Aggiornato al 27/09/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Sécard (Peintre figuratif né en 1976) – Portrait de Louis Ferdinand Céline

 

Céline. Guerre e il giallo del ritrovamento

di Vincenzo Rampolla

 

A Parigi e in Francia, librerie invase da Guerre, ultimo romanzo di Céline, i critici folgorati dalla sua qualità. Per l'occasione, la Galerie Gallimard ha dedicato una mostra ai Manuscrits retrouvés de Céline, una selezione di prime edizioni, lettere, disegni, cartoline e fotografie, primizie inedite, inclusi anche estratti autografi della versione completa del romanzo Casse-pipe e del racconto medievale-nordico La Volonté du roi Krogold, con il dattiloscritto di La Légende du roi René, presentato al pubblico con gli storici punta panni che lo scrittore usava invece delle graffette. Il 16 luglio ‘34, in una lettera all’editore dell’epoca, Robert Denoël, con il titolo Guerre, Céline cita 250 pagine manoscritte: Ho deciso di pubblicare Morte à credit, primo libro, l’anno prossimo Enfance, Guerre, Londres. Scrive Le Point Fine di un mistero a 90 anni dalla stesura, la scoperta di un grande testo. Mozzafiato, dice il Journal du Dimanche. Secondo Le Monde, Un testo breve, vivo, tragico e lascivo, da affiancare ai capolavori dello scrittore… un miracolo. Altro che miracolo, una pioggia di miracoli. La guerra è chiusa nella mia testa. Così inizia Céline. Il testo inedito è stato ritrovato tra i fogli dello scrittore, pietra miliare della letteratura e noto per il suo violento antisemitismo, quando a giugno ‘44 riparò in Germania. Recuperati da combattenti della resistenza, dai nomi inviolati, negli anni 2000 sono caduti nelle mani di Jean-Pierre Thibaudat critico teatrale, ex giornalista di Liberation e affidati poi nell'estate del 2021 alla polizia e agli aventi diritti.

Nel più genuino stile celiniano, in parte cronaca e romanzo, Guerre inizia cupo, teso e realista, con il risveglio del ventenne brigadiere Ferdinand, miracolosamente vivo su un campo di battaglia a Poelkappelle (Belgio) una notte di ottobre del ‘14. Steso a terra, un braccio ridotto a spugna di sangue, affamato e assetato, incosciente e circondato da morti, viene salvato da un soldato inglese. Riesce a stento a mettersi in piedi. Il protagonista passa la convalescenza non lontano dal fronte belga, ad Hazebrouck (Francia), fino a una rocambolesca partenza per l'Inghilterra.

Il 5 novembre ‘14, in una lettera al fratello Carlo, Louis Destouches, padre di Ferdinand, che ha adottato il nome dalla nonna materna Céline Guillou, scrive: È stato colpito nei pressi di Ypres, mentre, sulla linea del fuoco, trasmetteva gli ordini della divisione a un colonnello di fanteria. Il proiettile lo ha colpito di rimbalzo, deformato e appiattito; presentava sbavature di piombo e asperità che gli hanno provocato una ferita piuttosto grossa, l’osso del braccio destro è fratturato. Il proiettile è stato estratto il giorno prima che riuscissimo a raggiungerlo; non ha voluto essere sedato, ha sopportato con grande coraggio l’estrazione dolorosa.

Nella stessa lettera, il padre spiega che il figlio ha dovuto percorrere 7 chilometri a piedi per raggiungere il secondo livello di ambulanze, capaci di ridurre la frattura. Doveva andare da Ypres a Dunkerque in un convoglio, ma il dolore era tale che ha dovuto interrompere il viaggio: sceso ad Hazebrouck, un ufficiale lo ha scortato fino alla Croce Rossa.

Il capitano Schneider, al comando del II squadrone del 12° reggimento di corazzieri, dove Céline prestava servizio, risponde al padre: Vostro figlio è stato ferito, è caduto coraggiosamente […] Tale comportamento eroico è confermato dalla menzione che gli fu assegnata in seguito. Stanziato tra un reggimento di fanteria e la sua brigata, si è offerto volontario per portare, sotto fuoco intenso, un ordine che gli ufficiali di collegamento di fanteria esitavano a trasmettere. Ha eseguito il compito ed è stato gravemente ferito. Questo gesto gli è valso la medaglia militare con stella d’argento, legione d’onore per sottoufficiali e soldati e poi la croce di guerra, ad aprile ‘15.

Le prime pagine del libro, corrispondono dunque a quanto realmente accaduto, anche se restano poco chiare le circostanze in cui, quello stesso giorno, Céline ha ricevuto un colpo alla testa, a seguito del lancio da un obice. Questa ferita non appare dalla sua cartella clinica, ma lui se ne lamenterà per il resto della vita, causa delle sue nevralgie, accompagnate da violenti acufeni, quasi un treno gli sfondasse il cranio. Il soggiorno oltre Manica è al centro di Londres, un altro corposo lavoro inedito di cui è prevista l’uscita in autunno.

Uno dei personaggi importanti della parte iniziale del romanzo è un’infermiera che si dedica con passione e disinvoltura a pratiche erotiche per risollevare i soldati feriti. Si tratta di Alice David che avrebbe dato alla luce una bimba, di cui Céline sarebbe padre. Accurate ricerche hanno escluso ogni coinvolgimento di Céline in questa vicenda, arrivando a dimostrare l’ambiente bigotto e religioso in cui Alice viveva, con un’eredità trasmessa alla morte dell’unico fratello sacerdote.

L’apparizione di Guerre e di altri manoscritti inediti che Céline finì di scrivere nel ‘34 e che si pensava fosse stata persa per sempre nel ‘44, risale al tempo della liberazione di Parigi e a un saccheggio del suo appartamento a Montmartre, compiuto dai partigiani francesi, in Rue Girardon.

Il giallo del ritrovamento dei manoscritti potrebbe diventare a sua volta un romanzo. Nel 2021 Le Monde rivelò l’esistenza di circa 6.000 fogli di Céline, mai pubblicati, e fino a quel momento gelosamente custoditi da Jean-Pierre Thibaudat, che ha raccontato poi di averli ricevuti da un lettore di Liberation, di cui però ha sempre taciuto l’identità. Per 15 anni Thibaudat ha tenuto segreti i testi, rispettando la sola condizione imposta dal misterioso lettore di Libération in cambio di quel tesoro letterario: non rivelarne l’esistenza fino alla morte dell’ultra centenaria Lucette Destouches, seconda moglie di Céline, perché lui, l’uomo che ha donato i fogli a Thibaudat, era di sinistra e non voleva arricchire la vedova di chi aveva la triste nomea di essere un noto antisemita e collaborazionista.

Dopo anni passati a catalogare migliaia e migliaia di fogli, nel 2020 Thibaudat, attraverso Pierrat, avvocato specializzato in cause editoriali, contatta gli eredi aventi diritto a ciò che resta dell’opera di Céline: il biografo celiniano François Gibault – che oggi ha scritto la prefazione di Guerre – e Véronique Chovin, allieva e amica di Lucette Destouches. Entrambi decidono immediatamente di fare causa a Thibaudat, accusandolo di ricettazione. La causa procede spedita presso il Tribunale di Parigi: Thibaudat consegna l’intera documentazione all’Ufficio Centrale contro il traffico dei Beni Culturali giurando che la sua unica ricompensa è stato il piacere di lavorare su quei testi. Alla fine gli inediti arrivano a Gallimard, editore detentore dei diritti esclusivi di tutti gli inediti. Per la prima edizione ha previsto una tiratura di 80.000 copie.  

Nel ‘15, dopo aver vagato per ospedali, Céline ha il congedo e viene riformato per invalidità al 75%, ottenendo una modesta pensione di guerra. Sarà proprio la guerra ad aprirgli gli occhi sulla fragilità e impotenza della vita umana. Oltre a segni fisici, difficoltà a articolare il braccio destro, abbassamento di udito, vertigini, dolori in diverse parti del corpo, emicrania, gli lascerà anche disturbi mentali: disturbo post-traumatico, insonnia incurabile, paranoia e le sue orecchie non si libereranno mai di alcuni fischi e di allucinazioni uditive. L'angoscia su ciò che è l'esistenza non lo abbandonerà, divenuta base di nichilismo, pessimismo e forte misantropia, a volte spinti al cinismo, temperati dal suo futuro lavoro di medico e dalla sua istintiva compassione per la sofferenza. Nella scrittura come nella vita, l'amore e l'odio si aggroviglieranno e si fonderanno pesantemente.

Grazie alla conoscenza dell’inglese e tedesco imparate da giovane, viene assegnato all'ufficio visti del Consolato Generale Francese di Londra, frequenta bordelli e music-hall dove incontra la sua prima moglie, Suzanne Nebout, barista dalla quale si separa dopo pochi mesi, con un matrimonio mai registrato in Francia e parte alla volta del Camerun a dirigere una piantagione di cacao; dopo 9 mesi, messo in ginocchio dalla malaria, rientra in Francia e lavora presso una piccola rivista di divulgazione scientifica. Si butta a capofitto nello studio e il 1º maggio ‘24si laurea in medicina e chirurgia presso l'Università di Rennes. La sua tesi è storica e costituisce un'importante opera per l’introduzione del metodo dell'asepsi nella pratica ospedaliera.

Nel ‘19 sposa Édith Follet, figlia di un medico, da cui divorzia nel ‘26. Da Édith avrà la figlia Colette che avrà 5 figli e che, a suo dire, non ebbero mai rapporti con il nonno. La figlia invece lo visitava spesso a Meudon, mentre anche il rapporto con il genero restò sempre conflittuale. Per 5 anni lavora per la Società delle Nazioni che lo invia a Ginevra, Liverpool, poi in Africa, in Usa, Canada e a Cuba. Durante questi lunghi spostamenti in nave è spesso medico di bordo, affina la sua cultura e si rende conto che: Il viaggio sia fisico che mentale è l'unica cosa che conta, tutto il resto è delusione e fatica. Matura la convinzione dell'inaridimento dell'uomo moderno. Rientrato in Francia nel ‘28, si stabilisce a Montmartre dove esercita la professione di medico dei poveri, pressoché gratuitamente.  Il mondo è diventato una malattia cronica e la morte sembra l'unica cosa veramente coerente. La scrittura stessa è un modo di sconfiggere la morte. Morte e ironia sono le sole cose che fanno intravedere una speranza di guarigione dalla malattia della vita, ottenibile solo se l'uomo saprà tornare ad essere un individuo ben distinto dal resto del gregge, capace di fuggire dalla piattezza e dal grigiore dove si è esiliato.

Céline non ricavò molto dalle sue estreme opinioni politiche. Negli anni del secondo dopoguerra, tentò una giustificazione del proprio razzismo antisemita sostenendo di avere sempre parlato nell'interesse della Francia, accusato a torto di essere stato sul libro paga di giornali o movimenti filonazisti. In una intervista del ‘57 affermò di avere scritto sugli ebrei e non contro gli ebrei, e che i francesi non c'entravano nella guerra tra ebrei e Germania, mentre Hitler era ambiguamente definito coglione come gli altri, ma abile politico, visto che lui stesso apprezzava l'idea di un'Europa franco-tedesca. L'antiebraismo di Céline maturò a partire dal ‘34 anche da vicende personali, sfociando poi in una sorta di delirio a sfondo politico e manie di persecuzione, convinto che gli ebrei volessero sabotarlo e riportare la Francia in guerra contro la Germania. Ebbe anche un'amante ebrea, indicata come N. nelle lettere alle amiche. In quell'anno si recò negli Usa in cerca dell'amata Elizabeth Craig, la ballerina a cui aveva dedicato il Voyage, ritrovandola in California moglie di un ricco ebreo; nei suoi pamphlet antisemiti ricorre il tema delle donne ariane sedotte dagli ebrei. Fu molto contrariato da un dirigente sovietico ebreo che aveva respinto una sua opera per il teatro di Leningrado e da un medico ebreo che non solo gli aveva soffiato il posto, ma era anche stato messo alla porta del dispensario di Clichy.

Dopo l'inizio della guerra sposò la terza moglie, anch'essa ballerina, Lucie Georgette Almansor (nata nel ‘12), detta Lili, conosciuta nel ‘36. Fino alla fine della guerra vive a Montmartre, accogliendo di frequente Hermann Bickler, colonnello delle SS che ricambierà fornendogli il visto di espatrio in Danimarca dalla Francia occupata. Grazie ai lingotti d’oro dei diritti d'autore depositati prima della guerra, vive in clandestinità con Lili nel piccolo appartamento prestato da un'amica danese. Scoperto a dicembre da poliziotti in borghese, Céline, li crede sicari, si dà alla fuga sui tetti, viene catturato e incarcerato per 15 mesi mentre la moglie è liberata. La segregazione in cella, l'obbligo di restare inchiodato alla sedia, lo scorbuto e la pellagra dovuta all'alimentazione insufficiente devastano il suo fisico. A febbraio ‘47 ottiene la libertà provvisoria, è ricoverato in un Ospedale di Copenaghen; 4 mesi dopo viene liberato e va a vivere con la moglie in una misera soffitta, si trasferisce poi in piena solitudine a Korsør, sulle rive del Baltico in una baracca di proprietà del suo legale, priva di gas, acqua e elettricità. Nel ‘50, il Tribunale di Parigi lo condanna in contumacia a un anno di carcere da scontare in Francia e la malattia di Lili segna forse il momento più duro di questo periodo. Nel ‘51, l'amnistia e la guarigione di Lili chiudono la fase più buia dell’esilio danese, ritorna in Francia, ma deve affrontare pesantissime ritorsioni: tutti gli scrittori di sinistra, in testa Jean-Paul Sartre, chiedono che sia ignorato e emarginato da qualsiasi salotto letterario o centro culturale francese, marchiato nel saggio Portrait de l'antisémite come figura del collaborazionista. Nel ‘58 riceve la visita di due autori beat statunitensi: il poeta Allen Ginsberg e lo scrittore William S. Burroughs, entrambi ebrei e suoi ferventi ammiratori, insieme al celebre Charles Bukowski. A giugno ‘61 consegna all'editore il manoscritto del romanzo Rigodon; 3 giorni dopo, colpito da aneurisma e emorragia cerebrale si spegne nell'indifferenza, uno dei più grandi scrittori del '900, massimo interprete dei temi dominanti del secolo della violenza. La sua morte è oscurata da quella di E.Hemingway, appena insignito del Nobel per la letteratura e suicida il giorno dopo con il fucile, a double-barreled shotgun that I had used so often it might have been a friend.

La Stampa lo ricorda con un breve articolo del 2 luglio, in cui è definito anarchico che predicò il razzismo, autore di libri dal successo fugace, pieni di oscenità, scetticismo, odio e antisemitismo e ormai in squallida decadenza.  Solo dagli anni ‘80 Céline viene riscoperto e riabilitato sul piano letterario. La casa di Céline, abitata dalla vedova fino alla morte (a 107 anni, 8 novembre 2019), nel ‘69 è stata devastata da un incendio che ha distrutto gran parte dei suoi documenti.

(consultazione:   opera omnia di Céline; le monde; liberation; le point; journal du dimanche; la stampa; wikipedia)

 

Inserito il:24/05/2022 17:05:15
Ultimo aggiornamento:24/05/2022 17:18:45
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