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Aggiornato al 25/02/2018

Tamara de Lempicka (1898-1980) – Il bacio - 1922

 

Il Bacio: dalle origini ai nostri giorni

di Anna Maria Pacilli

 

Hall sostiene che esistono quattro tipologie di distanze: 1) pubblica, 2) sociale, 3) personale, 4) intima (Hall E.T., La dimensione nascosta, 1968). Ogni distanza, a sua volta, si compone di una fase di vicinanza e di una fase di lontananza e questa deriva da una immagine mentale che ci costruiamo per definire lo spazio entro il quale siamo soliti circondarci di persone, a seconda se vogliamo che esse siano vicine o più distanti da noi. Una interazione può cominciare in modo informale con una stretta di mano, o, in modo un pò meno informale, quando baciamo il nostro interlocutore sulla guancia. Questi sono momenti fondamentali perché attraverso di essi si struttureranno le interazioni successive, fatte di comprensioni o incomprensioni, di fraintendimenti, di simpatie o antipatie. Il tocco della mano e sfiorare la guancia rappresenta una sorta di ‘prima impressione’ che determinerà, poi, l'evoluzione del rapporto. Il bacio può essere un saluto cordiale tra amici o colleghi, per aprire una comunicazione. Il bacio che la madre dona al proprio figlio, è un modo per dirgli "ti voglio bene" anche senza parole. Ma il bacio può essere anche il prologo di un atto sessuale nel quale si apre la porta dell’intimità alla scoperta di emozioni più profonde che potranno essere il preludio al rapporto sessuale. Essendo così carico di intimità, a volte più del rapporto sessuale stesso, non dovrebbe mai assumere i connotati di ovvietà. Ekman P., Friesen W.V., The Repertoire of Non Verbal Behavior: Origines, Usage, Codings, in Semiotica, n°1, 1969, hanno riscontrato che esistono dei veri e propri segnali di gradimento del bacio. Un ‘bacio per esperimento" ad esempio, può essere quello della lingua che si muove con guizzo o con un movimento più lento sul labbro superiore e questo può essere, oltre che un gesto di corteggiamento, anche un segnale.  assolutamente inconscio, di autogratificazione.

Nei momenti di intimità, l’atto di baciare e di utilizzare la lingua può rappresentare l’immagine stessa della penetrazione, con le sue gestualità di alternanza di passività ed attività, che rappresenta il veicolo di intense emozioni erotizzanti che possono preludere al coito.

Ecco anche il perché, baciare sulle labbra una persona è alle volte sentito come un gesto assai più intimo del rapporto sessuale. Il bacio può essere il modo per penetrare le emozioni più segrete dell'altro, ma anche per capire più intimamente le nostre.

In realtà, da un punto di vista evolutivo, non è chiaro se noi esseri umani ci baciamo per puro istinto o per apprendimento culturale. Si sa solo che ci piace (o non ci piace) farlo.  Darwin scrivendo “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” del 1872, mostrava la sua curiosità per questo comportamento affettivo, mettendo in evidenza che il bacio, in varie parti del mondo, potesse esprimersi con lo strofinamento dei nasi, anziché con l’unione delle labbra e il coinvolgimento del naso gli fece ipotizzare che "annusare" l'altro fosse legato alla necessità di stabilire un rapporto, che, anch'esso fosse fonte di piacere. Dunque, il bacio, sia labiale che nasale, è un comportamento innato ed ereditario, rinforzato dal piacere. In tempi più moderni alcuni antropologi "duri di cuore" hanno cercato di mettere in discussione quest’ipotesi, considerando il bacio come un’espressione puramente appresa ma la teoria di Darwin rimane valida anche nella sua accezione originaria del bacio, che comprende un ampio spettro di comportamenti, comuni sia agli umani sia ai primati: accostare le guance, strofinarsi, darsi colpetti sulle braccia, sul petto o sullo stomaco o portarsi al viso le mani o i piedi altrui. Il bacio sulle labbra, poi, avrebbe un'origine molto più ancestrale, quella dell’esperienza della nutrizione durante la primissima infanzia.  Da lì il passo al sesso per Freud era breve: quando le punte delle lingue, ricche di innervazioni, si toccano, ne deriva un contatto tra organi interni analogo per certi versi al coito.

Milioni d’anni fa, inoltre, i nostri antenati dovettero affinare i sensi per sopravvivere, prima con l'olfatto e poi con la vista che prese il sopravvento sul primo: imparare a individuare a distanza le diverse sfumature di rosso fu indispensabile per scoprire tra i cespugli i frutti più maturi e quindi per procurarsi il cibo. Il ‘rosso’, ha, evolutivamente, allora, significato di ‘ricompensa’ ma il rosso è anche il colore che accelera i battiti cardiaci e le pulsazioni, creando uno stato d’eccitazione, per cui, dall'antica similitudine ‘rosso = cibo’, si sarebbe spostata la stessa attenzione sulle parti del corpo di colore rosso, trovandole altrettanto attraenti delle bacche e dei frutti. Il colore rosso è diventato, allora, il segnale di ottenimento del piacere non solo di ‘mangiare’ ma anche di ‘fare sesso’. Basta pensare al ‘di dietro’ delle femmine di certe scimmie che, quando sono in estro, diventa gonfio e rosso come il fuoco, e questo è il momento buono per accoppiarsi. Le donne, evolutivamente più avanti, utilizzerebbero le labbra come richiamo sessuale. L'attenzione si sarebbe spostata dalle parti basse alle labbra, per farvi poi ritorno. Questo perché l'evoluzione sarebbe avvenuta con il passaggio dalle quattro zampe alla postura eretta, con lo spostamento dei segnali sessuali femminili dal basso all’alto. E con il conseguente spostamento dello sguardo maschile.

Le labbra dunque, un’eco genitale:  la bocca femminile somiglia alle labbra intime, per consistenza, spessore e colore. Con il progredire dell'eccitazione sessuale, anche le labbra della bocca s’inturgidiscono e s’arrossano, diventando più gonfie, sensibili e attraenti. Ecco perché le donne utilizzano i rossetti per accentuare questo messaggio, "camuffandolo" inconsciamente sotto l'aspetto della vanità. I primi rossetti risalgono a cinquemila anni fa, ai Sumeri. Le donne egizie, greche e romane usavano bacche e vino rosso per rendere rosse le labbra e invogliare gli amanti a baciarle.

Con il procedere verso la postura eretta, le labbra rosse non furono il solo segnale di spostamento dell'attenzione dal basso all’alto: anche il seno divenne gradualmente più vistoso e privo di peli, per evocare la tonda morbidezza delle natiche. Morris sosterrebbe a questo proposito che l'evoluzione possa aver plasmato capezzolo e labbra in modo da nutrire e dare piacere: l'allattamento soddisfa anche il bisogno ancestrale di sicurezza, fiducia e amore, oltre che essere fonte di nutrimento. Poco romantico? Forse ma sicuramente intimamente connesso con la nostra natura primordiale, tanto che anche i bonobo si baciano esattamente come noi, spessissimo e con evidente godimento, anche se non necessariamente questo è legato al sesso: si baciano anche per risolvere conflitti nel gruppo, per consolidare relazioni, per calmarsi dopo uno spavento o per sfogare ansie. I gatti si scambiano delicate leccatine sulla testa; i cani, le mucche e i cavalli si leccano fin dove possono; i criceti aderiscono muso a muso; gli scoiattoli si strofinano i nasi come gli eschimesi; le tartarughe si danno piccoli colpi con le teste; le giraffe intrecciano i colli; gli elefanti si esplorano con le proboscidi. Sono tutti comportamenti di scambio olfattivo, gustativo e tattile che somigliano molto a quello che per noi rappresenta il bacio e, pur non avendo nulla a che fare con il nostro innamoramento, soddisfano gli stessi nostri bisogni primari. Questo "appassionato" comportamento sociale è sicuramente molto più piacevole di altri, tanto che nei secoli si è diffuso, modificandosi con le mode e le culture, ma contagiando anche i popoli più restii. Il bacio è un meraviglioso istinto che non può mentire (a differenza delle parole che pure provengono dalle labbra), quello del bacio sarebbe un linguaggio universale che allaccia due anime al di là dei corpi. Con il bacio si conosce l’altro raggirando tutte le sovrastrutture razionali e logiche che l’essere umano ha sviluppato, e di cui è diventato prigioniero. Un bacio umido, lento e profondo raggiunge la nostra intima essenza e può sconvolgere più di un focoso amplesso. Sarebbe, insomma, l'unità di misura dell'amore. Con il bacio faremmo dono di noi stessi attraverso le labbra ma riscopriremmo anche la scimmia che c’è in noi. Non mettendo solo "un apostrofo rosa...tra le parole T’amo", con buona pace di  Edmond Rostand.

Pubblicato anche su www.annamariapacilli.it

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Inserito il:06/09/2016 15:58:03
Ultimo aggiornamento:06/09/2016 16:03:38
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