Aggiornato al 11/06/2026

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

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Credibilità, scomposizione pirandelliana e l'algoritmo del Lorem Ipsum nello spazio digitale

di Mauro Nemesio Rossi

 

L’ingegner Cappuccio era il direttore dello stabilimento Olivetti di Pozzuoli affacciato sul golfo flegreo. Abitava un appartamento privato situato direttamente all'interno della struttura. Da quelle finestre, la vista spaziava sul golfo più bello d'Italia, un luogo dove con l'incalcolabile bellezza del mito si costruivano macchine da calcolo.

Un pomeriggio avendo la necessità di un abito nuovo, si fece arrivare un sarto dalla vicina Napoli. Era un uomo di mezza età, un artigiano vecchio stampo con tanta esperienza sulle spalle, ma privo di diplomazia che si usava nei salotti della borghesia industriale. Mentre con il nastro metrico prendeva le misure al direttore, giunto al momento di registrare la lunghezza dei pantaloni, il sarto domandò con ingenuità: «Ingegnere, dove porta il difetto?». Cappuccio, colto di sorpresa da una domanda diretta, reagì con l’orgoglio tipico dell'uomo di comando: «Quale difetto?!». L'artigiano, non immaginava mai di volere esprimere un giudizio morale né di offendere una carica; si riferiva all'asimmetria anatomica determinata dalla naturale posizione dei genitali maschili.  Un dato biologico per tagliare un pantalone che cadesse perfetto senza imperfezione. Alla decisa negazione del direttore («Io non ho difetti!»), il sarto sorrise, con filosofia partenopea replicò: «Capisco. Nessuno è perfetto».

Un episodio equivoco che ci riporta alla credibilità di oggi. L’ingegnere facendosi confezionare il vestito da un sarto esigeva, un pantalone geometricamente impeccabile. Il sarto, al contrario, sapeva che la stoffa deve vestire un corpo umano, asimmetrico e imperfetto. La credibilità non risiede nell'illusione di una perfezione della geometria che non esiste in natura, ma nella consapevolezza sartoriale delle proprie mancanze. Chi dichiara di non averne, smette istantaneamente di essere credibile.

Un aneddoto che riprendo strettamente legato alla natura dei nostri spazi di discussione, quando ci confrontiamo sulle pagine della rivista, "nel futuro". Credo che questa testata nasce per essere un laboratorio di idee, un luogo di dialettica necessaria dove immaginare percorsi, analizzare scenari in continuo divenire.  Da un lato assistiamo a una indispensabile contrapposizione di tesi. Dall'altro, e succede anche nei webinar però, ci si imbatte in una serie di interventi che non mirano a discutere il concetto espresso, ma a piazzare una bandierina. È il fenomeno del commento che si riduce a Lorem Ipsum.

Ognuno, sia chiaro, gode della sacrosanta libertà di scrivere le proprie idee con o senza l'ausilio dell'AI. Il problema sorge quando, dietro a concetti chiari e posizioni faticosamente elaborate, l'interlocutore di turno evita l'idea e preferisce tirare in ballo la "credibilità" usando il proprio Lorem Ipsum per sminuire lo spazio intellettuale altrui. È la scorciatoia di chi, non sapendo dove il testo "porti il difetto", decide di dichiarare che l'intero abito è da buttare.

Di fronte a questa invasione di segnaposti digitali, chi scrive non può che riscoprirsi un uomo profondamente pirandelliano. Essere pirandelliani significa abbracciare un modo di pensare certamente faticoso: quello di svegliarsi la mattina, rileggere il testo scritto con tanta convinzione la sera precedente, e togliere il punto.

Togliere il punto significa cercare la perfezione ma anche eliminare la dittatura delle affermazioni definitive. Significa ammettere che la realtà non è un blocco di marmo monolitico, ma una scomposizione continua di specchi e punti di vista. Il dogma del "punto fermo" è rassicurante, certo, ma è anche la tomba del pensiero critico. Pirandello insegna che l'identità e la verità sono fluidi inafferrabili. Si può osservare un Papa attraverso l'austera solennità di una sua enciclica, cogliendone la postura pubblica e universale e criticarlo, oppure si può immaginare una donna nuda, fragile sotto le lenzuola in una stanza di albergo la mattina dopo osservata da un uomo anziano in piena solitudine e apprezzare la bellezza di un corpo. Entrambe le visioni sono reali, eppure sono radicalmente antitetiche. Nessuna delle due, da sola, esaurisce la complessità dell'individuo. La verità, come ricordava la signora Flora in Così è (se vi pare), non è da esibire, ma una concessione allo sguardo dell'altro: è così, se vi pare.

La vera credibilità non ha nulla a che fare con l'infallibilità dell'Ipse Dixit, né si costruisce accumulando i commenti-riempitivi dei cacciatori di visibilità. La credibilità si fonda esattamente sul dubbio pirandelliano e sulla saggezza del vecchio sarto di Pozzuoli. È credibile chi accetta la scomposizione, chi non ha paura di mostrare dove la propria teoria "pende", chi mette in conto l'asimmetria intrinseca della condizione umana.

Quando uno commenta un intervento usando il Lorem Ipsum, non sta esercitando una dialettica; sta solo mettendo un mattone di plastica per occupare una sedia in un dibattito a cui non ha davvero partecipato. La libertà di opinione è un diritto sacro, ma l'opinione richiede lo sforzo della sartoria: deve essere tagliata su misura del concetto, deve costare la fatica del pensiero, deve accettare il rischio di essere smentita al risveglio della mattina.

 

Inserito il:11/06/2026 10:24:26
Ultimo aggiornamento:11/06/2026 10:34:47
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