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Aggiornato al 19/09/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Thomas Kinkade (1958-2012) – Jerusalem Sunset

 

Ex libris – Qualcuno con cui correre

di Andrea Tittarelli

 

Già scrivere poesie è di per sé un’attività inutile, fuori moda, priva di senso in una cultura che misura tutto con il metro dell’efficienza e del riscontro economico.

Ma con la poesia d’amore si arriva al rischio di apparire addirittura ridicoli. Anzi, non si tratta soltanto di una probabilità, ma di una realtà concreta. Almeno, stando al pensiero di qualcuno certamente più autorevole di me, e del quale riporto un testo poetico proprio su questo argomento.

La poesia è dello scrittore portoghese Fernando Pessoa, ma forse per qualcuno risulta più nota la trasposizione in canzone operata da Roberto Vecchioni in un disco degli anni ‘90, Il cielo capovolto.

 

Tutte le lettere d'amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d'amore se non fossero
ridicole.

Anch'io ho scritto ai miei tempi lettere d'amore,
come le altre,
ridicole.

Le lettere d'amore, se c'è l'amore,
devono essere
ridicole.

Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d'amore
sono
ridicoli.

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d'amore
ridicole.

La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).

 

In realtà Pessoa parla di lettere, non di poesie d’amore.

Ma in fondo, qualunque poesia non è forse una forma particolare di lettera, scritta col timore e la speranza che qualcuno, domani o tra mille anni, prima o poi possa leggerla?

E forse proprio per questo tutte le poesie sono in qualche modo (e in un senso più ampio) d’amore, non solo quelle dedicate o dirette esplicitamente alla persona amata.

Visto però che anche stavolta la poesia che propongo è ispirata dalla lettura di un libro, è il caso di spendere qualche parola su Qualcuno con cui correre, poiché non è propriamente un classico famoso.

Si tratta di un romanzo abbastanza recente (1999) dello scrittore israeliano David Grossman, uno dei libri più belli che io abbia letto negli ultimi anni. Non è certo un romanzo d’amore, o almeno non è quello il tema più importante, e comunque quella tra i due adolescenti Assaf e Tamar non è una storia d’amore canonica, dato che per buona parte della narrazione non si conoscono, nemmeno sanno dell’esistenza l’uno dell’altra.

Ormai in più occasioni ho ampiamente dimostrato la mia grande incapacità di recensore, perciò non farò inutili sforzi per convincervi a leggerlo. Anche perché con i libri spesso avviene come con le persone: l’incontro con quelli di cui ci innamoriamo perdutamente è del tutto casuale, imprevisto e sorprendente.

 

QUALCUNO CON CUI CORRERE

(alla mia Tamar)

 

Qualcuno da cercare

tra la pioggia e le persone

qualcuno da abbracciare

senza sapere il nome

qualcuno da aspettare

alla prossima fermata

da chiamare sottovoce

sull’altro lato della strada

 

Qualcuno con cui credere

all’inverno sui vetri

qualcuno per cui cedere

un piatto di lenticchie

qualcuno per cui scrivere

grattando con le unghie

qualcuno con cui spendere

l’ultima moneta

 

Qualcuno con cui correre

qualcuno con cui leggere

questo libro

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Inserito il:04/10/2016 08:26:16
Ultimo aggiornamento:04/10/2016 08:32:13
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