasformato il detrito in risorsa commerciale e in un bene della collettività.

La nascita della sabbia. Le prime operazioni per l'estrazione di sabbia e ghiaia, sono state attive fino a metà del XX secolo con sistemi rudimentali costituiti da un cavo sospeso e un secchio, dotati di un peso pescante per la discesa trascinato con un argano a mano, in gergo va e vieni, e per il trasporto dall'alveo alla riva. Spesso caricamento manuale del secchio, trasporto e rovesciamento sulla riva avvengono su imbarcazioni ancorate.

A partire dal 1920 si elimina la gestione manuale dei cavi e l’impianto è a estrazione automatica.

Con l’alimentazione elettrica viene edificata una struttura in cemento armato: una macchina esterna da scavo, la dragline, raschia il fondo dell’alveo e un secchio pieno è portato alla sommità della struttura. All’interno inizia il processo di produzione della sabbia: svuotati dal secchio in un imponente frantoio, sassi e detriti vengono frantumati e sottoposti alla fine al controllo di qualità con specifici setacci di selezione del livello di finezza dei grani richiesto per l’impiego nell’edilizia (cemento, calcestruzzo e vetro). Successivamente la sabbia da una bocca su una fiancata della struttura è travasata direttamente all’esterno negli automezzi per il trasporto ai cantieri. Il ciclo si chiude pilotando all’esterno il secchio vuoto per attivarne il carico successivo.

L’operazione di frantumazione è passata alla storia per il rumore assordante emesso dall’interno della struttura, attiva dalle 7 del mattino alle 19, concerto infernale per i timpani dei cittadini.

L’isolotto di Ponte San Pietro e il Parco. È a Ponte San Pietro che nel tempo si è formato l’isolotto, un nuovo ambiente naturale inaugurato a marzo 2026. Segna la rinascita di un’area attesa da 50 anni, costata €1,75 milioni e che ha trasformato lo spazio degradato tra il Brembo e il Quisa, torrente dall’alveo fangoso, in un Parco agricolo, naturalistico e ricreativo e con una pista ciclabile immersa nei boschi. Di proprietà privata e demaniale, è un rarissimo habitat naturale che preserva la memoria storica e il patrimonio del luogo. Alla sua valorizzazione e a beneficio dei cittadini, ARPA Lombardia, Italia Nostra, il Gruppo Flora Alpina di Bergamo, Legambiente Bergamo, WWF BG e FAI hanno contribuito a un progetto ecologico Obiettivo scarichi zero: tutela acque del Brembo, investimento nella montagna, salvaguardia dell’ecosistema fluviale.

Il Parco ha superficie di 185.000 m² con cartografie definite dal 1889, 1955 e 1974. Protetto da una serie di progetti di valorizzazione naturalistica è diviso in 3 aree: 80.000 m² di superficie incolta, riserva naturale e monumento naturale; 48.000 m² di superficie agricola di e 60.000 m² di area demaniale. Numerose le piante adattate all’aridità del substrato. Prosperano 8 specie di rarissime orchidee di particolare interesse, insieme a un centinaio di specie floreali pregiate, testimoni dell’ottima salute dell’ambiente dell’isolotto e della sua peculiare importanza. Caso esemplare di genuino patrimonio naturale, sbocciato dal pieno rispetto della Natura.

Le piene del Brembo.  A Ponte San Pietro, a Natale 2009, quando le acque del fiume irrompendo in piena (v. foto) hanno divelto e trascinato a valle la vecchia diga, la paratia di protezione, in dialetto la famosa burlù, era rotolata a valle e si era fermata a un centinaio di metri dalla struttura che l’ancorava ai pilastri di sostegno, bloccando in parte l'acqua per produrre energia elettrica alle vicine centrali della frazione Ghiaie di Bonate Sotto e di Marne. A 17 anni da quella notte, sul fiume Brembo, all'altezza del vecchio ponte di via Roma, è stata installata una nuova paratia composta da tramezzi interconnessi. Realizzata da Enel Green Power, ripristina la corretta affluenza di acqua in un nuovo canale diretto a Bonate Sotto.

Ponte San Pietro. Paratie Enel Green Power per arginare il Brembo dopo le alluvioni del 1987 e 2009 (Foto Eco di Bergamo)

 

Con l'alluvione, il terreno della riva su cui si basava la struttura in cemento armato del frantoio è franato interamente nel Brembo. Sgretolata nell'alveo per l'esondazione, l'estrazione continua altrove in un moderno centro operativo, con il programma di estrazioni e lavorazioni gestito da un Piano Cave che fissa i fabbisogni decennali di sabbia e ghiaie con progetti fino al 2031. A modo suo il Brembo ha segnato una straordinaria avventura divenuta storia: l’opera di estrazione manuale dei detriti dal fiume e l’origine della sabbia.

Consultazione: PANTA REI periodico ambientale di promozione del territorio, settembre 2017, anno 2, n; Foto di m.macoli; Assolari Luigi&C.Spa; Eco di Bergamo; Archivio storico Bg.)

Regina del Parco (Italia Nostra Bg) e Momenti di gioia all’isolotto (Fotoambiente,itLa)

 

                                          

Inserito il:01/05/2026 12:09:49
Ultimo aggiornamento:01/05/2026 17:50:03
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