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Aggiornato al 08/05/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Oleg Khoroshilov (nato a Nalchik, Russia) - Trail in high mountains

 

Una cappelletta del Cinquecento in una profonda valle del Biellese ci parla di peste e di arte

di Giuseppe Silmo

 

Chi volesse andare da Sordevolo Biellese salendo lungo una mulattiera, che penetra profondamente nella valle del torrente Elvo, troverebbe sulla sua destra, dopo un’ora e mezzo di cammino, una cappelletta recentemente restaurata. La località in cui sorge è in mezzo a una conca verde, sovrastata dalla maestosità del monte Mucrone e ha una sua bellezza e atmosfera che infondono una profonda quiete. Uno di quei posti dove viene spontaneo fermarsi, guardare intorno e pensare, ma è anche luogo di passaggio per i valichi verso la Valle d’Aosta. Un tempo la mulattiera era percorsa dalle mandrie bovine per la transumanza estiva in Valle d’Ayas. Sicuramente un posto dove i viatores, i viandanti del tempo, si sarebbero fermati prima di affrontare la faticosa salita.

La cappelletta, come ci informa un documento del Cinquecento[1], è da collegarsi a una terribile pestilenza appena terminata. Essa nasce, come ex-voto per volontà testamentaria di Bartolomeo Vercellono, che in data 17 aprile 1525 ordina la costruzione in quel luogo di una “cappelletta in onore della Madonna e dei Santi protettori contro la peste Sebastiano e Rocco”.

 

 

La cappelletta è stata recentemente oggetto di un intervento di recupero per opera di Renzo Gallina restauratore del posto. I dipinti presenti sono tre, come in quella del Cinquecento.

 

Sulla parete centrale di fondo la Madonna con il Bambino, che sembrerebbe ispirarsi alla Madonna della Seggiola di Raffaello Sanzio.[2]

 

Innanzi tutto per la sedia o seggiola, simile a quella di Raffaello, da cui deriva il nome del dipinto e poi per la postura della Madonna, che solleva una delle due gambe coperte da un drappo azzurro e china il capo amorevolmente verso il figlio. Manca San Giovanni bambino, ma l’iconografia è molto simile.

Raffaello dipinge la Madonna sulla Seggiola nel 1513-1514, e quindici-venti anni dopo, al fondo di una sperduta valle del Biellese il dipinto viene riprodotto da un artista locale. Questo conferma che, contrariamente a quanto si può pensare, a quei tempi, in pieno Rinascimento, si viaggiava molto e la cultura non aveva confini.

Ai lati, come da volontà testamentaria, dovevano esserci i “Santi protettori contro la peste Sebastiano e Rocco”. Testimonianza di una peste del 1525 di cui le cronache di Sordevolo sono andate perse, mentre rimangono molto vive e documentate quelle della terribile peste del 1630, di manzoniana memoria, con una sensibile riduzione della popolazione. Sono sufficienti questi due dati: nel 1606 la popolazione contava 1400 persone,[3] nel 1645, quindici anni dopo la peste, la popolazione era ancora ferma a 1090 persone.[4] La peste si era portata via più di un terzo della popolazione. Con cadenza centenaria la peste era tornata, come non pensare alla spagnola di un secolo addietro e alla pandemia attuale?

Nel 1866 la cappelletta viene restaurata una prima volta e anche qui con intento votivo. Sull’arco del frontespizio si legge “Bona Bernardo benefattore 1866”. Si narra che il Bona fosse sfuggito proprio in quella zona a un branco di lupi. Tuttavia, il benefattore la restaura sostituendo i Santi con altri più adeguati alla situazione del tempo, in un momento in cui non ci sono più epidemie di peste, inserendo sui due lati: il Santo con il suo nome, San Bernardo, e quello di San Grato, protettore dai fulmini, molto frequenti in quella zona.

Come non rimanere colpiti dal fatto che in una zona sperduta tra i monti, collegata da una mulattiera con “alcune acque o sian rivoli da passare”, come recita un documento del Settecento[5], sia stata costruita una cappelletta toccata dalla cultura rinascimentale? Il fermarsi a guardare intorno con animo disteso ci fa scoprire non solo la bellezza dei luoghi, ma alle volte testimonianze del passato inaspettate.

 

[1] D. Lebole, La trappa di Sordevolo, in Storia della Chiesa Biellese; Ordini e Congregazioni Religiose, Volume I, Biella 2005, pp.495-511.

[3] D. Lebole, Storia della Chiesa Biellese. La Pieve di Biella, Volume VII, Biella 1992, p. 514.

[4] Archivio Parrocchiale Sordevolo, Stato delle Anime del 1645.

[5] Archivio Parrocchiale Sordevolo, Testimoniali d’attestazione giudiziale, 1753.

 

Inserito il:10/02/2021 11:51:55
Ultimo aggiornamento:10/02/2021 12:08:58
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