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DALLA POLTRONA (16) - Paolo Ventura
di Giacomo D. Ghidelli
Paolo Ventura, Autobiografia di un impostore, narrata da Laura Leonelli, Johan Lei editore
Cosa può uscire da un padre sadico e impostore, che ha creato nei suoi tre figli, prima bambini e poi ragazzi, “la paura e il disagio” esercitando la propria voglia di dominio soprattutto su uno (l’autore del libro), l’anello della catena non più debole ma più forte, perché è l’unico che tenta di opporsi, anche se con nessun risultato?
Cosa può uscire da un padre strano, che quando un figlio viene bocciato a scuola l’unico commento (al contrario della madre che “piantava musi eterni”) è “peggio per te.” e che aspetta sempre la fine del riposino per “punire qualcuno” con il rimprovero più classico che gli faceva dire “Sono stato svegliato dalle vostre grida, e adesso tu vai nel cesso, e tu vai di là”? Oppure che promette ai figli che volevano un cavallo di comprare un asino se avessero raggiunto a forza di piccoli lavori casalinghi i duecento punti e che “quando arrivavi a centonovanta punti si alzava la mattina e urlava Mi avete svegliato, vi avevo chiesto di stare tranquilli, e adesso questi centonovanta punti li azzeriamo. E adesso il vostro asino potete mettervelo nel culo”.
Ma ancora, cosa può uscire da un padre che durante i mesi estivi sequestra i figli in una casa spersa nel nulla, dove l’unica cosa che questi bambini-ragazzi possono fare è disegnare (“A casa nostra chi non disegnava era radiato”), fatto però che consente loro di scoprire le parti più nascoste e inattingibili di sé?
Semplice: escono tre artisti che seguono le orme del padre (lui è stato un celebre illustratore per l’infanzia…), ma che anche se ne differenziano in modo profondo. Soprattutto uno, l’autore di questo libro, celebre fotografo-pittore che emoziona con le sue immagini (il volume presenta 34 stupende pitture appositamente realizzate) e con le sue parole, vale a dire con il racconto della sua vita prima da bambino oppresso e poi da giovane che cerca la propria strada, una strada che sarà differente da quella paterna. Perché se è vero che questo padre “era il carnefice che ci rinchiudeva”, è anche vero che è stato colui il quale “ha offerto le chiavi per evadere”.
Come dice l’autore, per liberarmi di lui mi sarei dovuto allontanare completamente. Cosa che fa diventando prima fotografo di still-life, poi fotografo di moda (professione snobbata dal padre che lo prende in giro dicendogli “fai le seghine alla moda”) e infine allontanandosene anche fisicamente. La cosa accade quando si accorge che il padre, aiutato anche dalla madre, ha rubato tutti i risparmi a lui che – fiducioso ma anche desideroso di mostrare quanto era bravo – aveva loro dato accesso al suo conto corrente. Quando in banca scopre l’accaduto torna a casa di corsa, prende il padre per il maglione e scagliandolo contro il muro gli grida in faccia che è un bugiardo, non per una ma per “tutte le volte che avrei voluto gridarlo in vita mia”. Dopo di che parte per gli Stati Uniti, dove era stato preceduto dal fratello gemello. E lì avviene la sua definitiva trasformazione e affermazione anche come pittore.
In ogni caso bisogna dire che l’emancipazione dall’ombra di un padre così ingombrante non fu facile. Bugiardo il padre (inventava su di sé strabilianti e bellissime storie), bugiardo anche il figlio, ad esempio incapace di relazioni sincere con le sue diverse ragazze. Quando vuole lasciare la “fidanzata di turno”, non è mai lui a “piantarla, non stava bene, non era elegante”, e affida il compito sempre a loro, lasciando “alle donne, questa responsabilità tremenda”. Da “vigliacco totale” è sempre lui che si fa lasciare. E questo va avanti finché non conosce Kim, che diventerà sua moglie. E che lo costringerà a diventare anche padre, paternità che lui avrebbe voluto evitare temendo l’irruzione di un “transgenerazionale” che avrebbe potuto fargli assumere atteggiamenti sadici, simili a quelli da lui subiti.
Il libro però non ci dice nulla del rapporto tra l’autore e suo figlio, tranne una cosa: quando racconta al figlio di suo nonno, anche lui è un bugiardo, ma lo è in un modo che fa intravedere anche una pacificazione con il suo passato. “Mio figlio ha un’idea bellissima di suo nonno (…) ed è orgoglioso di questo nonno famoso, disegnatore bravissimo, che ha venduto libri in tutto il mondo. Una volta gli ho raccontato di quando mio padre aveva combattuto per la liberazione di Trieste ed era salito sulle barricate negli anni cinquanta. Così diceva lui, e ancora adesso mi piace l’idea di mio padre sulle barricate. Non mi chiedo più se fosse l’ennesima fantasia oppure no. Mio figlio ne ha fatto un bel disegno”.

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