Aggiornato al 27/01/2023

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Marc Chagall (Lezna, Bielorussia, 1887 – S.Paul de Vence, F, 1985) - Sopra Vitebsk, 1914

 

Trasformare un quadro d’autore in parole…

 

Joy to the world

di Simonetta Greganti Law

 

Come sarebbe bello un Natale anticonvenzionale.

Senza la frenesia che lo caratterizza, la mancanza dello sfavillio delle lucette intermittenti o degli addobbi… un Natale semplice come nelle sue origini, un Natale spirituale che fa venire voglia di pregare.   Magari con la città coperta dalla neve che rende il silenzio ancora più ovattato per il suo manto candido.

Anche Babbo Natale vestito con un abito più sobrio, che vola nel cielo senza slitta e renne e, questa volta, per regalare solo doni astratti: pace, speranza ed emozioni. Poterlo vedere volare come in un sogno, senza radici forse proprio per ricordare al mondo che le vere origini di questa festa sono venute a mancare, sono state estirpate dal consumismo e dai tempi moderni.

Eppure, ci sono alcuni Paesi dove il Natale del consumismo si rimpiange.

Tra le sinagoghe e le chiese ortodosse non c’è la gioia, non esiste più la magia della festa.

In lontananza il cielo si tinge di rosso e la neve copre le macerie di un paesaggio martoriato dalla guerra nascondendo l’orrore sottostante e cercando di far dimenticare la distruzione e la morte.

Così, anche una notte speciale come quella del Natale può far paura.

La mancanza di tranquillità, nei paesi in guerra, è ormai una costante e non si limita a una sola festività; l’inquietudine continuerà per giorni, per mesi e chissà per quanto tempo ancora.

I rumori delle ostilità non riescono a permettere di far ascoltare i consueti canti delle feste che nessuno comunque avrà voglia d’intonare sebbene ogni cuore sia propenso ad augurare al mondo intero la serenità proprio come nella ben nota canzone natalizia “Joy to the world”.

Il Natale purtroppo è stato sconfitto dalla guerra.

Le bombe hanno ridotto in macerie anche la festa più bella dell’anno.

La preghiera che gli angeli recitavano proprio nella notte Santa, a Betlemme, “pace in terra agli uomini di buona volontà”, si è tragicamente macchiata dal sangue dell’odio e della brutalità fratricida.

In questi tempi di guerra, bui e terribili, bisogna auspicare amore e misericordia, il ritorno della pace che plachi l’odio e la violenza.

Caro Babbo Natale, ai bambini non regalare le armi, neppure quelle giocattolo, la guerra non è un gioco.

Regala scatole di pastelli colorati per dipingere arcobaleni di pace.

Fame, freddo, paura, ansia, dolore, morte hanno rubato il futuro ai bambini, ai ragazzi, ai giovani ma anche ai meno giovani.

Resta solo la preghiera e così, anche in questo Natale, ci si rivolge al cielo per una benedizione che riporti il sorriso tra quelle popolazioni stremate dalla guerra.

Allora auguri a tutti e che possa diventare un Natale di pace.

 

Inserito il:08/12/2022 16:37:16
Ultimo aggiornamento:08/12/2022 17:19:27
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