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Aggiornato al 24/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Samuel Woodforde (Castle Cary, UK, 1763 – Bologna,1817) – Titus Andronicus, Act II, Scene 3

 

Ex libris – Ancora Shakespeare: Tito Andronico

di Andrea Tittarelli

 

Shakespeare è una miniera. In ogni sua opera si trova un campionario di personaggi che rappresentano in modo straordinario qualche caratteristica, qualità o perversione dell’animo umano. E anche i testi considerati minori celano tesori forse inaspettati.

L’ultima opera che mi è capitato di leggere è Tito Andronico, indubbiamente una delle tragedie più violente ed efferate. Non che Amleto, Otello o Macbeth siano storie pacifiche o edulcorate, o siano avare di sangue. Ma qui si raggiunge un livello che a volte pare eccessivo, gratuito, difficile da sopportare. Per usare termini che sono di moda adesso, potremmo dire che Shakespeare è stato splatter, o pulp, con quasi 400 anni di anticipo. Ma forse non è corretto nemmeno questo; perché la tragedia greca è arrivata parecchi secoli prima.

Ma Tito Andronico è anche molto altro. Perché appunto al di là delle aspettative, che si mantengono basse se uno pensa erroneamente di avere già letto tutto il meglio del bardo inglese, la storia è avvincente e i personaggi davvero interessanti.

Il protagonista, naturalmente, così pieno di contraddizioni e incoerenze da essere estremamente attuale. Il quale, per quanto possa poi apparire come una specie di Giobbe perseguitato dalla sorte, non è per nulla innocente, è anzi colui che, col primo assassinio, dà il via alla successiva, interminabile catena di sangue. E due dei suoi figli vengono uccisi direttamente da lui.

Oppure Tamora, magnetica e irresistibile personificazione del male, così affine a Lady Macbeth, attorno a cui ruotano le scelte abominevoli degli altri personaggi.

Perfino Bassiano e Saturnino, nella loro scialba inettitudine, dimostrano alla perfezione quanto in fondo sia stupida, assurda, ridicola, la lotta per il potere.

Ma il personaggio che giganteggia e sovrasta tutti gli altri è senza dubbio Lavinia, la figlia di Tito Andronico.

Non parla molto, visto che a metà del secondo atto viene messa a tacere, e non in senso metaforico, ma drammaticamente fisico. Lavinia violata, resa vedova, privata di mani, che tace sul palco per oltre tre atti, che non viene capita e rispettata nemmeno da coloro che sembrerebbero volerle più bene, è un pugno nello stomaco insopportabile, il suo silenzio urla più forte di qualunque grido di dolore possa essere emesso da un’attrice sulla scena. E interroga soprattutto i lettori/spettatori di sesso maschile: se riusciamo a riconoscere la presenza di quella bestia violenta e vigliacca che dorme nascosta dentro ciascuno di noi, forse abbiamo fatto il primo passo per poterla rendere inoffensiva.

 

CANZONE PER LAVINIA

 

Ah, my Lavinia, I will wipe thy cheeks

(Tito Andronico, atto III, scena I)

 

Die, die, Lavinia, and thy shame with thee

(Tito Andronico, atto V, scena III)

 

Man makes a gun, man goes to war
man can kill and man can drink
and man can take a whore
kill all the blacks, kill all the reds
and if there's war between the sexes
then there'll be no people left

(Joe Jackson, Real men)

 

Ma da sempre tu sei quella che paga di più

(Edoardo Bennato, La fata)

 

Non è Giulietta che oggi si affaccia

e ride e canta sciogliendo i capelli.

Non è Desdemona, quasi una madre

per tutto ciò che credevi perduto.

Non è neppure il sogno proibito

di Elena e Ermia a inseguirti nel bosco.

Nonostante Lady Macbeth

esempio per tutte le Malefiche

le Crudelie che verranno.

Non sarà Miranda, Cordelia, Jessica

la figlia che ti conduce per mano.

Nemmeno Ofelia, più saggia di tutte

che balla e cammina a piedi scalzi

lungo i binari della ferrovia

 

Ma è Lavinia che se ne rimane

immobile e muta in fondo alla scena,

Lavinia che ascolta ogni parola

e non si nasconde dietro le quinte,

senza più dita per applaudire

o per scostare un ciuffo dal viso,

senza più voce con cui intonare

insieme alle altre il canto del salice

o gridare il nome del suo assassino.

Davanti a lei inginocchiarsi

e chiedere scusa

 

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Inserito il:23/06/2018 17:58:56
Ultimo aggiornamento:23/06/2018 18:09:39
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