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Aggiornato al 06/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Vintage poster -1947 - Blackmail

Articolo di una serie di racconti dell'autore sull'orrore, la paura, il mistero e l'impossibile, ispirati a fatti di cronaca o vissuti personalmente o immaginati nel futuro.

 

Il ricatto

di Vincenzo Rampolla

 

In anticipo, di primo mattino mi va di indugiare affacciato alla balconata in legno. Respiro i silenzi del cortile e delle pietre di cinta del casolare messo a nuovo. Il pozzo e l’acciottolato. Attendo il momento. È presto, un pizzico di sorpresa non guasta. Sulla porta targhetta con nome. Nessun campanello. Due colpi alla porta, delicati. Chi bussa a quest’ora, deve chiedersi. È da me che picchiano? - Dallo spioncino nessun occhio a scrutare, nessuno chiede chi è. Chi armeggia all’interno?

Un leggero inchino alla donna che apre riassettando la vestaglia. - Buongiorno. -

- Buongiorno. - risponde sorpresa. - Chi è lei, signore. Che vuole a quest’ora. Chi cerca. -

- W. mi ha dato l’indirizzo. -

- W.? – La donna mi studia sorpresa, imbarazzata.

Entro deciso. Impassibile, mi pianto di fronte a lei, le spalle poggiate alla porta richiusa.

- W. le ha dato l’indirizzo - insiste lei. – Gli è successo qualcosa, che c’entra W. -

- Nulla. Signora, mi ascolti. – Mi avvicino, sfioro il suo viso assonnato e d’un fiato le sussurro all’orecchio. - Sono qui per un ricatto. -

- Un ricatto. - Sussulta incredula. - Di che parla. Chi è lei. Mi stia lontano. Ha sbagliato porta.

L’uomo poggia leggera la mano sulla spalla della donna. Parla con calma e sottovoce.

- Signora, mi ascolti, prima che suo marito rientri dal turno di notte. Lui non sa dei suoi incontri segreti con W., vero? -

- Come sa che mio marito rincasa tra poco. La prego, vuol dirmi chi è lei. Conosce W. se le ha dato l’indirizzo. Gli telefono e subito chiariamo il malinteso. -

- Me l’ha dato tempo fa l’indirizzo. Non chiami nessuno, non è il caso. Lasci perdere. Vede, signora, di lei so tutto come della sua famiglia e di W. Per questo sono venuto di persona: ho deciso di ricattarla e di raccontare ogni cosa a suo marito. Mi ha capito. -

- Mio marito. Oddio … Perché mai. Perché mi fa questo. Con che diritto. Mi lasci in pace. Lei piomba in casa mia al mattino presto e mi tormenta e non so neppure chi sia. Una volta per tutte: chi è lei, chiede seccata. Da dove viene. Che vuole. Cos’è questa storia del ricatto. Che ho fatto? -

- Ho tenuto l’indirizzo e da tempo dovevo venire a casa sua. Volevo vedere di persona. Devo sapere a che punto è la sua storia. Se io inizio a ricattarla, questa avventura potrebbe prendere la giusta piega. Lei non mi ha mai visto, è vero. Deve sapere che una volta montato in sella, mi piace condurre il puledro a modo mio. Mi diverto. È stato necessario. Oggi il primo passo: conoscerla e iniziare a lavorare insieme. Potrei ad esempio combinare un incontro discreto in fabbrica con suo marito oppure parlarne prima con W. Che ne pensa. signora, quanto vale il mio silenzio? -

- Che significa. Si spieghi. La smetta di minacciarmi e di assillarmi con la sua presenza. Lei infierisce. È malvagio con questo ricatto… Appena alzata. Mi ha preso di sorpresa. Mi toglie il fiato. Lei mi ha preso alla gola … mi vuole morta? -

- Niente commedia, signora, la prego. Con me non funziona. Trovi la soluzione che le fa comodo e mi convinca che da oggi io posso tenere la bocca chiusa senza parlare con W. o suo marito. -

- Mi sta forse ricattando? -

- Finalmente. Incomincia ad afferrare. Era ora… È ciò che le dico da quando sono entrato. -

- Lei non mi da un istante di tregua, mi disturba, entra nei miei affari, nella mia vita … non può capire. Perché si intromette tra me e W. Non è possibile … Che storia è questa. Voglio risolverla subito. Mi lasci in pace. Ora chiamo qualcuno. Divento pazza … Sì, mi metto a urlare … Ha capitooo! Basta, basta … Voglio finirla. Voglio capire ... – La donna urla e perde il controllo.

- Si controlli, signora. Che le prende. – L’avvicino minaccioso. Le alito in viso. - Con me non alzi la voce. Nessun isterismo. Voglio, voglio … Qui solo io dice: voglio … e ben altro. Di che ha paura, signora, ci siamo appena conosciuti. -

- Lei parla, parla e non mi risponde. Che vuole, insomma. Vuole denaro, vuole me, mi desidera. Che devo pensare. Divento matta. Dio mio, che cose assurde … - La donna si agita, ficca le mani nei capelli, disperata mi squadra impaziente, in piedi alla porta. - Venga al dunque, parli. -

- Lei corre troppo. Se volessi trascorrere un momento di intimità con lei, glielo chiederei apertamente, non c’è bisogno di ricatto … Sta rovinando tutto. Scopre la sua fragilità e la sua debolezza. Così non va bene. Pensa che la sua storia con W. possa risolversi tra le coperte. Potrei dire a W. e a suo marito che lei è pronta a tutto, anche a fare sesso con uno sconosciuto, addirittura a farlo entrare nel suo letto. Si guardi com’è messa, in disordine, con quella vestaglia slacciata … Si rende conto di ciò che ha detto, della sua proposta insana. Non voglio nulla, per ora. Poi si vedrà. Ci rivedremo presto. -

- Come presto. Lei inventa, mi agita, mi provoca. Le ho detto che la faccenda va chiusa subito, adesso. È chiarooo! – dice minacciosa puntando il dito in faccia all’uomo. - Perché è venuto qui stamane…. e mi spia sotto la vestaglia… che intenzioni ha. – Freme di collera, inviperita. -

- Non si scaldi. Non si faccia illusioni. Peggiora le cose. Non mi sono spiegato. Io devo ricattarla. Questo richiede tempo. Devo riflettere. Non posso sbagliare: il mio lavoro deve essere perfetto. -

- Sbagliare … Riflettere … Quanto tempo ci vuole. Mi sento male, da quando lei è entrato, ero ancora a letto, mi ha svegliata, mi ha messo addosso una agitazione tremenda. -

- Dovrà farci l’abitudine. Quanto tempo ci voglia non lo so, dipende da tante cose e dalla piega che prende la sua relazione con W. Se, ad esempio, per causa mia per un po’ di tempo lei decidesse di non vedere W. sarei costretto a intervenire immediatamente e raccontare ogni cosa a suo marito.

- Parla a vanvera... Perché mai? -

- Perché chiudere una storia appena iniziata, così bella e piena di sorprese. Lei deve semplicemente andare avanti come se non ci fossimo mai incontrati, senza assolutamente cambiare nulla. È chiaro? Ha capito, ha capito bene? Non mi dirà che si è presa paura. Penso io a trovare la soluzione giusta. -

- Soluzione a cosa. Non capisco. Mi confonde. Mi ero illusa che nessuno mi avrebbe scoperto, invece arriva lei … da dove salta fuori, lei che sa tutto. Mi ha seguito, vero. Lei finge, è mio marito che l’ha mandata, sono sicura. Passa il suo tempo a spiare la mia vita. Lui da un bel pezzo ha una bionda che lo liscia e guai a fiatare. Io non faccio a tempo a conoscere W. e sul più bello mi piomba in casa uno sconosciuto, perfido e vile, che dice che ha deciso di ricattarmi, se no gli spiattella tutto.

- Non è male come inizio. Ha capito come funziona. Ce n’è voluto. Il ricatto ha valore se c’è accordo tra le parti e da oggi noi lavoriamo insieme, in perfetto accordo. Questo deve esserle chiarissimo. -

- Che c’entra questo. Continua a confondermi. Non la seguo. Mi dicesse almeno chi è lei … Continuo a chiederglielo e fa finta di non sentire. Mi tiene sulle spine, lo fa apposta. -

- Presto tutto le sarà chiaro. A proposito, mi raccomando … Sia prudente, che sua figlia non sappia nulla di questa visita. -

- Mia figlia. Anche lei adesso. Che c’entra. La lasci in pace dov’è. Guai a lei se me la tocca! -

- Non si agiti. Le ripeto che a sua figlia penso io, sarò io a parlargliene al momento giusto. Fa parte dei miei compiti. Badi bene: non le venga in mente di farlo prima, al posto mio. Rovinerebbe tutto e mi costringerebbe a ricorrere a rimedi estremi. -

- Che vuole fare. Raccontare tutto a mia figlia. Rovinarmi la mia esistenza e quella della famiglia. Maledizione, se ne vada. Fuori, fuori di qui. – La donna nervosamente cerca di aprire la porta.

L’uomo la trattiene con calma e fermezza. - Gliel’ho già detto. Finora ho mantenuto il segreto, ho taciuto con suo marito, con sua figlia, con W., con tutti gli altri. Deve sapere che è da un po’ che mi occupo del suo caso e nel suo interesse le chiedo di seguire il nostro piano. Non cerchi di cambiarlo. Faccia ciò che le dico e solo quello. Le conviene. Pensi alla sua tranquillità! Non chiedo nulla per ora. Dopo si vedrà … Con calma. Finché si agita, non conclude nulla. Tutto si risolve con la calma. Tornerò a visitarla presto, regolarmente. Le sta bene di mattina presto? È bello qui. Vi siete sistemati bene … vedo. Il cortile, il giardino, le siepi. -

- Che ne so … faccia come le pare. Lei è un villano, un disgraziato, un gran farabutto! Mi fa … -

- Moderi i toni, signora. Si calmi e abbia fiducia. Non si alteri. Eviti gli insulti. Lei non mi conosce, non sa di che sono capace. Ora mi faccia andare. Devo lasciarla. All’infuori di me non vedrà nessuno e non sentirà altri. Sarò io l’unico a trattare con lei. Sempre. Non pensi lontanamente che la cerchi al telefono: mi piace parlare di persona con la gente, vederla in faccia, da vicino. Studiare il suo sguardo, le sue paure. Capirla e sentire che è dalla mia parte. Io solo busserò alla sua porta al mattino presto, prima dell’arrivo di suo marito.

Nella mia professione amo studiare a fondo le persone con cui lavoro. Passo dopo passo mi interessa scoprire le loro abitudini, entrare nella loro vita senza disturbare, studiarne con calma i gesti, le reazioni, le risposte e tenere costantemente viva la loro attenzione. Sentirle mie. Sempre. Più di tutto mi attira guardarle fisso negli occhi: essere certo che mi hanno capito, sapere che pensano a me ogni giorno, che pensano intensamente al nostro futuro.

Di questo devo essere certo, signora. Certissimo. -

 

Inserito il:30/07/2019 13:26:50
Ultimo aggiornamento:30/07/2019 13:31:29
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