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Aggiornato al 24/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Maria Oakey Dewing (1845-1927) Rose Garden 1901

 

Il luogo della rosa

di Maria Rosaria Pugliese

“La Rosa è il profumo degli Dei,

la gioia degli Uomini,

la grazia dell’Amore

(Anacreonte)

 

Declinata in latino, cantata da Shakespeare, regalata e ricevuta in nome dell’amore, compagna nelle tappe più importanti del cammino umano.

Profumata, vellutata, petalosa, un tripudio di eleganza e di bellezza che ha ispirato un Olimpo di versi: non manca mai di sorprenderci la Regina dei Fiori e dei Cuori. 

Coltivata e coccolata in 150 specie, suddivise in numerose varietà, la Rosa è apparsa sul nostro pianeta prima dell’uomo, come attesta il rinvenimento di reperti fossili. Originaria dell’Asia, la coltivazione si è sviluppata e perfezionata nei secoli producendo varietà e cultivar di altezza variabile da venti centimetri a diversi metri. Durante la sua evoluzione ha cambiato forma e portamento, e anche per effetto dei numerosi ibridi, ha quasi perso le caratteristiche floreali primitive.

Cespugliosa, rampicante, sarmentosa, arbustiva o ad alberelli, a fiore grande o piccolo, essa rimane il fiore più denso di significati e simboli.

Di certo la Rosa gallica è ritenuta la progenia di tutte le rose da giardino europee.

La storia di quest’affascinante fiore subì però un’importante svolta quando in Europa, nel secolo XVIII, comparve la rosa della Cina.

Il felice connubio tra rose d’Oriente e rose d’Occidente perpetuò la bellezza del “geroglifico del mistero”(come viene definita in alcuni testi letterari), poiché  i botanici incrociarono le vecchie specie con le nuove, ed ottennero la Rosa tea, la più conosciuta e diffusa, insieme alla Rosa canina.

Molteplici le tonalità di colore che il fiore caro ad Afrodite può assumere: dal corallo vivo che si trasforma in giallo ocra della Indian Summer al rosso vermiglio della Grande Walzer,  dall’arancio-albicocca dell’Ambassador al rosa-salmone de la Dolce Vita, dal lilla scuro de la Blue Moon al bianco candido di Helga, passando per il rosso scuro cangiante tendente al nero della Baccarat, la più coltivata delle rose da taglio.

Tuttavia l’uomo con le sue ibridazioni, non è ancora riuscito a creare la rosa blu.

La natura, però, riserva sempre grandi sorprese, e allora ecco l’affascinante Rosa Nera di Halfeti. Rarissima e stagionale, non si “avvicina” al nero come la citata Baccarat, ma è nero assoluto. E neppure è frutto di esperimenti di biotecnologia o di finzione cinematografica, ma il risultato dell'influenza che hanno sul colore dei petali il terreno dal quale cresce e l'acqua che assorbe.

Sboccia unicamente in un piccolo villaggio turco, Halfeti appunto, bagnato dall'Eufrate.

Grazie al suo terreno e al pH dell'acqua del fiume, essa nasce in piccole quantità, una sola volta l’anno: la fioritura inizia in primavera, quando i teneri petali assumono un colore rosso scuro, e termina in estate, diventando essi di un cremisi molto intenso, fino a sfociare in quella meraviglia che è la rosa nera.

Purtroppo è in via di estinzione.

C’è una rosa che viene dal passato, le cui origini si perdono nella notte dei tempi e di cui non si sa assolutamente nulla: la romantica Rosa Antica, creata in modo accidentale da persone amanti del giardino oppure ibridata spontaneamente. La botanica definisce “antica” qualunque rosa esistente prima del 1867, tutte le altre sono “moderne”.

Di là dalle classificazioni scientifiche, ci piace immaginare che la Rosa Antica, eco remota del passato, sia sbocciata lungo la siepe di una vecchia strada oppure che una donna innamorata l’abbia piantata vicino al suo uomo scomparso o ancora che un emigrante la portò con sé, da un paese lontano.

Le rose antiche fioriscono soltanto per quattro settimane l’anno, da giugno a luglio, e dai loro petali si ottiene una profumatissima marmellata (per questo viene chiamata anche  Rosa della casa).

Nel sancta santorum delle rose antiche spicca la Rosa di Pompei, magistralmente raffigurata negli affreschi che decoravano le domus: la “Casa del Bracciale d’Oro”, la “Venere in Conchiglia”, la “Casa dei Quadretti Teatrali”.

L’archeobotanica, la scienza che, intrecciando archeologia e botanica, ricerca, ricostruisce, racconta, l’identità della flora di epoche passate, l’ha riportata  alla luce.

Nelle decorazioni in cui compare, ha fiori  doppi, rossi e spessi.

La rosa, nel Paese alle pendici del Vesuvio, come in tutto il Mediterraneo, non era solo pianta ornamentale, ma veniva utilizzata anche per produrre medicamenti ed estrarre fragranze raffinate. L’oleum rosarum veniva tratto da rose macerate. Il ritrovamento di svariate ampolline contenenti fragranze balsamiche, così come gli “amorini profumieri” della “Casa dei Vetti” testimoniano l’importanza della produzione di essenze profumate, che Plinio il Vecchio riporta nei suoi scritti.

Tra il mirto e l’olivo, coabitavano strettamente le rose e le viti: anche questa circostanza è emersa dal passato.

La rosa, non solo quella pompeiana, funge da sentinella dei vigneti. Essa, infatti, manifestando per prima i sintomi di eventuali attacchi dei parassiti, controlla e protegge lo stato di salute delle viti.

Ancora oggi esperti vignaioli mettono a dimora un roseto in testa ai filari.

Tornerà a fiorire la Rosa Antica di Pompei?

Auspichiamo vivamente che grazie al lavoro degli archeobotanici, dei vivaisti, e di tutti gli appassionati di questo splendido fiore, la Rosa Antica di Pompei torni a inebriarci con il suo profumo e la sua bellezza.

(Affresco rinvenuto nella Domus del Bracciale d’Oro - Pompei)

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Inserito il:08/04/2017 09:31:42
Ultimo aggiornamento:08/04/2017 09:38:40
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