Aggiornato al 08/08/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Two knights duelling. Painting in the muqarnas zone of the central ceiling of the Cappella Palatina

 

Bogianen in Sicilia (3) - Palermo

(seguito)

di Annalisa Rabagliati

 

Dopo una paziente attesa del gruppo dei Bogianen, e, in questo caso, mai nomignolo fu più azzeccato, alla fine giovedì mattina alle 8:35 l'altoparlante della Nave Veloce invita i passeggeri a piedi a sbarcare (ha certamente aspettato che finissi di scrivere il mio diario giornaliero). Tutti esplodono in un Ohhhhh liberatorio. Io avrei preferito un Alleluja, ma purtroppo non viaggio con un coro, anche se il senso dell'esclamazione era lo stesso. Quasi tutti siamo vestiti con gli abiti del giorno prima, perché ci è stato detto che saremmo subito passati al nostro albergo, dove avremmo potuto fare la colazione non consumata al self service per la fretta di sbarcare, invece abbiamo atteso per troppo tempo sulla nave e quindi in albergo si andrà solo a sera, tanto i bagagli resteranno sul pullman che ci è venuto a prendere.

Affamati e un po' delusi accogliamo la nostra guida, un simpatico signore palermitano di una certa età, che, vedendo i nostri volti emaciati, si commuove e ci accompagna a visitare un bar prima ancora di visitare la Cattedrale dirimpetto. In questo bar possiamo fare la solita sosta idraulica e consumare una frugale colazione a base di cappuccino, brioche, cannoli, bomboloni, cassatine e prodotti vari di pasticceria. Resto ammirata dalla calma olimpica e dalla capacità organizzativa dei giovani baristi e della altrettanto giovane cassiera che non si scompongono davanti all'ansia di ben 36 persone entrate nel bar nello stesso istante e mosse dalle stesse esigenze, e riescono a soddisfare tutti senza inalberarsi come ho visto fare spesso in altre grandi città.

Finalmente placata l'atavica fame ci lasciamo condurre dal nostro Cicerone nella Cattedrale, che egli giudica splendida fuori, nel suo stile siculo-normanno, e bella, ma non eccezionale, all' interno, perché rimaneggiata in tempi successivi rispetto alla costruzione risalente al XII secolo. Ci guida poi nel centro città, dove ammiriamo da fuori il teatro dell'opera, ma è costretto a ridurre il giro che era previsto per il giorno prima, mentre eravamo in treno, e, argutamente, ci porta a visitare il Duomo di Monreale al mattino, anziché al pomeriggio, come previsto, poiché sa che dopo pranzo vi sarà celebrato un matrimonio. Rivestita internamente di mosaici con tessere d'oro, questa chiesa è una meraviglia, a parer mio ancora più bella delle chiese di Ravenna. Parlo di Ravenna perché Palermo e Monreale hanno goduto dell'influenza bizantina, oltre a quella araba e a quella normanna in seguito.

La nostra guida è un gentiluomo colto e molto noto in Palermo e Monreale: vedo che tanti lo conoscono e salutano con amicizia e rispetto e sicuramente la notorietà è dovuta alla sua età, la stessa che lo porta ad essere molto attento a sfruttare al massimo il tempo a disposizione, e che gli permette di farci entrare poco prima della chiusura nella Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni, castello originariamente costruito dagli Arabi, ma ampliato e trasformato dai nuovi dominatori.

Se Monreale è una meraviglia, la Cappella Palatina di Palermo è uno splendore. Mentre la ammiri hai l'impressione di non aver visto mai niente di più bello. Tutti i suoi mosaici, che completamente rivestono le pareti interne, sono stati eseguiti nel volgere di dieci anni, nel XII secolo! È una sorta di Bibbia e di Vangelo per i fedeli, grazie ai mosaici che illustrano la creazione del Mondo e la vita di Gesù. Ruggero II, il re normanno che la volle, si avvalse di maestranze cristiane, arabe ed ebraiche e di artisti egiziani e molte iscrizioni sono nelle tre lingue dei colti: latino, greco ed arabo.

Salutiamo il nostro accompagnatore e cantiamo con lui "Vitti na Crozza". Se senti qualcuno cantare fermati e canta con lui, i malvagi non hanno canzoni! (Unica eccezione che conferma la regola: i nazisti). Egli si dispiace di non averci potuto mostrare le molte altre bellezze di Palermo, per il problema della mancanza di tempo, ma ci accompagna ancora all'ultima visita: il teatro dei Pupi Siciliani. Ammiriamo i pupi, marionette vestite di armature e di sgargianti colori, che pesano fino a dieci chili, ma soprattutto ammiriamo i pupari che li animano e danno loro la voce.

Io non sono patita di questi spettacoli: i dialoghi sono antiquati, le scene di combattimento mi ricordano i film western o di guerra degli anni cinquanta, dove tutti i nemici muoiono con nostra grande soddisfazione. Insomma, spettacoli molto lontani dal politicamente corretto. Però penso che sia un dovere mantenere questa tradizione, che richiede abilità e competenze artigianali di diverso tipo, ad esempio per scriverne storia e dialoghi, per costruire i pupi e cucirne gli abiti, per allestire le scene e per muovere e animare i pupi. E soprattutto richiede la capacità di non dimenticare il passato, la cultura del popolo, come si è portati a fare nella società ipertecnologica e globalizzata.

Una considerazione è d'obbligo in questa prima giornata in Sicilia: sono stata colpita non solo dalle bellezze viste, ma anche dalla pazienza degli autisti nel traffico caotico di Palermo e da quella degli abitanti che affrontano con spirito tollerante disagi che in altre città scatenano polemiche. Domani ci recheremo a Trapani. Riuscirò a scrivere il diario della giornata?

(Continua)

Inserito il:12/07/2022 20:19:05
Ultimo aggiornamento:19/07/2022 11:12:46
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