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Aggiornato al 19/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Jan Brueghel the Elder (1568 – 1625) - The Garden of Even with the Fall of Man - 1613

L’ albero della vita.

 

Io sono sedia, ma nessuno ha mai chiesto il mio parere.  

Sono stata violata, come ogni altra cosa in questo mondo.

Io sono sedia e vi racconterò questa storia che è anche la vostra storia.

Odor di bagnato, umido, intorno solo buio eppure niente è più accogliente.

Odor di bagnato, freddo, mi sembra quasi di essermi mossa.

Odor di fresco, bosco, sempre più vicina alla luce.

Mi arrampico sulla fanghiglia alla ricerca dell’aria, dell’acqua e del sole, alla ricerca della vita.

Ed ecco un granello di luce che si fa spazio nell’oscurità come in un grembo materno.

Spingo il mio corpo all’esterno e finalmente la luce, l’aria, il bosco, il bagnato, l’umido, la vita mi avvolgono e con essi i suoni e gli odori.

Sono nata pianta, un essere rispettato in natura ed evitato dall’uomo.

Sono una pianta debole e fragile, come ogni cucciolo, ma saggia e resistente come ogni adulto.

Cresco sotterranea, cosicché le radici possano sostenere il mio peso.

Cresco sotterranea così da ricevere più minerali e acqua per sopravvivere.

I miei rami si allungano e su di essi nascono piccole foglie che osservano addormentate la luce del sole; sono come il tatto per me e mi proteggono da molti predatori.

Cresco e mi innalzo verso il cielo e con me anche i miei rami.

Che bello il cielo! E’ così lontano e così luminoso, ho bisogno di vederlo e di toccarlo per sopravvivere, così cresco, cresco, mi allargo.

Quanta luce oltre le chiome dei miei parenti secolari, quanta luce calda oltre le loro foglie.

Cresco, mi allargo, cresco, mi innalzo verso il sole, verso il cielo.

Da tempo tutto ai miei piedi appare piccolo e importante, sento i funghi crescere sulla mia corteccia, anche loro alla ricerca della luce.

Sento gli uccelli posarsi sui miei rami e cantare, che dolci melodie!

Cresco verso il cielo, mi allargo avanzando nella mia immobilità in questo immenso bosco.

Cresco, offrendo rifugio agli animali quando il cielo piange per la scomparsa del sole, quando è arrabbiato e cerca di imitarlo con piccole scariche di luce che fanno tremare il terreno; ma io sono nata pianta e ora sono albero, le mie radici lo sostengono.

Sono nata pianta e ora sono albero.    Quanta immensa gratitudine per questo!

Sono albero, sono saggio, secolare; la natura vive in me ed io sopravvivo grazie a lei.

Sono albero, non ho bisogno di crescere ancora, il cielo è solo apparente, il sole molto lontano da me.

Sono albero, non ho bisogno di crescere, sono enorme e proteggo tutte le cose piccole e importanti.

Gli uccelli si accoppiano e partoriscono su di me, quanti cuccioli hanno imparato l’arte del volo dai miei rami e quanti sono morti per impazienza.

Io sono albero e rispetto tutto ciò che mi circonda donando la vita attraverso l’ossigeno che produco.    Inspiro il giorno ed espiro la notte … inspiro il giorno ed espiro la notte.

I miei polmoni sono il mondo e le mie radici sono la terra.

Io sono albero e conosco l’uomo, spesso è crudele e uccide i miei parenti ma anche altri esseri viventi.

L’ho visto io! Uccidere la sua specie. L’ho visto io! Uccidere i suoi figli. L’ho visto io! Uccidere se stesso.

Ma io sono albero, perdono l’ignoranza e la stupidità, non provo rancore e chi di noi lo prova presto muore.

Io respiro per dare vita, e non solo, a chi la merita ma anche a chi la meriterà.

Ma l’uomo è avido, è venuto a prendere la mia vita come se lui fosse morte, ma purtroppo non lo è.

Morte è più saggia, più gentile, morte spesso conosce il perché mentre l’uomo lo fa per ambizione.

Io ero albero ed ora sono un tronco, non ho rami, non ho foglie, mi restano solo pochi funghi.

Ora sono tronco non ho volontà, non ho libertà.

Ora sono tronco e non ho né chioma né radici e sono uguale a molti altri.

Quanto è triste essere uguali, spesso ci si confonde e quasi sempre ci si dimentica chi si è stati.

Io sono tronco e vengo trasportato per il mondo, vengo tagliato, utilizzato per creare futili oggetti.

Io ora sono foglio, ora sono legna, ora sono statua, io ora sono sedia.

Io ero tronco, ora non sono niente, ho quattro identità immutabili e statiche.

Io sono quatto identità senza valori né vita, sono quattro identità che si spengono illuminate dalla luce dello stesso sole che ci ha create.

Io ora sono foglio e sono soggetto a maltrattamenti di ogni genere.

Io ora sono legna e presto verrò bruciata in un caminetto.

Io ora sono statua e verrò mostrata come trofeo d’arte.

Io ora sono sedia e sorreggerò l’uomo che mi ha distrutto.

Io sono ferma in questa identità ma non lo sono stata sempre, mentre l’uomo è nato ed è invecchiato immutabile nel tempo.
 

         “Ogni uomo è colpevole di tutto il bene che non ha fatto”  (Voltaire)

 

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Inserito il:10/03/2016 08:45:12
Ultimo aggiornamento:25/03/2016 18:12:49
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