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Aggiornato al 26/03/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Ferenc Pinter (1931-2008) – Illustrazione del Commissario Maigret

 

Gialli d’autore: George Simenon

di Marialuisa Bordoli Tittarelli

 

C’è stato un tempo in cui vivevo con Simenon per intere giornate.

I grossi volumi nei quali la Mondadori aveva raccolto tutti i gialli di quest’autore riempivano un’intera mensola della casa al mare in cui mi trovavo.

Cominciato il primo, come stregata, ho continuato fino alla fine dell’ultimo tomo.

Eppure non ho simpatia per quest’autore belga, la cui prolificità letteraria è impressionante.

Poteva scrivere più di ottanta pagine al giorno e la sua produzione era tale che scrisse sotto vari pseudonimi spaziando in vari genere letterari.

Nonostante i numerosi romanzi, anche di ottimo livello, la sua fama rimane legata ai polizieschi.

Creatore del famosissimo ispettore Maigret,  ci ha regalato, con  le sue minuziose indagini,  il sapore dell’atmosfera parigina e i segreti della provincia francese.

L’ispettore, un uomo burbero, corpulento, a tratti brusco, ama camminare per la città: per risolvere i suoi casi vuole immergersi nell’ambiente in cui si sono svolti i fatti, analizzare la personalità delle vittime, entrare nella loro mente, ricostruendo moventi o alibi.

Nonostante il suo carattere chiuso, l’ispettore è un uomo ricchissimo di comprensione e raramente giudicante. Al contrario sente il bisogno di capire che cosa abbia spinto il criminale a compiere il delitto e sempre si percepisce con chiarezza la tristezza per la pesante condizione umana.

Con Maigret beviamo parecchi bicchieri di birra freschissima, o sorseggiamo liquori casalinghi ascoltando i pettegolezzi o le osservazioni di qualche portinaia, consumiamo piatti tipici della cucina francese in bistrot caratteristici, o mangiamo panini al prosciutto nel suo ufficio quando gli interrogatori vanno per le lunghe.

A casa di Maigret, in Boulevard Richard-Lenoir, sediamo alla tavola apparecchiata con cura dalla gentile e mite moglie Louise, ottima cuoca, compagna devota e sempre pronta anche nel cuore della notte ad accogliere il marito…… la  vera moglie ideale…..

Insomma leggendo le sue avventure il senso del gusto è molto stimolato: Maigret è decisamente un buongustaio.

Anche l’odorato viene sollecitato:  gli odori della città, dalle mattine brumose e che odorano di caffè e uova sode, al profumo delle baguettes appena sfornate, a quello di champagne e tabacco dei bistrot, a quello caratteristico delle chiatte lungo la Senna, all’odore dell’asfalto che si scioglie nelle torride giornate d’agosto.

Simenon sa ricreare atmosfere e paesaggi: dopo poche righe ti ritrovi immerso nell’ambiente descritto dove a poco a poco appaiono i personaggi dipinti magistralmente tanto che li vedi e li ascolti fino a sentirli familiari.

Una volta iniziato il libro difficilmente lo abbandoni.

E’ lo stile perfetto che ti tiene inchiodato alla storia, raccontata in modo tale da darti la sensazione di essere una videocamera nella testa dell’ispettore: registri i suoi pensieri, vedi con i suoi occhi, assapori con il suo gusto e avverti gli odori con il suo naso.

A poco a poco la smania di comprendere il caso ti contagia fino a farti trascurare altre cose per arrivare alla fine.

Questa almeno è stata la mia esperienza.

Eppure, come ho già detto sopra, non amo questo scrittore.

Ho letto tutti i suoi 75 romanzi e 28 racconti con Maigret come protagonista e mi sono piaciuti tutti, e ogni tanto ne rileggo qualcuno provando sempre lo stesso piacere, ….. ma c’è un ma.

Tutti i suoi libri, e non solo i gialli, mi lasciano la bocca amara e con una tristezza profonda nel cuore.

Le donne dei suoi romanzi sono raramente figure positive: sono prostitute sfruttate o beffarde, portinaie sciatte e indiscrete,  donne bellissime, ma crudeli e prepotenti,  aristocratiche egoiste, grette, boriose e piene di pregiudizi.

Infine c’è la donna ideale, sua moglie, una discreta, silenziosa, efficiente signora, che lui tratta più come una madre paziente alla quale si rivolge chiamandola “signora Maigret “ proprio come fosse una sua necessaria appendice e per la quale proviamo affetto come per una dolce zia, ma fatichiamo a provarne ammirazione.

Simenon non aveva un buon rapporto con sua madre Henriette, che peraltro prediligeva chiaramente il figlio minore Christian.

Anche quando raggiunse fama e ricchezza, il loro legame non assunse mai i toni della reciproca tenerezza e comprensione, ma rimase sempre distaccato e sospettoso.

Quando il fratello, alla fine della guerra, si trovò in gravissimi problemi, rischiando la forca, perché accusato (a ragione) di collaborazionismo, la madre chiese a George, già molto famoso e importante, di intervenire.

Simenon fece tutto il possibile riuscendo a farlo sparire arruolandolo nella legione straniera.

Purtroppo Christian morì nel 1947, durante un’operazione militare nel golfo di Tonkino; la madre riversò la responsabilità di quella fine su George per averlo fatto arruolare.

Lo scrittore si sentiva più vicino al padre, silenzioso, mite, contento di quello che aveva, ben lontano dall’irrequietezza rivendicativa della moglie.

Simenon scrisse molte pagine autobiografiche: nel 1941 un medico gli diagnosticò una malattia mortale e così nacque Pedigree, per lasciare al figlio dei ricordi di prima mano sulla sua infanzia.

Scrisse anche un libro intitolato “Lettera a mia madre”, un documento toccante e doloroso, scritto due anni dopo  la morte della donna avvenuta a 91 anni.

Dalle prime parole del racconto comprendiamo la difficoltà di questa relazione poiché anche morente, i grigi occhi slavati ma ancora ostili, la madre si rivolge al figlio accorso al suo capezzale chiedendogli “Perché sei venuto?….”.

Il vuoto e l’ostilità di questa figura mi sembra abbiano segnato nel profondo l’animo dello scrittore ed è per questo che io sento in tutti i suoi racconti una tristezza pesante, un senso di sfiducia, una mancanza di gioia.

Simenon scrisse come un forsennato: la sua produzione è davvero impressionante.

Impressionanti sono anche molte sue rivelazioni e atteggiamenti.

Dichiarò di aver avuto rapporti con più di diecimila donne di diversa cultura, razza, religione…. Confessò che erano in gran parte prostitute, domestiche o cameriere.

Lo dichiarò lui stesso in una lettera aperta al regista Fellini in occasione dell’avvio delle riprese del film Casanova.

Spiegò anche che per lui quei rapporti sessuali erano semplici come respirare ed erano soprattutto un mezzo per conoscere.

Il suo ispettore al contrario è un uomo tranquillo, fedele alla moglie e sempre occupato a comprendere le tortuosità della natura umana.

Il cinema e la televisione, soprattutto, hanno contribuito moltissimo a divulgare la popolarità di questo personaggio.

Ci sono circa duecento tra telefilm, sceneggiati televisivi e film per la televisione.

Le prime produzioni televisive furono inglesi negli anni cinquanta. In seguito l’Italia produsse la celebre serie televisiva con Gino Cervi come ispettore Maigret e Andreina Pagnani, un’eccellente Louise Maigret.

Ricordo che mi piacquero moltissimo a quel tempo, tanto che quando furono poi proposte in dvd  le acquistai con entusiasmo.

Tuttavia, nonostante l’eccezionale bravura dell’attore romagnolo, tra l’altro apprezzatissimo da Simenon, rivisto in tempi recenti non mi è piaciuto affatto.

Lo trovo pomposo e maleducato, con una vena di presunzione fastidiosa e supponente.

Ho amato invece moltissimo la serie francese (1991) interpretata da Bruno Cremer, che trovo perfetto come ispettore Maigret, la quale ancora offre una visione godibilissima.

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Inserito il:24/07/2016 16:53:35
Ultimo aggiornamento:24/07/2016 17:39:40
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