Aggiornato al 19/05/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Anna Sokol (from Kiev, U – Ukraine) - Lavra. Kiev

Articolo scritto pochi giorni prima dell'invasione russa

 

Da Priacco in Russia per costruire strade, ricordi di famiglia

di Giorgio Cortese

 

Un filo antico mi lega all’Ucraina e alla Russia meridionale ascoltando le notizie di questi giorni sui vari telegiornali e quotidiani.

Le notizie sull’Ucraina e sul Donbass in questi ultimi tempi mi hanno fatto riaffiorare racconti che ascoltavo da bambino, da mia mamma.

Mia mamma mi raccontava quando, da piccola, usava per giocare dei grandi bigliettoni, i rubli dello Zar in corso prima della rivoluzione bolscevica del 1917.

Sì perché i suoi nonni materni, i miei bisnonni erano stati in Russia, all’inizio del Novecento, per lavoro, anche con il futuro genero, mio nonno Carlo che era stato lì fino all’età di 16 anni e lì aveva imparato giovanissimo a guidare i vecchi camion Fiat che servivano per i lavori stradali.

Da Priacco, allora Comune, oggi frazione di Cuorgnè, i miei bisnonni materni Giovanni Reano e la moglie Antonia Revello, le sorelle Marietta Reano con il marito Michele Castelli, il fratello minore del bisnonno Giuseppe Reano con la moglie Giuseppina Mathieux si erano spinti fino a quelle terre in quanto Giuseppe Reano aveva preso in appalto dei tratti di strada e di ferrovia da costruire.

Parlo di quei luoghi dove proprio adesso c’è alta la tensione di una guerra tra Ucraina e Russia, il bacino minerario del Donbass.

Questi toponimi mi suonano famigliari anche se sono luoghi dove non sono mai stato. In questi luoghi sono nati alcuni loro figli.

Nel 1901 a Taganrog, Russia nacque Giacomo, zio di mia mamma, nel 1903 Iole, figlia del prozio Giuseppe, a Mariupol, città portuale sul mare d’Azov del Donbass fondata sul sito di un vecchio villaggio cosacco Kalmius, chiamata per un periodo dai sovietici Zdanov in onore di un funzionario sovietico, dato che le autorità sovietiche spesso rinominavano le città in onore di leader comunisti.

A Juzovka, costruita come villaggio da cosacchi zaporoghi, deve questo nome di un gallese che fece

fece costruire una acciaieria e scavare alcune miniere di carbone per sfruttare la ricchezza mineraria del Donbass, dal nome Hughes, russificato venne fuori il toponimo. Poi divenne Stalino nel perido bolscevico e oggi Donetsk, nel Donbass, qui nacque il cugino di mia nonna materna Josef Castelli.

Il toponimo Donbass nasce verso la fine del XIX secolo, quando in tale area furono scoperti numerosi giacimenti di carbone e fu coniato questo termine, derivante dal nome del fiume Donec che vi scorre attraverso, per indicare questa nuova regione carbonifera nella sua interezza.

Riprendendo le vicissitudini dei Reano, del ramo materno, questi si spinsero, poi fino in Georgia, nel Caucaso, a Tiflis, odierna Tiblisi e a Sarikamis.

Il nome Tbilisi deriva dall'antico georgiano T′bilisi, e successivamente da Tpili, a sua volta dall'antico georgiano. Il nome T′bili o T′bilisi, letteralmente, "luogo caldo", fu quindi dato alla città a causa delle numerose sorgenti termali sulfuree della zona. Fino al 1936, il nome della città in italiano e nella maggior parte delle altre lingue era Tiflis, mentre il nome georgiano era Tpilisi.

In quel tempo l’impero russo nel Causaso verso il confine con l’impero ottomamo ave in corso la costruzione di una linea ferroviaria per Kars che includeva un terminale a Sarıkamıs e arrivava a 24 km dal confine. In questi luoghi avvenne durante la Prima Guerra Mondiale la battaglia di Sarıkamıs, combattuta fra le forze dell'Impero russo e dell'Impero ottomano dal 22 dicembre 1914 al 17 gennaio 1915, nota anche come offensiva di Enver.

Fu una delle principali battaglie della Campagna del Caucaso durante la prima guerra mondiale e si concluse con la vittoria dei russi.

Dai racconti in famiglia ricordo il narrare di lunghi e freddi inverni in case solitarie in mezzo alla steppa e una vita grama. Quando arrivò la rivoluzione di ottobre in Russia nel 1917 la famiglia dovette abbandonare il lavoro e abitazioni che avevano in quel tempo. A Odessa, in Ucraina si imbarcarono per tornare a casa dopo un lungo e avventuroso viaggio. Mi hanno narrato che ogni ora dovevano versare del denaro al battelliere.

Insieme a loro partì un ragazzo russo Sergio Mikailoff che a Priacco sposò poi Maria Castelli, figlia di Michele. Prima della partenza ad Odessa, il fratello di mio bisnonno, Giuseppe Reano cambiò i rubli dello zar in oro presso un cambia valute al porto gestito da ebrei.

Invece i miei bisnonni si tennero il loro gruzzolo di biglietti di cartamoneta avendo l’amara sorpresa sbarcati a Genova che non valevano più nulla, erano solo più carta straccia!

Questo è stato il viaggio poiù lungo che avevano fatto come costruttori di strade. Prima avevano partecipato al lavoro nei cantieri del colle del Tenda nel gennaio 1890 e poi avevano lavorato, all’inizio nel 1898 al traforo del Sempione, una galleria ferroviaria che collega l’Italia, la Val d’Ossola e la Svizzera, la valle del Rodano. Un tunnel scavato sotto la montagna, un’imponente struttura che si trova lungo un antichissimo itinerario che da secoli è detto del Sempione dal nome di un piccolo paese, omonimo, che si trova a sud del passo in territorio svizzero. Tunnel che per i successivi 76 anni, è stata la più lunga galleria ferroviaria del mondo.

Questi ricordi mi fanno sentire vicino al popolo ucraino che si trova in sofferenza.

Chissà se ci saranno ancora i pronipoti di coloro che hanno conosciuto e lavorato con i miei antenati.

A loro va la mia vicinanza e la speranza per una pace duratura.

 

Inserito il:27/02/2022 15:30:24
Ultimo aggiornamento:27/02/2022 15:38:40
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