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Aggiornato al 02/12/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Agnieszka Kozień (Krakow, Poland) - Mea Shearim 2

 

Haredim, gli ebrei ultra-ortodossi

di Vincenzo Rampolla

 

 

Haredi è il timorato di Dio e haredim sono tutti gli ebrei ultra-ortodossi, i rigorosi. Hanno una pratica religiosa particolarmente forte, decisa e convinta. Per taluni eccessiva. Solidamente radicati in Israele, negli Usa e in Europa hanno le loro città, con sinagoghe, scuole, giornali, negozi e partiti politici e vivono inseriti nelle comunità di altri ebrei (hassidim, sephardim, masortim, datim…). Non sono una comunità omogenea ma osservano compatti gli stessi precetti e partecipano con il proprio contributo. Alla fine dell’800 decidono di respingere gli usi, i vezzi e le abitudini della modernità; la sfiducia nei mutamenti sociali li induce a dare un assetto al movimento e a scegliere una vita ai margini della società ebraica, relegati in rioni separati e forgiati dai loro rabbini, fonte unica di saggezza e potere e pienamente legittimati.

Nel panorama delle diverse correnti religiose in Israele convivono i laici (hilonim) con una presenza del 40%, scarsamente osservanti, i conservatori (masortim) al 23%, con ridotta pratica religiosa, gli ortodossi moderni (datim) 10%, dalle severe pratiche religiose e inseriti nel mondo moderno e gli ultra-ortodossi (haredim) 8%, con rigorose pratiche e in esclusive istituzioni religiose. Completano il quadro i musulmani al 14%, drusi e cristiani entrambi al 2% e altre religioni 1%. Gli haredim si riconoscono dagli abiti neri, uomini in nero li sfottono i connazionali, tendono a vestirsi in modo uniforme con grandi kiwi neri e cappelli di fedora o shtreimel per uomini e parrucche o altri copricapi per le donne. Seguono le scuole rabbiniche (yeshivot) che li esentano dal servizio militare, in realtà si arruolano nel Nahal Haredi, unità speciale creata per conciliare l'attività prestata nell'esercito con la vita spirituale e l’osservanza delle più severe regole dell'halakha (le norme religiose ebraiche). Se non che il servizio è obbligatorio per tutti gli israeliani, privilegio oggetto di ricorrenti diatribe politiche.

Non si considerano ultra-ortodossi ma ortodossi, la radice della parola haredi è harada, in ebraico la paura peggiore, quella di chi è terrorizzato all'idea di trasgredire uno dei 613 mitzvot, i comandamenti della Torah, 248 obblighi e 365 divieti, fulcro dell’ebraismo. Ortodossi moderni e haredim non differiscono sul piano teologico, ma nello stile di vita e nelle scelte politiche, mentre il primo gruppo haredi manifesta l’avversione per il sionismo e coltiva frequenti diverbi con funzionari, forze dell’ordine e cittadini.

Avversi alla modernità occidentale nel suo malvagio incidere sugli sviluppi dell’ebraismo, a fine ‘800 prende piede in Germania il giudaismo riformato, volto a rivedere la funzione del Talmud in tutta Europa. L'ebraismo ortodosso mette le radici a inizio ‘900, per definirsi il custode della tradizione religiosa, ma non è stato l’unico elemento di revisione. I gruppi delle comunità ebraiche hanno chiesto una risposta ai rapporti con lo Stato, con le strutture sociali e il potere politico e su questi temi le risposte tra ortodossi sono state e restano tuttora varie e complesse. Con la neo-ortodossia tedesca, il rabbino Samson R.Hirsch (1808-1888), teorizza un orientamento cautamente aperto alla modernità tecnica e sociale, prossimo ai valori dell’ebreo e della sua vita pubblica. A differenza di quei riformatori che vedono strettamente privato il fatto ebraico religioso, la neo-ortodossia ritiene che gli ebrei debbano rifiutare in toto l’adesione agli schemi della società occidentale, considerando i suoi valori antitetici a quelli della tradizione ebraica. Questa corrente, espressa maggiormente in Europa centrale e orientale, accetta alcuni aspetti della modernità tecnica, ma confuta quasi tutti quelli sociali o politici, dal nazionalismo alla democrazia e alla vita nel ghetto. In un’epoca di ideologie ostili, nel 1912 in Polonia la neo-ortodossia tedesca insieme ai conservatori dell’Est Europa fondano a Katowie il partito Agudat Israel (AI-Associazione d’Israele), unione politica indispensabile per allentare la crescente virulenza contro la religione ebraica. I soci aderiscono nel rifiutare sionismo, assimilazione, socialismo, ateismo e altre forme contrarie e restano uniti, pur con le prime divergenze; negli anni tra le due guerre si accentuano sotto l’influenza del rabbino Hirsch. Più che mai vale l’antico proverbio yiddish: due ebrei, tre partiti. Prende piede una ben definita corrente ultra-ortodossa, mentre gli ortodossi moderni lasciano l'Agudat, tuttora partito politico attivo in Israele e a livello internazionale, World Agudath Israel Federation.

Messo a confronto con i non ebrei, gli ebrei laici e i religiosi moderni, il mondo haredi si presenta oggi con caratteristiche peculiari con due principi fondamentali: il Daat Torah, cosa dice la Torah e il Emounat Hakhamim, la fede nel saggio. Insieme danno vita a un sistema in cui la totalità del pensiero e di ogni azione sono governate dai testi sacri. Non è possibile una combinazione con un'altra fonte di ispirazione né un'altra filosofia: E la legge religiosa non dovrebbe governare un'area specifica della vita, ma la vita nella sua interezza. Diverse le conseguenze. Da un lato, la Torah deve essere la fonte dell’intera legislazione e dall’altro il rifiuto dello Stato ebraico di accettarla la priva di legittimità. Per questo Israele non dovrebbe avere una costituzione. In effetti, il movimento sionista ha accettato questo principio e ha messo in atto solo leggi di base. La distinzione è simbolica, ma gli haredim non transigono. Lo esigono: democrazia è principio di azione, è intervento della maggioranza posta al di sopra di Dio. Non tocca gli haredim nei confronti dei non ebrei, ma è tra gli ebrei che si arriva a una latente contestazione dei due principi. E ogni ebreo osservante deve avere un rabbino, guida permanente della sua vita e a sua volta ogni rabbino deve relazionarsi con il proprio rabbino e al vertice della piramide stanno i cosiddetti saggi o grandi uomini della Torah. Vengono distinti sia per la loro estrema competenza, capace di renderli i più grandi decisori della legge rabbinica, che per la loro profonda pietà, guadagnandosi il titolo di tsadik (santi). Con una specie di culto della personalità, a loro è tributata la capacità di accedere alla conoscenza suprema, vedere a livello superiore ciò che succederà nei tempi a venire. Richiamano la figura del profeta biblico. I più grandi saggi vivono in Israele e in Usa; molti israeliani haredim dipendono da un saggio americano e viceversa, esercitano una notevole influenza sui partiti religiosi del Paese e vengono sollecitati dai politici della Knesset.

Chi c’è al di sopra dei saggi? Nessuno, tranne il Big Board dei tre partiti religiosi. Neppure i Capi del Rabbinato israeliano hanno influenza su di loro, situazione che in assenza di un supremo organo decisionale può portare a violenti scontri, anche fisici, tra i sostenitori di una proposta, essendo ognuno convinto dell’assoluta superiorità del parere del proprio saggio. Per l’applicazione delle regole della legge religiosa ebraica (halakha), l’autorità è affidata al Gran Rabbinato, organo ufficiale dello Stato, insieme alla giurisdizione esclusiva di aspetti della vita dell’ebreo (certificazione alimentare, matrimoni e separazioni, diritto di cittadinanza…).

Per gli haredim tutto è in funzione dei principi religiosi. Da ciò deriva che la realtà che li circonda è fonte permanente di distrazione e perversione: tv e media inondano l’uomo con immagini contrarie e incompatibili, volgari e brutali; i valori dell’autodeterminazione, del relativismo ideologico, dell’uguaglianza di genere o religione sono rigettati; è utopico seguire nel terzo millennio la fede predicata dagli ortodossi e credere che la vita debba svolgersi nel rispetto dei comandamenti. La minaccia è permanente. Per non essere travolti, si deve vivere in gruppo, separati dagli altri, guidati e consigliati dai rabbini. La volontà di controllo sociale è alla base della decisione degli haredim di vivere in ghetti, in memoria di quelli nell'Europa orientale. Tale scelta di vita emarginata favorisce una densità demografica più elevata rispetto a quella nazionale. Particolarmente numerose in Israele e negli Usa, le comunità primeggiano a Londra e Anversa, a Parigi e Zurigo. In Francia si raggruppano intorno a yeshivot (scuole rabbiniche) nei comuni della periferia oltre a Strasburgo, Marsiglia, Aix-les-Bains e in alcuni quartieri di Parigi e nel Marais, epicentro della comunità haredi parigina. In Israele, le principali comunità sono gli insediamenti intorno a Gerusalemme, con circa 200.000 haredim; a Bnei Brak città di 200.000 abitanti nella periferia di Tel Aviv totalmente ultra-ortodossa; a Ashdod, a sud di Tel Aviv con più di 50.000 persone; in Cisgiordania (Giudea e Samaria) fin dalla metà degli anni '90, lungo la famosa linea verde di demarcazione e a Bet Shemesh, sono circa 40.000, un terzo degli abitanti. Numerosi a Safed e Tiberiade, entrambe città sante e centri di cultura cabalistica e rabbinica.

Nell’area di Gerusalemme gli haredim rappresentano oggi il 25% della popolazione del territorio. Negli Usa, sono concentrati nell'area metropolitana di New York, Brooklyn in particolare. Alcune comunità hanno costruito veri e propri comuni ebraici, come il nucleo hassidim di Satmar e i raggruppamenti a Kiryas Joel nella contea di Orange (NY).

Gli haredim si dividono tuttora nelle due grandi correnti avversarie nell'Europa Orientale del ‘700: gli hassidim (pii) che sulla scorta degli insegnamenti di Baal Shem Tov propugnano un ebraismo incline più al misticismo che al legalismo e i misnagdim (oppositori o lituani)) che sulle orme di Gaon di Vilna si oppongono agli hassidim riaffermando il primato dello studio della Torah. Entrambe le correnti sono di matrice ashkenazita.

Scarso il valore dato dagli haredim alla scienza. Alla verità scientifica, ai suoi assiomi e ai suoi metodi, si oppone la verità assoluta cui solo lo studio dei testi sacri consente l'accesso. Internet, tv, smartfone o giornali, le invenzioni o i concetti che possono violare la legge religiosa ebraica sono rifiutati e si dà credito alle sole notizie affisse nelle apposite bacheche o ai muri. Dalle ultime stime, l’ignoranza quasi totale dell’emergenza sanitaria fa sì che la maggioranza di casi di Coronavirus in Israele appartenga alla comunità degli ultra-ortodossi, più vulnerabili per i loro abituali assembramenti. 34% il tasso di contagio a Bnei Brak la città haredi più colpita dall'epidemia, 1/3 della popolazione totale, contro 6% di Tel Aviv e 10% di Gerusalemme. 505 residenti della città sono stati infettati, rispetto ai 568 di Gerusalemme, dove la popolazione è 5 volte più numerosa. Giorni fa a Bnei Brak gli agenti sono intervenuti a un funerale per disperdere centinaia di persone riunite senza la minima precauzione. Domenica le forze dell'ordine hanno usato un drone, un elicottero e armi non letali per impedire una riunione in un sobborgo di Gerusalemme. Dalla rete nazionale si è appreso che la metà dei ricoveri per Coronavirus nel più grande ospedale di Israele, proveniva dalla comunità ultra-ortodossa. Le autorità sanitarie israeliane, con il ministro Y.Litzman, haredi ultra-ortodosso, hanno sottolineato la facilità del contagio nelle loro comunità dovuta a una vita in case povere e affollate e con le preghiere in grandi gruppi, 2-3 volte al giorno. In molti quartieri arabi di Gerusalemme est si vive come se non ci fosse un’epidemia e solo in alcuni supermercati viene controllata la temperatura all’ingresso. Il rabbino Chaim Kanievsky della locale comunità haredi, ha richiesto al rabbino di Bnei Brak di vietare i gruppi superiori a 10 persone nel rispetto delle norme governative. Marcia indietro la sua. A inizio mese, lo stesso rabbino aveva ordinato di continuare tutte le normali attività, incluse le scuole talmudiche, contro le direttive del Ministero. Giorni fa il Ministro della Sanità, ritenuto inadeguato a gestire la crisi sanitaria, è stato rimosso dall’incarico.

(consultazione: avvenire, oltre meah shearim-gliscritti-g.bernardelli, le monde, liberation, jerusalem post, attualità, pew research centre)

 

Inserito il:25/06/2020 18:59:44
Ultimo aggiornamento:25/06/2020 19:05:50
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