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Aggiornato al 21/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Frank Dadd (1851-1929) - The Christmas Dinner

 

Tradizioni alternative

di Simonetta Greganti Law

 

All’interno di 38 Stanhope Gardens, London Highgate, la cucina era in subbuglio. 

La Signora Olga Carucci, ormai da anni Mrs Fowler dopo il matrimonio con John, nonostante le sue radici romane voleva continuare le tradizioni natalizie del marito e affiancare così, al suo amato Panettone, un Christmas Pudding inglese.

Da perfetta italiana era già in super ritardo.  Il dolce, come è noto, sarebbe riuscito meglio se fosse stato preparato settimane prima mentre il suo avrebbe dovuto accontentarsi di riposare una sola notte, giusto il tempo per permettere alla birra di lavorare come agente lievitante e ai vari ingredienti di assorbirla quasi completamente.  In contemporanea stava finendo di incartare i regali dimostrando, ancora una volta, la mancanza di organizzazione: non si ricordava dove aveva messo i doni comperati in anticipo, né per chi fossero i pacchetti già confezionati dato che si era dimenticata di attaccarvi le etichette.  E così aveva finito per aprirli di nuovo per poi richiuderli rovinando la bellissima carta natalizia che aveva scelto con cura, conferendo al regalo un aspetto di cosa riciclata.

- Forse è meglio tornare alla preparazione del Pudding - si convinse per non ammettere a se stessa di non sapere dove fossero finiti i libri comperati proprio il giorno prima per suo marito.

Aveva già ridotto in una densa cremina 150gr di zucchero di canna con altrettanti di burro e aggiunto anche 3 uova sbattute precedentemente.  Ora doveva introdurre nuovi ingredienti: 75 grammi di farina auto lievitante, un pizzico di sale, e le spezie che caratterizzavano l’impasto suscitando i profumi del Natale: cannella, noce moscata, qualche chiodo di garofano, anice, pepe nero.

- Adesso mi mancheranno i canditi - pensò furiosa dato che li aveva nascosti per non farli trovare a sua figlia che ne andava ghiotta.  Sapeva benissimo di averlo fatto ma, come sempre, non ricordava dove.  Occorreva prendersi una nuova pausa e tornò così ad incartare i regali.  Poco dopo ecco arrivare sua figlia Emily che stava per l’appunto gustandosi i canditi mancanti.  Beh, almeno li aveva ritrovati!

Sequestrati con un’abile e fulminea manovra, i canditi tornarono a far parte della ricetta assieme all’uva sultanina, l’uva passa e mezza mela grattugiata più 25gr di farina di mandorle.  Dopo aver amalgamato il tutto aggiunse ancora 150gr di pangrattato e un’intera bottiglia di Guinness. Un’ultima rimestata e, a questo punto, le sovvenne che la tradizione avrebbe voluto che ogni membro della famiglia, a turno, avesse aiutato a mescolare ottenendo il privilegio di esprimere un desiderio.  A lei non l’avrebbe aiutata nessuno perciò si convinse che essendo stata l’unica a faticare per preparare il dolce doveva esserle lecito anche il vantaggio di poter esprimere tanti desideri: e così fece.  Coprì poi il composto con un panno per farlo riposare tutta la notte.  Olga invidiava quasi quell’impasto che poteva permettersi già di stare sotto alle coperte…lei doveva ancora fare tutto.

Ma la colpa di tanto trambusto era solo sua: aveva avuto la bella idea di acconsentire alla sua famiglia d’origine d’invadere la casa e quelli erano prontamente arrivati dall’Italia in sei: sua madre, sua sorella col marito spagnolo, e due zii che aggiunti ai suoi due figli, John e i genitori di quest’ultimo, portavano il numero dei residenti a undici, inclusa lei, naturalmente.  Tutto sarebbe stato semplice se non ci fossero stati problemi di lingua e di abitudini. Sua madre e gli zii infatti non parlavano inglese e i suoi suoceri non erano in grado di conversare in italiano, per fortuna Gonzalo sapeva arrangiarsi abbastanza bene sia in inglese sia in italiano.  Toccava agli altri fare da interpreti per poter trascorrere le feste in armonia.

La mattina presto del 25 dicembre decise di ultimare il Christmas Pudding.  Ormai il più era stato fatto.  Non restava che trasferire tutto il composto già preparato in uno stampo del tipo di quello da budino (precedentemente imburrato e foderato con un dischetto di carta oleata sul fondo) e aggiungervi l’immancabile sorpresa: una monetina celata nell’impasto che avrebbe portato fortuna a chi l’avesse trovata.  Aveva però sempre avuto i dubbi su questa buona sorte dato che temeva che l’ingrediente intruso costituisse invece un rischio per i denti di chi avesse masticato il boccone col soldino. Doveva avvisare gli italiani che sicuramente avrebbero trovato imprudente tale tradizione.  Si affrettò poi a ricoprire il pudding ancora con un foglio di carta oleata e infine uno d’alluminio, ben legati attorno allo stampo per evitare di farlo bruciare una volta infornato a bagnomaria a forno ventilato 150° e precedentemente riscaldato.  Doveva cuocere per 5/7 ore fintanto che fosse diventato scuro e saporito.

Intanto gli addobbi erano stati fatti ovunque, Mrs. Fowler aveva esagerato ma era riuscita a mantenere uno stile equilibrato poiché era stata capace di posizionare qualsiasi decorazione al posto giusto.  A parte la cucina dove ancora c’era confusione, tutto il resto della casa era perfetto ed ordinato. C’erano lucine, palline, ghirlande che sfavillavano in ogni angolo dell’abitazione e dimostravano la creatività e la capacità di rendere tutto accogliente ed elegante.  Col calar del buio l’intermittenza delle lucine e il tremolio delle candele accese rendevano l’atmosfera molto suggestiva. La tavola poi era stata apparecchiata con grande cura.  Il centrotavola - arricchito da candele, fiocchi rossi, vischio e pungitopo - troneggiava sulla mensa dove ancora non era stato portato alcun cibo. 

C’erano però i Christmas Crackers, una consuetudine d’oltremanica che sarebbe stata un’altra novità per gli italiani, sicuramente divertente…invece si rivelò motivo di dissapori.  Infatti, presa da uno eccessivo campanilismo, Mrs. Fowler azzardò a dire che, come provava la coroncina di carta colorata contenuta all’interno del Cracker, l’origine di questa usanza poteva farsi risalire proprio ai romani.  La consuetudine d’indossare un cappellino alle feste apparteneva alle celebrazioni dei Saturnalia, la più importante festa, dedicata al dio Saturno, della società romana.  A tale festa partecipavano schiavi e padroni insieme, anzi era quella l’unica occasione per scambiarsi di ruolo.  Così gli uomini liberi si mettevano il pileum, il berretto che veniva posto sulla testa degli schiavi quando si affrancavano e cioè un cappellino colorato come quello che loro stavano indossando in quel momento.  Inoltre in tale evento gli schiavi avevano il permesso di esprimersi liberamente, dunque potevano anche criticare i padroni senza per questo incorrere in punizioni gravi.  Mrs. Fowler col suo copricapo di velina rossa aveva detto quello che pensava essendo certa di non offendere nessuno.  La reazione degli inglesi a tale provocazione fu grande e sua suocera, ferita da tanta impertinenza, volle precisare con voce puntigliosa che in Inghilterra tutti sapevano, per certo, che l’invenzione era di Tom Smith.

Olga sorrise e per riportare il buonumore decise di servire in tavola il tanto atteso pranzo natalizio preceduto solo da un bicchiere di prosecco e qualche stuzzichino.

Il tacchino, un “must” del pranzo di Natale inglese, non poteva mancare sulla tavola della festa ma naturalmente questo era stato rivisitato secondo le aspettative di un raffinato gusto italiano. Olga pertanto non aveva farcito l’intero uccello dalle dimensioni così spropositate da rischiare di non poter neppure entrare dentro al forno ma si era servita dei petti interi, arricchiti da una farcia prelibata, intonata al sofisticato palato italico.  Non era stata alla ricerca del più grosso tacchino come ordinò di fare Scrooge nell’opera di Dickens “A Christmas Carol” e come vogliono tutti gli inglesi prima del Natale.  Sarebbe stato inutile cucinarlo tutto intero per poi ripresentarlo per giorni e giorni sugli stessi piatti, come spesso  avviene in Inghilterra dato che gli avanzi dell’uccello vengono serviti, sebbene camuffati, fino a quasi Capodanno. La sua pietanza sarebbe stata gustata fino alla fine, la stessa sera, sia perché le quantità sarebbero state più modeste, sia perché nessuno avrebbe saputo resistere a non fare il bis anche più volte.

Il suo tacchino, le piacque considerare, non era “a stuffed turkey” ma un “tacchino satollo”.  Quale era la differenza?  Beh, già negli aggettivi che lo caratterizzavano.

“Stuffed” in inglese rendeva l’idea di qualche cosa di volgare, un ripieno pressato a forza nella carcassa dell’animale per riempirla fino all’orlo mentre “satollo”, come lei lo aveva ribattezzato, suggeriva una sfumatura ben lontana dall’essere rimpinzato in modo esagerato ma si trattava di una sazietà contenta, di una soddisfazione di pienezza e appagamento dei sensi.  Il termine satollo evocava qualche cosa di bello e di buono perciò era felice di averlo chiamato così.

Per prepararlo si era procurata tre petti di tacchino interi, per un peso complessivo superiore al chilo, e poi li aveva incisi per formare delle tasche larghe e profonde.

Aveva poi ammollato del pane secco con poco latte (circa 3 panini) e aggiunto 250 gr di prosciutto cotto a pezzetti e amalgamato tutto col rosmarino, la salvia, il prezzemolo più 2 o 3 spicchi d’aglio tritati.  Dopo aveva unito la scorza grattugiata di 2 limoni, 3 cucchiai di parmigiano, circa una tazza di latte, 3 uova e il pepe.  Infine aveva proceduto a farcire le tasche con questo ripieno per poi cucirle con ago e filo.

Dopo aver rosolato i petti su tutti i lati in un tegame con poco olio e bagnati col vino bianco, li aveva coperti e proseguito la cottura a fiamma bassa per 1 ora e 1/2 circa, senza mai aprire il coperchio.

Dieci minuti prima del termine della cottura, aveva aggiunto alcune prugne secche senza nocciolo (una trentina circa).  Per un effetto glassato della salsa aveva unito due cucchiai di maizena per renderla più densa. Affettati i petti, dopo averli fatti intiepidire un po’ prima di tagliarli, per evitare che le fette si potessero rompere, era trionfalmente entrata in sala col suo “tacchino satollo” ricoperto dal fondo di cottura caldo e guarnito con le prugne secche.

Assieme a delle patate al forno aveva preparato anche dei cavoletti di Bruxelles che, dopo essere stati puliti dalle foglie più esterne e incisi nella parte finale con un coltello creando una croce, erano stati fatti bollire in acqua leggermente salata e tenuti al dente.

Dopo averli scolati li aveva impanati con pangrattato mescolato a curry in polvere.

Adagiati in una teglia antiaderente e irrorati con un filo d’olio extravergine d’oliva erano stati in forno (precedentemente riscaldato) alla temperatura di 150° per circa 30 minuti.

Come accompagnamento l’immancabile salsa di pane che si abbinava molto bene sia al tacchino sia ai cavolini. 

Questa l’aveva preparata senza fatica e anche in anticipo, bastava solo inserire in una cipolla sbucciata dei chiodi di garofano e metterla a bollire in un litro di latte con 3 foglie d’alloro e una dozzina di grani di pepe nero.  Una volta raggiunta l’ebollizione aveva spento il fuoco e lasciato in infusione per un’ora.  Infine aveva filtrato il latte e poi rimesso nella casseruola dove aveva aggiunto pezzettini di pane e 40 gr di burro dopo averlo salato e riportato ad ebollizione mescolando spesso. Prima di servire la salsa l’aveva riscaldata e aveva aggiunto una grattata di noce moscata e un po’ di crème fraîche.

Mentre Mr. Fowler portava in tavola il formaggio Stilton come pretesto per servire il Porto, veniva spiegato agli italiani la tradizione che vuole che questo vino venga sempre passato alla persona alla propria sinistra e ognuno deve servirsi da solo la quantità che desidera (e in teoria non dovrebbe mai saltare il turno).  Ad ogni giro di tavolo la bottiglia diventava più leggera e la testa più pesante.

Intanto Olga era tornata in cucina per far rientro in sala col dolce tanto atteso: il Christmas Pudding.  Questo, ormai raffreddato era pronto per essere servito, capovolto in un piatto da portata, ricoperto da Brandy e immediatamente acceso in modo da arrivare a tavola completamente fiammeggiante e decorato con un agrifoglio per far stupire tutti.  Decise di accompagnarlo con un ottimo gelato alla vaniglia. 

Per intrattenere la famiglia e rimanere in tema con le feste del momento aveva preparato fogli dattiloscritti con i testi dei canti di Natale.  L’avvio ai cori ebbe allora inizio, ognuno si dilettava nella propria lingua tanto l’effetto sembrava essere ugualmente buono. Si aveva l’impressione di assistere a un concerto nella torre di Babele.

Buon Natale, Merry Xmas, Feliz Navidad.

 

Inserito il:21/12/2016 12:56:24
Ultimo aggiornamento:21/12/2016 13:03:12
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