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Aggiornato al 19/12/2018

Mark Webster (California - Contemporaneo) - Ice Cream Sunset

 

La magia del cibo

di Simonetta Greganti Law

 

Mrs. Burnham aveva una natura mite e uno spirito altruistico. La sua indole la spingeva a occuparsi del benessere dei propri simili. Da anni collaborava con un’associazione no profit londinese e si prodigava in aiuti umanitari dedicando molto del suo tempo a gestire la mensa dei poveri che aveva come obiettivo quello di combattere gli sprechi alimentari favorendo le necessità di individui bisognosi come i senzatetto.

Mrs. Burnham sapeva bene che neppure ad agosto, a Londra, gli “homeless” potevano permettersi di andare in vacanza. Li vedeva abbandonati al loro destino senza futuro, costretti a dormire, non avendo una dimora fissa, sotto ai ponti, negli angoli della strada, sui gradini della metropolitana tra la gente che camminava indaffarata, insensibile alla loro triste situazione.

La morsa del freddo del rigido inverno aveva concesso loro una breve pausa ma l’afa di quei giorni, soffocante e insopportabile, non era meno tollerante del pungente gelo.

Adesso Mrs. Burnham se ne stava a servire ai tavoli del refettorio per far dimenticare, almeno per qualche ora, a chi era in difficoltà, i propri problemi. Col suo grembiulone bianco annodato in vita e un bel sorriso amichevole si aggirava tra i tavoli per distribuire quello che i cuochi avevano preparato per tanta gente bisognosa.

Un vecchio stanco e rassegnato con due occhi spenti, di un celeste sbiadito, come poggiati sulle ossa di zigomi sporgenti, odorava di strada e mostrava la tragedia della sua vita in uno sguardo apatico e triste. Se ne stava a fissare il suo dessert senza neppure considerarlo.

- Assaggia - disse Mrs. Burnham, forzando un cucchiaino colmo di una crema dolcissima nella bocca dell’uomo.

Il vecchio dischiuse le labbra e si lasciò imboccare. La prima percezione fu quella fredda e metallica del cucchiaino. Il sapore dell’acciaio, un miscuglio di ferro e carbonio, aveva il potere di rievocare il sapore del suo mondo fatto solo di disperazione e solitudine. Una sensazione gelida, dura e inanimata, diventata nel tempo troppo familiare.

Solamente qualche attimo dopo il gusto dolce e soffice del semifreddo ebbe il sopravvento e le emozioni mutarono diventando piacevoli. Quel sapore dolciastro, eccitando le papille gustative e risvegliando quella parte del cervello che credeva addormentata, ebbe il potere di riportarlo a ricordare i tempi in cui la vita ancora gli sorrideva. Non volendosi ancora risvegliare da questo piacevole momento strappò bruscamente dalla mano di Mrs. Burnham il cucchiaino e, con una mossa fulminea, lo riaffondò nel gustoso dessert riempiendolo una seconda volta prima di riportarselo alla bocca. La donna sorrise perché aveva capito che quell’ondata di benessere si era diffusa nel sangue e poi in tutte le cellule del corpo di quel vecchio che, per qualche attimo, stava riassaporando la felicità.

Mangiava senza dire nulla e non osava alzare lo sguardo sulla donna. Al contrario lei lo stava fissando scrutando quegli stracci che lo coprivano mostrando un individuo sporco e maleodorante. Vedeva un uomo debole in un corpo malandato. Accanto alla sua sedia, a terra, tre sacchetti di plastica annodati che rappresentavano tutto ciò che egli possedeva.

Il povero indossava un cappellaccio rovinato, di paglia, calcato sulla testa. Ciocche di capelli crespi e bianchi, troppo lunghe e sciatte, uscivano ribelli da quel copricapo impolverato. Anche la barba era incolta e sfatta ma l’uomo sfoggiava un freschissimo fiore all’occhiello della sua camicia che sembrava stonare con tanta trasandatezza. Forse questo tocco di eleganza era l’ultimo segno testimone degli agi di un tempo ormai scomparsi. Chissà quale era stata la causa che gli aveva imposto di scegliere di dormire sotto a un cielo stellato, sopra a un giaciglio fatto di scomodi cartoni e a guadagnarsi da vivere vagabondando e chiedendo l’elemosina a passanti sempre più indifferenti.

- Buono - disse il vecchio e, subito dopo, aggiunse: - Cos’è? -

- Un semifreddo al caffè, ovvero tuorli montati con lo zucchero ai quali è stato aggiunto del caffè espresso freddo. Infine si unisce la panna ben montata e una volta amalgamato il tutto va lasciato raffreddare in freezer per circa 6 ore rendendolo ghiacciato.-

Quella semplice ricetta era stata più della somma dei suoi ingredienti, era stato un gesto d’amore capace di ricreare il senso di dignità in una persona considerata uno scarto della società.

La giovane donna aveva capito che la magia del cibo sapeva fare grandi cose ed era felice di essere riuscita a riaccendere una scintilla in quegli occhi troppo a lungo inespressivi.

 

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Inserito il:26/07/2017 14:59:31
Ultimo aggiornamento:26/07/2017 15:12:47
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