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Aggiornato al 18/10/2018

Walter Granville Smith (USA,1870-1938) - A Cup of Tea - 1904

 

La cuoca Italiana - Sesta puntata

What about love?

di Marialuisa Bordoli Tittarelli

(seguito)

 

Qualcosa di straordinario era successo in casa Coldbridge, quella luminosa e ventosa mattina di marzo.

L’apice dell’avvenimento lo si poteva osservare nella cucina della casa, il regno della cuoca italiana, la signora Persi.

Il maggiordomo Charles non si capacitava di quel che stava accadendo.

Lady Mirna Coldbridge era scesa in cucina, cosa di per sé già insolita, e ora sedeva al tavolo di ciliegio e sorseggiava il the chiacchierando con la cuoca.

Questo era il fatto eccezionale.

Infatti Milady era rimasta, fino a quel giorno, un’autentica esponente della più rigida tradizione e, a dispetto del nuovo millennio, già ormai avviato alla fine della seconda decina, i suoi modi e le sue abitudini non erano molto diverse da quella di sua madre o meglio ancora di sua nonna.

Sempre gentile e calma, ma sempre molto distaccata quando si trattava di stabilire la sua posizione – generalmente di superiorità – e quella degli altri.

D’altra parte, Charles pensava che il sangue non era acqua e il terribile Lord Curdon, nonno di Milady, era stato uno dei più rigidi aristocratici del suo tempo.

Che cosa aveva determinato un gesto così clamoroso?

Aveva sentito discutere animatamente i signori Coldbridge, è vero, quella mattina e anche se le voci erano un po’ alterate, ma non così alte da comprenderne le parole, la discussione era durata a lungo ed era la voce femminile che si esprimeva più concitatamente e gli era sembrato anche dolorosamente.

Infine Milady era uscita dalla camera, incontrandolo lo aveva salutato gentilmente, ed era scesa in cucina.

Aveva sorpreso la sua cuoca mentre ricopriva con un panno immacolato, leggermente umido, la leccarda del forno piena di minuscoli pani rotondi evidentemente in lievitazione.

La signora Persi l’aveva sentita bussare alla porta, appena un colpetto come un sospiro, e se l’era trovata davanti notandola subito “diversa”.

- Sono gli occhi che raccontano tutto – pensò – se uno li osserva con attenzione, quegli indiscreti, fanno subito la spia e tradiscono quello che vorremmo così accuratamente nascondere.

La sua datrice di lavoro li aveva più grandi del solito, quasi non riuscissero a trattenere emozioni tumultuose e quell’allargamento si rifletteva sulla postura del corpo, sul modo in cui  aveva scostato una sedia dal tavolo e aveva poi detto sedendosi  - Madame  possiamo prenderci un the insieme? –

La cuoca amava moltissimo i cambiamenti, le sorprese, i comportamenti “alternativi” ed era curiosissima per natura, per cui aveva solo sorriso con gli occhi e con gesti rapidi e sapienti aveva portato teiera, tazze, piattini e insomma tutto quello che occorre per celebrare un buon the inglese.

Nello stesso tempo “sentiva” che nell’aria c’era qualcosa di strano, di sospeso e faticosamente sotto controllo.

Aveva anche compreso di dover ascoltare, e immediatamente tutta se stessa era pronta e predisposta a un ascolto interessato e empatico.

Esiste un modo di comunicare senza parole – anche di questo era convinta – che un minimo di attenzione e di sensibilità rende palese e che opera come un’energia che si sprigiona indipendentemente dalla volontà razionale.

Mirna Coldbridge percepì l’atmosfera di simpatia e comprensione che la sua cuoca aveva subito sviluppato al suo invito e ciò contribuì a rilassarla e perfino a farle provare una sensazione di piacere.

- Non può essere che sia scesa semplicemente per conversare con me – pensò la signora Persi – le è successo qualcosa di grave.

Il the fu servito e, come si usa in ogni buon romanzo inglese e anche nella realtà inglese, si cominciò parlando del tempo e della brillantezza del sole e dell’allegria del vento.

Poi fu introdotto l’argomento dentista.

La sera prima i Coldbridge erano stati a cena da lui e lei, seduta alla sua destra, aveva parlato a lungo con Mr Dunn.

La cuoca si irrigidì imbarazzata sperando con tutta se stessa che non trasparisse il suo disagio, stupido disagio, dato che non c’era stato nulla né di detto o di anche velatamente espresso che potesse giustificare la sua apprensione.

Ma Milady non fece alcuna allusione negativa, anzi le raccontò che il suo caro amico, che lei stimava moltissimo, le aveva parlato con entusiasmo e ammirazione “della incantevole signora italiana che sapeva fare e dire tante cose con molta grazia” ivi compreso giocare a bridge con passione.

Aveva scoperto attraverso le parole del dentista pregi insospettati e capacità interessanti nella sua collaboratrice.

Mentre la signora Persi cercava di non sprofondare sotto la sedia per l’emozione e l’imbarazzo, che si percepiva dall’incessante movimento delle mani che “stiravano” pieghe immaginarie nel suo grembiule, di colpo il discorso deviò e bruscamente Milady chiese – Che ne pensa dell’amore? –

La signora Persi si sentì fulminata e rimase letteralmente a bocca aperta.

In un attimo erano crollate certezze e barriere sociali, differenze di lingua, paese e cultura e all’improvviso c’erano solo due donne che parlavano di cose serie con estrema leggerezza.

Ecco il significato di quegli occhi diversi…. Milady aveva pianto, sicuramente e per nasconderlo aveva abbondato con la crema antiocchiaie che le allargava gli occhi in maniera smisurata.

Non era difficile immaginarne il motivo, dopo quella domanda a bruciapelo.

Ma perché lo chiede a me? – pensò la signora Persi – è inaudito.

Come se la sua domanda fosse stata fatta ad alta voce, Mrs Coldbridge disse –  Mr Dunn,  l’amico più intelligente che ho,  mi ha suggerito di parlarne con lei perché ritiene che ne sappia moltissimo sull’argomento, e soprattutto perché pensa che abbia idee sagge e originali.

La signora Persi richiuse la bocca stupefatta, scosse la testa e mormorò in italiano – Ah quel delizioso dentista, che mattacchione! –

Avevano parlato simpaticamente di molte cose e sì, avevano scambiato battute e storielle sull’amore e sulle coppie, qualche sua idea in proposito detta scherzando.

Mai avrebbe immaginato che il medico la ascoltasse seriamente e soprattutto che ne parlasse a Milady con tanta considerazione.

Che ne pensava dell’amore?

Una ridda di pensieri arrivarono precipitosamente. 

Occorreva esporli con ordine e calma, quindi prima di immergersi nell’argomento guardò Mrs Coldbridge per realizzare che cosa davvero si aspettasse e come avrebbe potuto esserle utile.

Così facendo notò tutto il dispiacere e l’apprensione della giovane donna e comprese che era sempre l’eterno problema che ritornava.

Allora con chiarezza le idee uscirono fuori mentre il fatto di doverle tradurre in una lingua non sua e non così totalmente posseduta, le consentiva di esprimere i concetti lentamente, ma in maniera più completa.

Per prima cosa dichiarò che avrebbe voluto che l’argomento venisse dichiarato materia di insegnamento alla scuola dell’obbligo.

Era proprio tempo che se ne parlasse in modo esaustivo dato che interessava in egual misura uomini e donne e che l’ignoranza intorno ad esso era stata e continuava ad essere motivo di grande infelicità e a volte di tragedie.

Ignoranza, pessima informazione, preconcetti, idee antiquate e inesatte, stupidaggini, romanticherie fasulle, aspettative assurde.

Sì c’era ancora tutto questo anche nel 2017.

Anche lei era stata vittima di quell’ignoranza e della cattiva informazione pagando un prezzo molto alto per la sua stupidità.

Del resto anche Milady, giovane, colta, moderna, donna bella, ricca e apparentemente sicura di sé appariva confusa e scombussolata dalla faccenda amore.

La signora Persi non si considerava un’esperta o una saggia, aveva però riflettuto moltissimo sull’argomento quando cercava di non affogare sopraffatta dalle difficoltà amorose.

Aveva capito alcune cose che si teneva strette e che erano molto semplici.

Per prima cosa occorreva smontare tutto quello stupido contorno di romanticherie, idee esasperate e totalizzanti che portavano a scelte e atteggiamenti apparentemente eroici e in realtà stupidi.

La prima sacra regola era “ama chi ti ama”.

Via quell’ideale romantico per cui si deve amare a tutti i costi, sopportando mortificazioni, prepotenze, egoismi, in attesa che il partner si accorga della potenza con il quale è amato.

Considerava il sacrificio di sé per la felicità e il benessere dell’altro, a scapito perfino della propria dignità, un errore clamoroso, un fraintendimento totale dell’amore.

Non arrivò proprio a dire che avesse ragione Schopenhauer che parlava dell’amore come di “ due infelicità che si incontrano, due infelicità che si scambiano e una terza infelicità che si prepara”, tuttavia era convinta che  tenere presente la potente spinta biologica della natura sarebbe stato intelligente e davvero saggio.

Da qui scaturiva la sua seconda regola: non confondere l’innamoramento con l’amore.

Dell’innamoramento pensava che fosse decisamente una malattia,  a volte gravissima, a volte eccitante, a volte lieve, ma comunque certamente un espediente della natura per la continuazione della specie.

Osservando certe coppie a posteriori veniva da pensare che l’obnubilamento cerebrale dovuto all’innamoramento doveva essere stato l’unico motivo di quell’accoppiamento.

Prima di esaltarsi per il grande amore meglio lasciar svaporare i bollenti spiriti.

Del resto Montaigne metteva in guardia dal maritarsi con la grande passione.

Lei era un’ammiratrice del grande francese i cui Saggi teneva in permanenza sul comodino e che ancora di tanto in tanto andava a rileggere con diletto e consolazione.

La terza regola era non raccontarsi bugie.

Accettare la realtà senza decorarla, dilatarla, distorcerla nell’inutile speranza di acconciare un sentimento secondo il proprio desiderio.

Tentativi goffi e dannosissimi, causa di perdita di tempo e dolore.

Era fermamente convinta che nessuno poteva cambiare nessuno.

Tanto valeva quindi conoscere bene pregi e difetti del proprio compagno e fare proprio i conti della serva con se stessi, cioè senza barare, per capire se si era davvero in grado di apprezzarli o sopportarli.

Ed infine l’ultima regola  - quella  d’oro - era sdrammatizzare, non prendersi sul serio, riderci su; una regola che valeva per molte circostanze della vita, ma nel caso dell’amore era indispensabile.

Qui si fermò.

Non poteva certo fare domande indiscrete, ma l’esperienza le suggeriva che probabilmente le lacrime che la signora aveva versato quella mattina nascevano da timori e sospetti, probabilmente da gelosia.

Doloroso e spiacevole, tuttavia la medicina era proprio sdrammatizzare. 

Una buona dose di humour e un momento di distacco.

Decise di proporre una distrazione per allentare la tensione e permettere a Milady di recuperare serenità.

Mentre diceva tutte queste cose, non aveva dimenticato i suoi panini che aveva messo a cuocere in forno e che adesso avevano riempito l’aria della cucina con il loro stuzzicante e intenso profumo di origano.

Questo non per mancanza di delicatezza, ma perché avrebbero fatto parte della “terapia”.

Da quando aveva osservato il viso un po’ strapazzato di Mrs Coldbridge si era congratulata con se stessa per la ricetta che aveva preparato.

Dei panini “spiritosi”quasi dei “tirami su”.

Ora li estrasse dal forno e come aveva sperato la loro vista e la fragranza che sprigionavano entusiasmò, distrasse e illuminò il bel viso di Milady.

Mentre li assaggiarono bevendoci su un buon bicchiere di vino bianco freschissimo, era ormai l’ora dell’aperitivo, la signora Persi aggiunse una quinta regola.

Il grande amore, perfetto, assoluto, non solo non esiste, ma non dovrebbe neppure essere ricercato.

Assomiglia a una gabbia soffocante.

Gli esseri umani sono assolutamente imperfetti, sono in evoluzione, cambiano.

Possono cambiare anche i sentimenti.

L’importante è che rimanga rispetto, amicizia, fiducia e la voglia di divertirsi insieme.

 

 

 Panini “spiritosi

250 gr di caciocavallo

250 gr di farina tipo Manitoba

1 cubetto di lievito di birra fresco

40 gr di olio extra vergine

1 vasetto di pomodorini essiccati

2 cucchiai colmi di origano

1 cucchiaino di sale fino

una spolverata di peperoncino in polvere

mezzo bicchiere di latte

1 cucchiaino di zucchero

Intiepidire il latte e sciogliervi il cubetto di lievito di birra.

Tritare al frullatore il formaggio, mescolarlo alla farina.

Inserire il lievito sciolto nel latte.

Aggiungere sale, zucchero, olio, peperoncino.

Amalgamare il tutto con le mani e quando si sarà formata una palla, metterla a lievitare in una ciotola coperta con uno strofinaccio umido.

Lasciarla riposare per 40 minuti.

Nel frattempo tritare i pomodori essiccati e mischiarli con l’origano.

Dopo la prima lievitazione estrarre dalla palla di pasta piccole quantità e costruire con esse delle palline grosse come albicocche al cui centro inserire un cucchiaio di composto di pomodori e origano avendo cura di ricoprire con la pasta il tutto, in modo che il ripieno sia ben nascosto all’interno.

Lasciare i panini a riposo per 20 minuti quindi cuocerli a 180 gradi per 15/20 minuti controllandone la cottura prima di estrarli.

 

(continua)

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Inserito il:27/03/2017 23:41:19
Ultimo aggiornamento:04/05/2017 00:00:56
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