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Aggiornato al 21/09/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Svetlana & Sabir Gadzhievs (St. Petersburg State Academy) - St.Petersburg Painting (2012)

 

Leggere Dante con Osip Mandel'štam (1891-1938) 

di Galileo Dallolio

 

Il 25 marzo 2021, nel Dantedì, la Divina Commedia è entrata in ogni angolo del palinsesto radio-televisivo. E’ stato un giorno di festa dove la ricchezza della Commedia è emersa con forza e le idee ascoltate sono sembrate belle e originali: ‘donare entro l’anno ad ogni scolaro una copia della Divina Commedia’, ‘ il 25 marzo di ogni anno sarebbe bello che il ricordo di Dante avvenisse in famiglia facendolo così diventare una tradizione come il presepe’.  Le aziende che hanno avuto Dante nella loro pubblicità, lo hanno ricordato con letture e mostre on line (Dante e la Olivetti a cura dell’Associazione Archivio Storico) e le limitazioni da pandemia non hanno impedito la divulgazione di invenzioni e proposte. Molto attiva in Italia e all’estero la Società Dante Alighieri, sorta nel 1889 con 401 Comitati sparsi nel mondo.

Dopo il Dantedì, le celebrazioni per il settimo centenario dalla morte del poeta, prolungheranno la presenza di Dante per tutto il 2021. Uno dei messaggi ‘c’è molto in Dante che non immaginereste’ forse raggiungerà quel pubblico che ha buoni ricordi su Dante ed è probabile che procurerà un incremento di lettori.

Chi scrive appartiene a quel pubblico e con questo articolo propone a chi vorrà riprendere in mano la Commedia, di leggere il testo di un lettore di Dante d’eccezione, Osip Mandel'štam, uno dei più grandi poeti russi del primo novecento, formatosi a San Pietroburgo con brevi soggiorni di studio alla Sorbona e a Heidelberg.  La conoscenza di questo straordinario poeta, è avvenuta per caso all’inizio del lavoro che ho svolto in Olivetti, dal 1960 ed è descritta in www.olivettiana.it[1]

Nella vita di Mandel'štam sono presenti affetti profondi a cominciare da sua moglie Nadezda (1890-1980) che imparò a memoria i suoi scritti per salvarli dalla distruzione, da Anna Achmatova, Boris Pasternak e molti altri e da ammiratori inaspettati, come il politico e intellettuale Nikolaj Bucharin . Mandel'štam è stato un uomo libero, in nessun modo disposto a rinunciare alla sua libertà di espressione.

‘Emarginato dal regime staliniano, oggetto di campagne denigratorie, quindi dal 1934 mandato al confino per tre anni. Costretto ad un’esistenza nomade, a continue peregrinazioni da un luogo all’altro. Quindi di nuovo arrestato nel 1938 e condannato alla deportazione. Internato, infine, in un campo di transito nei pressi di Vladivostok, per essere inviato in un lager siberiano, dove non giungerà mai. (Italo Testa, Università di Parma)

Nell’estate del 1933 riuscì a dettare Conversazione su Dante[2] a sua moglie Nadezda, che, in un periodo di carestia e di penuria di tutto, era riuscita a trovare una risma di carta. Mandel'štam[3] era stracolmo di idee su Dante e aveva imparato l’italiano per conoscerlo più a fondo, ma negli anni trenta, la sua vita fu travolta da un potere che non lo mandò subito alla forca, come era avvenuto per tanti artisti, poeti, scrittori [4], ma che decise di lasciarlo vivo, ridurlo al silenzio e spedirlo in un gulag, a Vladivostock, a molte migliaia di chilometri da Leningrado e da Mosca.

Nel 1933, Mandel'štam e sua moglie Nadezda erano in Crimea, in due piccole città: a Staryj Krym ‘con una scorta di pane per un mese’ e a Koktebel, ospiti nella casa di un amico ed era immerso in letture di grandi poeti italiani. In maggio scriverà la poesia ‘Ariosto’[5]  Freddo in Europa, buio sull’Italia. / Il potere è ripugnante come le mani di un barbiere.  E lui fa il superiore, più sottile, più astuto, /e dalla finestra aperta fa sorrisi…..

Nell’autunno-inverno a Mosca e a Leningrado (non più San Pietroburgo) lesse la Conversazione su Dante agli amici. In quel periodo recitò sempre davanti ad  amici: Non ci sentiamo il paese sotto i piedi, /a dieci passi di distanza non si sentono le voci,/e ovunque ci sia spazio per un mezzo discorso/salta sempre fuori il montanaro del Cremlino./ Le sue dita dure sono grasse come vermi,/ le sue parole esatte come fili di piombo./ Ammiccano nel riso i suoi baffetti da scarafaggio,/brillano i suoi stivali./…./Forgia un decreto dopo l’altro come ferri di cavallo:/ e a chi lo dà nell’inguine, a chi fra gli occhi, sulla fronte o sul muso./Ogni morte è una fragola per la bocca/di lui, osseta dalle larghe spalle./ [6]

Da quel momento la sua sorte sarà segnata e comincerà una vita di perquisizioni, di sfratti, di miseria e di decadenza fisica. Morirà in un gulag di transito prima di arrivare a Vladivostok. Varlam Tichonovič Šalamov, nei suoi Racconti della Kolyma, ne ricostruì il suo ipotetico ultimo giorno di vita.

 

L’arrivo in Italia della Conversazione su Dante, i cultori di Mandel'štam e il mito di San Pietroburgo

“Il Discorso su Dante di Osip Mandel'štam è probabilmente il più bel saggio dantesco composto da uno scrittore del Novecento. Realizzato nell’estate del 1933, subito bocciato dal Gosizdat, le “Edizioni di Stato” sovietiche, il piccolo libro giunse in Occidente nel 1962 in dattiloscritto attraverso il samizdat e fu presentato nel 1967 da Angelo Maria Ripellino nella traduzione di Maria Olsoufieva presso l’editore De Donato di Bari. Un’altra edizione, con il titolo Conversazione su Dante, è stata curata nel 1994 da Remo Faccani, che di Mandel'štam ha ben tradotto alcune poesie, in molte delle quali è esplicita la fratellanza di idee, di emozioni e di parole con Dante, soprattutto quello della Commedia”.  Corrado Bologna ‘Dante nel 900https://www.formazioneloescher.it/wp content/uploads/2020/04/23aprileBolognaDanteNelNovecento.pdf

Oggi Mandel'štam, citato anche come ‘poeta dei poeti’,  ha una larga diffusione tra il pubblico delle librerie, è presente in svariate pubblicazioni specialistiche, momenti della sua vita sono in due romanzi: La Scienza degli addii di Elisabetta Rasy,  Rizzoli 2005 e Gli ultimi giorni di Mandel'štam, di Vènus Khory-Gatha, Guanda  2017; l’editore Giometti &Antonello di Macerata sta pubblicando l’opera omnia e l’epistolario e tra i numerosissimi estimatori, sono annoverati due premi Nobel: Josif Brodskij con il capitolo ‘Il figlio della civiltà’ in Fuga da Bisanzio, Adelphi 1987 e Seamus Heaney ‘Osip e Nadezda Mandel'štam’, saggio in Nuovi Argomenti 2013.

Inoltre per il 130° anniversario della nascita di Osip Mandel'štam, il 5 febbraio 2021, Guido Carpi, professore all'Università “L'Orientale” di Napoli, ha raccontato la vita e le opere del poeta, in una conferenza online organizzata dall’Istituto di Cultura e Lingua russa di Roma in collaborazione con Russia Beyond https://www.youtube.com/watch?v=KsAaQBcJHd0.

Ma già nel 1931 due sue poesie con biografia dell’autore e lettura critica, erano state pubblicate dallo slavista Renato Poggioli (1907-1963) nelle riviste Solaria e Circoli, rivista di poesia. Per chi volesse entrare nel grande tema della letteratura, della scienza e dell’arte russa, Ettore Lo Gatto (1890-1983), fondatore della slavistica italiana con Giovanni Maver (1891-1970), ha scritto Il mito di Pietroburgo, Feltrinelli 1960, cosi presentato nell’edizione del 2003: ‘Nel 1703: tre secoli fa nasceva Sankt Piterburg. La costruzione di Pietroburgo significò molte cose, ma prima di tutto un atto di predominio con il quale Pietro il Grande volle imporsi alla natura e agli uomini. Mosca, la terza Roma, la città degli zar, era simbolo della guerra contro i tartari, dell'unificazione, della diffusione della fede ortodossa. Ma alle porte della Russia premeva un mondo dinamico, in cui, accanto agli interessi mercantili, fiorivano attività scientifiche e culturali. Pietro I che nutriva per l'Europa un amore pari forse all'odio per le vecchie tradizioni nazionali del suo paese, decise di occidentalizzare la Russia, e fondò Pietroburgo, proprio per aprire una grande finestra sull'Europa. Luogo d'incontro di due civiltà, porto commerciale di grande importanza, capitale della Russia e residenza dello zar, la città raggiunse ben presto l'imponenza delle maggiori capitali europee da cui prese a prestito non solo criteri urbanistici e architettonici, ma anche istituzioni, usanze, costumi. E uomini. Scienziati, matematici, esperti di costruzioni nautiche, architetti, pittori, attori, musicisti. Le riforme di Pietro avevano forzato la sonnolenta Russia a mettersi al passo con le nazioni dell'Ovest nel corso di pochi decenni: la città entrò nella letteratura e nell'arte. Da Puskin a Blok, da Majakovskij a Mandel'stam, da Turgenev a Dostoevskij, non c'è stato poeta, narratore o saggista che non abbia preso partito pro o contro la capitale e la sua rivalità con Mosca, scorgendo dietro le due città due concezioni fondamentalmente diverse della nazione russa e dei suoi destini”. Una poesia di Mandel'štam è posta nelle ultime pagine del libro’ A Pietroburgo ci ritroveremo, /come se vi avessimo sepolto il sole, / e una beata parola insensata/ pronunzieremo per la prima volta. /Nel velluto nero della notte sovietica, /nel velluto del vuoto universale /cantano sempre gli occhi cari delle donne beate, /fioriscono sempre i fiori immortali/…

Un esempio di come Mandel'štam leggeva Dante

Attraverso alcuni passaggi del canto diciassettesimo dell’Inferno si può avere un’idea della sua lettura della Commedia. Nel cap. 4° (da pag.75 a 85 dell’edizione il Melangolo 2003) viene descritto un mostro da trasporto di nome Gerione “una specie di carro armato ultrapotente, per di più alato. Egli offre i suoi servigi a Dante e a Virgilio, avendo avuto dalle gerarchie superiori ordine di trasportare i due passeggeri nel cerchio sottostante, l’ottavo. “

‘Due branche avea pillose infin le ascelle:/ lo dosso e il petto ed ambedue le coste/dipinte avea di nodi e di rotelle./ Con più color, sommesse e soprapposte/ non fer mai drappo Tartari né Turchi, /né fur tai tele per Aragne imposte./ ‘Inferno 17°13-18.  Né Tartari né Turchi fecero mai drappi con sommesse: ovvero fondi, e sovrapposte: ossia trame e rilievi di più colori, né Aracne, pose sul telaio tele di così sottile e complicato disegno 

“La vivacità manifatturiera di questo paragone è abbagliante, e del tutto inattesa è la prospettiva mercantil-manifatturiera che in essa si apre. Il canto 17° dell’Inferno, dedicato agli usurai, per il tema che tratta ha molto dell’inventario di merci e del rendiconto bancario. Il prestito a usura, che compensava la mancanza di un sistema bancario di cui si avvertiva ormai una pressante esigenza, era un ignominioso male del tempo, ma era pure uno strumento indispensabile, che rendeva più agevole lo scambio di merci nel Mediterraneo (…) Il paesaggio del canto 17° è costituito da sabbie infuocate, ossia qualcosa che ricorda le vie carovaniere degli arabi. Sulla sabbia stanno seduti gli usurai più illustri (…) Al collo di ciascuno di loro sono appesi dei sacchetti, amuleti forse, o borsellini, con sopra ricamati gli stemmi di famiglia su fondo colorato (…) Prima di salire in groppa a Gerione e di planare sul suo dorso nell’abisso, Dante passa in rassegna questa singolare esposizione di stemmi di famiglia. Faccio notare che i sacchetti degli usurai sono offerti come un campionario di colori (…) I colori sono nominati con una sorta di sbrigatività professionale (…) Dante era a casa sua in pittura, era amico di Giotto, seguiva attentamente le lotte tra le scuole pittoriche e l’avvicendarsi delle correnti in voga. Dopo aver guardato a sazietà gli usurai, essi montano di nuovo in groppa a Gerione “(…) La bramosia di volo tormentava ed estenuava gli uomini dell’epoca di Dante non meno dell’alchimia. Una vera fame di fendere lo spazio. L’orientamento è smarrito. Non si vede nulla…Velocità e direzione si possono intuire solo dall’aria che sferza il viso. La macchina volante non era ancora stata inventata, ancora non c’erano i disegni di Leonardo, ma il problema della discesa planata era già risolto. E infine irrompe la falconeria. Le manovre di Gerione che rallenta la discesa sono paragonate al ritorno di un falco lanciato senza successo, il quale, dopo aver inutilmente spiccato il volo, tarda a ritornare malgrado il richiamo del falconiere e, una volta disceso, stizzito in volo e si posa più lontano”.

“Come ogni vera poesia, in Dante il pensiero metaforico si realizza per mezzo di una proprietà della materia poetica che propongo di chiamare convertibilità o conversione. Lo sviluppo di un’immagine può essere chiamato sviluppo solo convenzionalmente. E in effetti si provi, astraendo dall’impossibilità tecnica, ad immaginare un aeroplano che, lanciato a piena velocità, costruisca e faccia partire un altro apparecchio. E’esattamente così che una tale macchina volante, pur inghiottita dal proprio volo, riesce a montarne e lanciarne una terza.”

“Il canto 17° dell’inferno è uno splendido esempio della convertibilità della materia poetica nel senso appena illustrato. La figura di tale convertibilità si disegna più o meno così: ghirigori e piccoli scudi sulla variegata pelle tartara di Gerione, tappeti di seta con arabeschi, gettati sui banchi di un bazar del Mediterraneo, prospettiva marinara, mercantile, bancario-piratesca, prestito a usura e ritorno a Firenze per mezzo dei sacchetti araldici con piccole immagini dei colori freschi e inusitati, brama di volo, suggerita dagli arabeschi orientali,  che volgono la materia del canto verso la novella araba con la sua tecnica del tappeto volante e, infine, secondo ritorno a Firenze, grazie al falcone, insostituibile proprio in quanto non  necessario.”

La Conversazione su Dante contiene decine di esempi come questo, dettati alla moglie Nadezda, camminando in continuazione, perché sentiva l’urgenza di scrivere. Non aveva libri da consultare, solo la sua edizione in lingua italiana della Commedia (era terrorizzato all’idea di essere incarcerato senza avere con sé questo libro).  Scriverà Brodskij ‘scrivere è letteralmente un processo esistenziale, un processo che usa il pensiero per fini suoi propri, consuma concetti, temi e simili e non viceversa’.

 

[1] La Olivetti era amica dei libri e in www.olivettiana.it racconto la felice scoperta della poesia russa

[2] Osip Mandel'štam, Conversazione su Dante, a cura di Remo Faccani, Il Melangolo 2007 (111 pagine, suddivise in  12 brevi capitoli e  31 pagine di prefazione)

[3] Nel suo essere «testimone contro il tempo» Dante, nel Novecento, è stato, infatti, meglio interpretato e compreso da autori come Pound, Eliot, Mandel'štam, Beckett e Borges che dai critici stessi. E ancora, nel XXI secolo, il suo poema è in futurum” Dalla presentazione della nuova edizione di Introduzione alla Divina Commedia di Carlo Ossola, Marsilio

[4] Tzvetan Todorov, L’arte nella tempesta. L’avventura di poeti, scrittori e pittori nella rivoluzione russa, Garzanti 2017

[5] Osip Mandel'štam, Poesie. A cura di Serena Vitale  Garzanti 1972 ‘La potente testimonianza di un grande poeta ridotto a silenzio da Stalin per aver difeso  l’autonomia dell’arte’

[6] Osip Mandel'štam, Serena Vitale op.cit.

 

Inserito il:06/04/2021 17:26:23
Ultimo aggiornamento:09/04/2021 08:46:08
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