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Aggiornato al 20/03/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Howard Terpning (Oak Park, Illinois, 1927 - ) - The Shaman and His Magic Feathers

 

La medicina incontra lo sciamano

di Graziano Saibene

 

Un giorno, di un mese che non ricordo, nei primi anni della nostra avventura brasiliana.

Arriva chiedendo scusa per non essersi annunciato, carico come un mulo, sorride e, con spiccato accento siciliano, si presenta come A., medico volontario itinerante, di passaggio a Rio; ha ricevuto il nostro indirizzo da un collega medico condotto e siciliano come lui, nostro parente stretto.

Passata la sorpresa, ci racconta succintamente che la sua condotta è in una cittadina al centro del triangolo lariano, e che lui da un po' di anni la esercita sei mesi all'anno, facendosi sostituire, nei rimanenti, da altri giovani colleghi, quando parte per le sue missioni volontarie nei posti più sperduti del mondo.

Ha cominciato ricostruendo (è la sua specialità) mani martoriate dalla lebbra a Marituba, nello stato del Parà, estremo nord del Brasile.

Per dove appunto riparte quasi subito: le pesanti borse che porta con sé, sono cariche di utensili e attrezzi da dentista, che ci dice dovrà donare ai pajé (sciamani o stregoni) delle diverse tribù indie che incontrerà inoltrandosi nella foresta d'Amazzonia. Dalle sue precedenti esperienze ha tratto la convinzione che, con un minimo di istruzioni d'uso, riuscirà a convincere i responsabili della salute delle tribù che incontrerà (appunto i pajé) che, prima di strappare affrettatamente un dente cariato – come normalmente fanno quando non riescono ad interrompere in altro modo il mal di denti -, è possibile curarlo. Il contenuto delle borse (pesantissime!) gli è stato donato da colleghi della provincia di Como e del Canton Ticino.

Da quella volta è ripassato spesso da noi a Rio, e ci ha tenuto al corrente delle sue missioni avventurose, sia raccontandoci episodi marcanti, che, più tardi, spedendomi copie delle sue relazioni riccamente farcite di eccellenti immagini fotografiche, preparate per rendere conto ai suoi amici e a tutti quelli che avevano contribuito qualche volta a finanziarlo.

Spesso ci ha lasciato uno dei suoi libri, in segno di gratitudine per la nostra amicizia e ospitalità. Sono sempre edizioni particolari, ricche di illustrazioni, preparate con cura generalmente con il patrocinio di qualche banca, che le usa per omaggiare i clienti di riguardo, e sono frutto del suo lavoro di documentazione, da cui traspare chiaramente che, oltre alla medicina e al senso di missione che lo ispira, ha una grande passione per l'antropologia e l'etnologia. Purtroppo non sono mai stati distribuiti per essere venduti nelle librerie, e sono cosí assai difficili da reperire. Forse solo in “rete”.

Eccoli:

  1. Gli animali che curano, secondo la medicina indigena dell'Amazzonia;
  2. Afrique, la santé en images : comment reconnaître, prévenir et soigner les maladies les plus courantes;
  3. …..e l'indio venne sulla terra: le piú belle leggende dell'Amazzonia;
  4. Marituba, vacanze particolari;
  5. I cristalli della salute;
  6. Lo sciamano e le piante “intelligenti” dell'Amazzonia;
  7. Como preparar remedios com plantas medecinais da Amazônia;
  8. Asurini, gli artisti della jungla;
  9. Salomon Islands and Melanesia health, deseases and medical plant: how to recognize, prevent and cure the most common deseases; health book.
  10. Africa illustrated health book;
  11. Indio: manual da Saude; (la pubblicazione e distribuzione gratutita alle comunitá indigene gli é valso il prestigioso premio internazionale “THE ROLEX AWARDS FOR ENTERPRISE 1993”).
  12. La droga nei secoli;
  13. Mongolia Illustrated Health Book;
  14. Le piante medicinali della valle dei templi;
  15. O sonho do pajé – Cartilha alimentar indigena;
  16. I bambini dell'Amazzonia.

(Quest'ultimo è il mio preferito: ci sono le sue splendide fotografie, fatte nei villaggi incontaminati, con mirabili esempi delle pitture corporali, e un sintetico chiarissimo saggio che compendia la filosofia di vita degli indios dell'Amazzonia, soprattutto riguardo alla cura ed educazione dei bambini.)

Nelle comunità più isolate del mondo, A. ha sempre ricercato i valori che non sono stati “contaminati” dal contatto con le altre popolazioni più o meno “evolute”.

Per riuscire ad avvicinare le tribù indie più isolate (e quindi “delicate” perchè senza gli anticorpi per le nostre malattie) ha dovuto dimostrare tutte le sue competenze di medico. Non bastava la laurea con lode a Pavia (non riconosciuta dal governo brasiliano, per ragioni di reciprocità): si é quindi laureato in medicina anche a Belem (capitale del Pará), per non essere accusato di ciarlataneria, vista la sua intenzione di continuare a fare generosamente quello che oramai faceva da tempo: curare e operare chirurgie sul territorio brasiliano.

Ma, come ho capito subito da quando l'ho conosciuto, quello che lo attirava irresistibilmente era la medicina primitiva dei popoli e delle comunità indigene che incontrava. E questo non solo in Brasile, che ha frequentato intensamente, ma anche negli altri continenti, che sono stati spesso meta delle sue “missioni”: in Africa (Togo, Benin, Malawi, Mauritania, Senegal, Costa d`Avorio, Egitto, Madagascar, Niger); in America Latina Latina (Brasile, Ecuador, Colombia, Perù, Cile, Bolivia, Panama, Nicaragua); in Asia (India, Nepal, Bhutan, Mongolia, Filippine); e in Oceania (Papua Nuova Guinea, Isole Salomone).

Come testimoniano eloquentemente alcuni dei suoi libri che ho più sopra citato, A. si è trasformato in una sorte di medico universale, avendo potuto integrare la scuola medica classica appresa all'università con nozioni e conoscenze praticate con successo in altre “civiltà”, per lo meno quelle che sono riuscite a sopravvivere fino ad oggi. Per questo, oltre che per la grande stima che da parte mia con gli anni è cresciuta nei suoi confronti, avrei voluto poterlo scegliere come mio medico di fiducia. Cosa che in effetti è, per lo meno quando è raggiungibile.

Cioè quasi mai, visto il tipo di vita che ha scelto. E che ha già programmato per quando andrà in pensione, fra un paio d'anni: “Farò il medico come intendo io, finalmente!”

Peccato, perché quelle poche volte che mi sono rivolto a lui per problemi di salute miei o della mia famiglia, ha sempre trovato il modo di risolverli, magari da lontano.

Ricordo che un giorno, ancora nell'altro millennio, quando si usavano le macchine fotografiche analogiche, con le pellicole, che erano imballate in scatolette di plastica nera, con coperchietto a pressione, ermetiche all'acqua e all'umidità, vedendomi appunto armeggiare per ricaricare la mia mini Rollei reflex, mi pregò di tenergli da parte quelle scatolette, per lui preziosissime.

Alla mia richiesta di spiegazioni, dopo un primo tentativo di reticenza, mi ha raccontato questa storia.

Un missionario incontrato poco prima di addentrarsi nella foresta amazzonica, gli aveva dato proprio una scatoletta uguale a quelle che mi aveva chiesto di conservare per lui, che conteneva una “pedra preta”, un piccolo parallelepipedo che sembrava appunto una pietra nera levigata.

E gli aveva detto come usarla nel caso fosse stato morsicato da uno dei tanti velenosissimi serpenti diffusi nella foresta amazzonica: avrebbe dovuto appoggiarla esattamente nel punto da dove fosse entrato il veleno, cioè sui forellini lasciati dal serpente. La pedra preta si sarebbe incollata con forza e avrebbe rapidamente aspirato tutto ciò che era stato appena introdotto nella piccola ferita, salvandogli la vita.

Di fronte alla più che legittima curiosità di A., il missionario continuò il suo racconto, spiegandogli che aveva appreso il segreto della complicata preparazione e l'uso della pedra preta da uno sciamano in Africa, che lo aveva pregato di trasmettere queste informazioni solo a chi se ne sarebbe servito esclusivamente per necessità personale o per scopi umanitari.

Da questo punto in poi A. ha ripreso la sua iniziale reticenza, e tuttavia mi ha fatto capire che la pietra in realtà era un osso, credo un frammento di femore animale, privato del midollo e segmentato in parallelepipedi, sottoposto a cicli in cui agivano a turno i quattro elementi naturali (aria, acqua, fuoco e terra), con tempistiche ben rispettate di essicazione, lavaggio, calcinazione e maturazione, alla fine dei quali la pedra avrebbe acquisito un potere igroscopico eccezionale, anzi proprio “miracoloso”!

Secondo A., in Africa l'uso della pedra preta si stava diffondendo non solo per la sua provata efficacia, ma anche per opera di un gruppo di missionari che, contrariamente a quanto stabilito dallo sciamano che ne aveva rivelato il segreto, aveva preso l'abitudine di venderle e di trarne un profitto del tutto illecito; prontamente interrotto a seguito di un esposto dello stesso A. direttamente al Superiore della congregazione missionaria cui appartenevano i membri dal comportamento cosí criticabile dal punto di vista etico.

A., (malgrado lui lo neghi), é piuttosto conosciuto nelle riserve destinate, per disposizione costituzionale, agli indios. In Brasile esiste oggi un precario equilibrio tra chi si dichiara favorevole ai loro diritti, e chi li vorrebbe “aiutare” con tutti i mezzi ad integrarsi definitivamente nella civiltà della maggioranza della popolazione brasiliana.

C'é un Ente governativo (FUNAI) incaricato di “proteggere” le comunità indigene. Ma spesso le pressioni, politiche e non solo, degli altri sono talmente più forti, che queste ultime quasi sempre hanno la meglio.

Recentemente è scoppiata una grande polemica, che ha avuto eco internazionale, per l'inaugurazione della mega centrale idroelettrica di Belo Monte sul fiume Xingú, presso Altamira, nella regione amazzonica dello stato del Pará. Tutti sanno che, come al solito, é stata la fonte di grandi corruzioni attive e passive che ne hanno fatto lievitare enormemente i costi, (ho già descritto in cronache precedenti come gli appalti per grandi opere pubbliche siano utilizzate per finanziare partiti e uomini politici).

Secondo gli ambientalisti, l'allagamento della enorme area di foresta tropicale al momento della chiusura delle dighe non solo genererà gas serra in quantità tale da annullare i vantaggi dovuti al processo energetico (energia rinnovabile), ma sconvolgerà gli equilibri idrici della regione, danneggiando irreparabilmente diversi territori destinati a tribù indie (kayapó).

Ovviamente A., che é da sempre schierato dalla parte degli indios e degli ambientalisti, è molto preoccupato e pessimista per il futuro, avendo percepito sintomi di cedimento da parte dei capi tribù: si sono lasciati ingannare troppo facilmente da promesse di compensazioni mirabolanti, che certamente non verranno mantenute.

E finiranno per pagarne le conseguenze.

Come è già successo quando hanno permesso ai cercatori d'oro, legali o clandestini, di inquinare col mercurio i “loro” preziosissimi fiumi,

O peggio ancora quando si sono prestati a collaborare coi trafficanti di cocaina, per farla transitare attraverso i loro territori nei lunghi viaggi di trasferimento dai luoghi di produzione (Perú e Bolivia), fino alle raffinerie nascoste nella foresta come i piccoli, precari ed invisibili campi d'aviazione, tanto importanti per la distribuzione fino alle grandi metropoli e ai porti d'imbarco verso gli altri paesi.

Ma anche di questo ho già scritto.

E, parlandone spesso con A., ce ne rattristiamo profondamente: per ragioni talvolta diverse, ma più spesso sorprendentemente coincidenti, ambedue amiamo profondamente questo strano grande Paese.

P.S.

Prima di inviare la breve cronaca di cui sopra a NEL FUTURO, l'ho mostrata ad A.: mi ha corretto qualche refuso e alcune inesattezze, ma soprattutto mi ha autorizzato a comunicare il suo nome.

È il dott. Aldo Lo Curto.

E mi ha anche inviato il testo di una intervista che dovrebbe essere pubblicata a breve sulla edizione italiana di National Geografic.

Mi è sembrato opportune riportarne alcuni tratti.

 

…..”ho 68 anni, e ho iniziato a fare il medico di famiglia a Canzo, in Brianza nel 1974, e, malgrado mi sia specializzato in chirurgia plastica qualche anno dopo, ho sempre preferito fare il medico che entra nelle case della gente e parla col malato guardandolo in viso, piuttosto che fare i soldi effettuando trattamenti estetici di “psicochirurgia”! Però la specialità mi tornò utile quando, nel 1987, incontrai in India Madre Teresa di Calcutta, e operai i suoi lebbrosi.......

…...io sono nato e cresciuto in Sicilia (Agrigento), e, anche se allora non esisteva il problema dei migranti, mi sembrò “fisiologico” iniziare la mia esperienza in Africa.......

…..il mio mito, da studente, era il Dr. Alberto Schweitzer (medico, teologo e musicista svizzero), che aveva lasciato il suo Paese per fondare un lebbrosario a Lambarenè in Gabon........

…...in Africa cominciai ad apprendere che la malattia non è solo un organo che non funziona bene, e che la terapia può essere con farmaci sintetici o piante medicinali.......

…..al ritorno non fui colpito dal mal d'Africa, ma dal “mal planetario”, così iniziai a fare ogni anno, in modo individuale, e a mie spese e rischio, soggiorni di uno o due mesi molto intensi in tutti i continenti, visitando i malati di circa 25 Paesi.......non li ho sempre scelti io, ma ricevevo spesso richieste da associazioni o da missionari locali che avevano sentito parlare di me.......i miei pazienti in Italia sono sempre stati molto ”pazienti”, e non mi hanno mai abbandonato, malgrado le mie frequenti assenze..........

…..mi sono sempre impegnato a fare prevenzione, pubblicando libri illustrati a fumetti, che spiegavano le malattie più comuni e il modo di evitarle e di curarle, con le piante medicinali o con i farmaci allopatici,

libri che ho sempre distribuito gratuitamente nei villaggi indigeni......

…..ho sempre collaborato con infermieri e medici locali, senza mai imporre i miei “microprogetti”: costruzione di infermerie, donazione di farmaci essenziali, di ambulanze, materiale medico e chirurgico, sussidi per disabili......a volte vado da solo, a volte si uniscono con me volontari....

Non ho mai chiesto il sostegno delle Istituzioni: i miei stessi pazienti, gli amici che mi conoscono da tanti anni, i miei colleghi sostengono i miei “microprogetti”: non faccio cose eccezionali, ma cerco di fare il meglio possibile cose normali......io sono una frana in equipe, preferisco agire da solo o con pochissimi fidati collaboratori.....

…..data l'età oramai prossima alla pensione, e non essendo un “superman”, vorrei ridurre un po' i miei viaggi, lasciando solo il Brasile, dove posso continuare ad operare come medico, e iniziando un servizio medico volontario in Sicilia, in favore di Siciliani e migranti, per riparare alla “assenza professionale volontaria” di oltre 40 anni dalla mia terra......

 

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Inserito il:20/08/2018 10:54:13
Ultimo aggiornamento:20/08/2018 11:03:19
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