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Aggiornato al 13/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Jacqueline Ross Arriaga da Cunha (Contemporanea - Portogallo) – Campi di Alentejo

Ex libris – Levantado do chão.

I libri si intrecciano con la vita.

Di molti ricordo bene il periodo e il luogo in cui li ho letti, soprattutto se non si è trattato della casa o del treno che prendo tutti i giorni.

E d’altro canto, per gli eventi importanti della vita, spesso rammento quale libro stessi leggendo in quel momento, quasi una sorta di colonna sonora.

Quando poi un avvenimento significativo si interseca con un libro che risuona in profondità, ecco nascere poesie che cercano di fare sintesi di questi due aspetti: la vita e la letteratura.

Ma andiamo con ordine. Stavolta abbandono i classici dell’ottocento, per passare ad un romanzo di oltre cento anni più giovane, che forse non si può (ancora?) definire un classico della letteratura novecentesca, sebbene il suo autore abbia poi conseguito il premio Nobel. Mi riferisco a José Saramago e al suo Levantado do chão.

L’uso del titolo in portoghese non è un vezzo o una sbruffonata, anche perché la mia conoscenza di tale idioma non è sufficiente ad avermi consentito di leggerlo in lingua originale. Il fatto è che il titolo assegnatogli nella traduzione italiana (Una terra chiamata Alentejo) mi pare poco felice. Certo, anche le traduzioni letterali (“Alzato da terra” o “Sollevato dal suolo”) non suonano molto bene. Perciò (sperando che non si sia persa la ã con tilde, tipica dell’alfabeto portoghese) preferisco riferirmi al titolo originale.

Non so se il numero di poesie ispirate da uno stesso romanzo sia un indicatore di quanto esso sia stato apprezzato. Ci sono libri che mi hanno entusiasmato parecchio ma che non mi hanno suscitato alcun verso. Più difficile invece che un libro non particolarmente esaltante possa invitarmi a scriverne. Comunque, Levantado do chão è davvero uno dei miei romanzi preferiti, a mio giudizio il migliore tra gli ancora pochi che ho letto di Saramago. E le poesie che propongo stavolta sono addirittura due…

Per la prima lascio al lettore l’eventuale gioco di riconoscere gli altri riferimenti presenti nel testo.

La seconda è invece un esempio di quanto dicevo all’inizio: nei giorni in cui stavo leggendo quel romanzo, è nato mio nipote Federico.

A chi legge resta la libertà di pensare che due poesie siano troppe. O magari è già troppa anche una sola!

Ma anche stavolta, vale il principio dell’invito alla lettura del libro ispiratore.


PARALLELI LETTERARI

 

Si chiami Mau-Tempo o Malavoglia

sia nato a Macondo, a Fontamara

o sulla strada di Monte Lavre

rinchiuso alla Lubjanka

o picchiato all’Aljube

fratello di Gracinda o Rosa Tea

forse neppure sa leggere

ciò che di lui si scrive

-  tutto suo il diritto

   di alzarsi dal suolo

   di riempire la pagina

 

 

A FEDERICO

…é uma luz branca que entra, e de repente João Mau-Tempo deixa de vê-la, nem ele soube como aquilo foi.

(José Saramago – Levantado do chão)

 

Mi piace pensare

che tu stessi arrivando

proprio mentre João Mau-Tempo

chiudeva il suo sguardo azzurro

sull’Alentejo

 

Mi duole pensare

che forse non saprai

chi sia João Mau-Tempo

dove abbia camminato

 

Mi piace pensare

che incontrerai per caso

quel bimbo che sbircia

sotto lo scialle di Sara

dentro un libro di tua madre

          magari proprio mentre io

          me ne starò andando

Inserito il:18/11/2015 08:26:21
Ultimo aggiornamento:07/12/2015 20:37:11
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