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Aggiornato al 21/10/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Chiang Yee (Jiujiang, China, 1903 - Pechino, 1977) - Edinburgh Castle in Summer Haze (1948)

 

Quando la realtà non è solo realtà

di Gianni Di Quattro

 

Gli anni passano sempre con lo stesso ritmo ma ognuno percepisce il loro scorrere non sempre allo stesso modo e quasi mai come è nella realtà, talvolta lento, talvolta veloce e può anche succedere molto veloce. Dipende dall’età, da come si è impegnati nella vita, dalle persone con le quali si condividono momenti e si costruiscono progetti. Certamente l’età influisce in modo significativo, infatti il tempo sembra passi lentamente quando non si hanno ancora venti anni e al contrario sembra passi molto velocemente quando si superano gli ottanta più o meno.

In questo secondo caso, si verifica un fenomeno incredibile che molti avvertono e cioè la realtà è come se si rarefacesse, come le giornate invernali al mattino nelle campagne lombarde quando la nebbiolina, la foschia soprattutto, ammanta tutte le cose, ne distorce i contorni e le avvolge in un silenzio che non a caso viene definito irreale, perché la realtà ha un suo rumore che appunto in certe condizioni e situazioni può sparire lasciando il posto ad un profondo silenzio. Un silenzio che non è quello che si avverte normalmente, ma che ha una profondità diversa, si avverte che esiste non solo perché non ci sono altri rumori, ma perché qualcosa di misterioso lo rende così particolare, quasi una magia nella quale si ha la sensazione di essere immersi.

Dunque, ad un certo punto della vita la realtà è ammantata da questa straordinaria foschia che confonde e mischia quello che è veramente con cose del passato, ricordi preziosi e che non si dimenticano, e sogni di speranze che ormai non sono più tali perché ad un certo punto le speranze propriamente dette finiscono, hanno fine e lasciano il posto a delle immagini che rappresentano pezzi di sogni, realtà virtuali, inesistenti e che qualcuno di grande ottimismo o di grande ingenuità pensa si possano continuare a sperare e persino si potrebbero realizzare.

In questa fase della vita in qualche modo molti vivono immersi nei sogni e può essere un periodo gradevole, perché decadono le velleità di conquista, non si cercano più spazi competitivi, si capisce che non ha più importanza vincere o perdere, si cambia la scala dei valori, si coccolano i ricordi, ci si aggrappa agli affetti e si giudica tutto ciò che accade con benevolenza in qualche caso o con un gran distacco in altre occasioni. Ma la domanda è se questo fenomeno un po’ magico e molto umano, anche se decadente e triste, è generale o privilegio di alcuni e se non si verifica quale è l’alternativa.

No assolutamente, questo fenomeno non è generale e non è automatico, ma richiede una cultura, molta sensibilità, la tendenza magari antica a dare significato ad alcuni valori come quello dell’amicizia ed a coltivare rispetto per tutti. Solo in questo caso la convergenza di cui prima abbiamo parlato tra realtà, passato e sogno si verifica creando la magia nella quale trascorrere la ultima parte del percorso della vita. L’alternativa è l’aridità, la solitudine, il rimpianto e una impotenza umana che si avverte come maledizione.

Penso sia un privilegio riuscire ad arrivare in questa fase della vita non tanto con i grandi successi pubblici alle spalle, non tanto con molti denari in modo da poter progettare eredità e dedicarsi alla messa a punto di testamenti, non solo con molti riconoscimenti formali che possono inorgoglire e soddisfare se stessi e le persone vicine, ma soprattutto con la voglia di assaporare in modo diverso la vita. Con l’intenzione di immergersi nella magia in cui tutto si confonde e in cui alcuni valori coltivati come quelli indicati possono rendere questa parte della vita piena di dolcezza quanto meno espressa se non ricevuta, di bellezza ricordata con i suoi colori e con le sue emozioni da rivivere, di rispetto per tutto, coltivando ancora la cultura cercando di integrare le proprie conoscenze, di trasformarle e di servirsene per affrontare le cose del mondo e, infine, con la consapevolezza di una realtà che non è la realtà di tutti ma è la realtà personale.

 

Inserito il:02/04/2019 18:17:16
Ultimo aggiornamento:02/04/2019 18:27:25
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