Aggiornato al 04/10/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Kyriakos Mauridis (Caricaturista Grecia) - Umberto Eco (2019)

 

Non basta sapere leggere, ma bisogna leggere per sapere (2)

di Giorgio Cortese & Cesare Verlucca

 

 

Cari amici,

pare che le: “Quaranta Regole dello Scrivere Bene”, che si trovano nel “mare magnum” in internet e delle quali abbiamo usato le prime venti per accompagnarle con le nostre contropartite, siano nate da una rubrica iniziata da Umberto Eco sull'ultima pagina di "l'Espresso" nel marzo del 1985.

La rubrica si intitolava: “Bustina di Minerva”, senza riferimenti alla dea della sapienza, bensì riferendosi ai fiammiferi. In questa rubrica, che spaziava dalle riflessioni sul mondo contemporaneo, alla società italiana, alla stampa, al destino del libro nell'era di internet, sino ad alcune caute previsioni sul futuro, e a una serie di divertissement o raccontini.

Successivamente questi articoli sono stati raccolti in un libro dal nome omonimo della rubrica. La collezione ne restituisce il senso che, come vuole il titolo, intendeva raccogliere quegli appunti occasionali e spesso stravaganti che alle volte si annotano nella parte interna di quelle bustine di fiammiferi che si chiamano appunto Minerva. Incisive nella loro brevità, con un registro assai vario che spazia dal comico al tragico, queste Bustine raccontano dieci anni della nostra storia nel decennio 1990-2000, edito da Bompiani nel 2000 e poi nella Nave di Teseo nel 2020.

Sembra proprio che, anche se la stesura di questi quaranta consigli sia frutto dell’intelletto linguistico e dell’ironia di Umberto Eco, le regole in sé non siano frutto della sua penna. Si tratta di un elenco tratto da alcuni manuali di scrittura della tradizione anglosassone che, in questo modo, vengono un po’ presi in giro, mentre le regole stesse vengono rese gioco umoristico e linguistico.

Lo scrittore, nella sua rubrica settimanale, piena di riflessioni sul mondo della letteratura, vergò le sue celebri 40 regole di scrittura, una piccola perla linguistica nella quale lo scrittore elencava trucchi e accorgimenti per scrivere e parlare correttamente in italiano, il tutto condito con sana ironia. Ogni regola, infatti contiene l'errore che rammenta di evitare.

I nostri interventi attuali, senza pretendere di contare le pulci ai grandi personaggi che ci hanno preceduto, sono una forma nostra di divertissement, che durerà per tutti i quaranta microracconti in gioco, venti dei quali dovreste aver ricevuto e letti (e per ora abbiamo ricevuto solo un commento di Giorgio Porazzi che abbiamo ringraziato, e provvediamo seduta stante (e stando magari anche in piedi…) a inviarvi il finale di questa storia che sembrerebbe non volere arrivare a una fine qualsivoglia.

Com’è noto eravamo arrivati al numero 20, è giocoforza , dunque partire da numero successivo che voilà.

•••&•••

 

21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso e! tacòn del buso.

Vero evitiamo di acchiappare farfalle, meglio poche idee ma correte, che tanto fumo

 

22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

Il linguaggio quotidiano e ricco di metafore, ma a volte se le usiamo a sproposito più che un cigno che deraglia è il gracchiare di un corvo che si crede un merlo.

 

23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?

Le domande retoriche non servono per risolvere un problema, ma per fare riflettere sul problema l'interlocutore.

 

24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

Le parole hanno un grande potere, solo se non se ne mettono troppe tutte insieme.

 

25. Gli accenti non debbono essere né scorretti né inutili, perchè chi lo fà sbaglia.

Che l’accento sia questo sconosciuto, è noto; ma chi è colui che lo deposita, laddove càpita càpita?

 

26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

L’apostrofo in italiano si usa per segnalare la caduta di una o più lettere di una parola, ma a volte non viene segnalato e cadiamo con il pennino nell’errore ortografico.

 

27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

Vero. Evitiamo di essere ampollosi e ridondanti nel caricare i toni in ogni frase: c’è addirittura chi li usa come semplice punto di chiusura di una frase: esagerati!

 

28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

Le star del cinema restano sempre le star del cinema, non le stars del cinema.

Don’t forget it!

 

29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.

Il consiglio sarebbe coretto, ma sicuramente vi sorgerà il dubbio se si scrive Mao Tse-Tung o Mao Zedong

 

30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.

Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro

per l’intenso sconforto gli venne il capogiro.

Così’ percosso e attonito, pensò a tecnologia…

Muta! Pensando all'ultima mail dall’uom fatale,

né sa quando la simile sua storia non banale

sull’isola lontana, giammai arriverà.

Scusaci, Alessandro!

 

31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

Nella vita quotidiana la simpatia è una dote naturale in ogni essere umano e a volte sforzarci di essere simpatici a tutti i costi ci rende antipatici.

 

32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.

Certe volte è più importante correggere nel proprio animo le parole che non si è riuscito a correggere sulle proprie labbra.

Per non parlare della punteggiatura, che è quanto di più disatteso dagli scrittori contemporanei. Eppure esistono sistemi di scrittura che, chi deve recitare il testo, sappia farlo in modo corretto pensato dall’autore.

.

33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.

Dovremmo tacere, per cui diciamo quanto è successo perché daremmo noia

 

34. Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.

Si dovrebbe andare a capo in un testo quando viene introdotto un nuovo pensiero, una nuova scena, una nuova azione, un nuovo punto che si sta sviluppando. Cosa fatta capo ha!

 

35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

Vero. Noi usiamo il pluralis modestiae.

 

36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avesti sbagliato.

Scriveva Lucrezio che mai nulla si genera dal nulla.

 

37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.

C’è chi mantiene le promesse e chi le premesse. Poi poniamo tutte le conclusioni affrettate sotto il cuscino e godiamoci il riposo notturno.

 

38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.

Diffido nel favellare con linguaggio astruso per evitare un granciporro. Se non sapete cos’è, il vocabolario Treccani, ve lo dice in tutela dalla lingua.

 

39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che…

Bisogna sfuggire dalla retorica, ma non dalla passione, dalla prolissità, e soprattutto non dalle idee.

 

40. Una frase compiuta deve avere.

La tastiera del computer ha deciso solleticare un po' il pensiero del mouse fino a quando il desktop ha iniziato a fare luci colorate e a trasmettere paura alla presa della corrente che avevamo inserito in un campo di fragole.

 

P.S.

 

Giunti a questo punto, non ci resta che attendere l’immagine d’apertura del brano, che una eccezionale illustratrice riesce sistematicamente a scovare ovunque nel mondo, e persino più in là.

Carissima Marialuisa, qui si parrà la tua nobilitate, ti direbbe padre Dante, mentre noi ci felicitiamo in via previa, ed io ci aggiungo volentieri, di mio, un abbraccio affettuoso.

Cesare

 

Inserito il:08/09/2022 10:54:35
Ultimo aggiornamento:08/09/2022 11:00:13
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