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Aggiornato al 19/04/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

François Clouet (Tours, 1515 – Parigi, 1572) – Caterina con i suoi figli

 

Le Regine di Casa Medici - 3

(seguito)

di Mauro Lanzi

 

Caterina de’ Medici - Le guerre di religione

 

La seconda metà del ‘500 in Francia fu drammaticamente segnata dalle guerre di religione, per effetto delle quali la Francia rischiò di frantumarsi, come la Germania, o addirittura di scomparire.

All’origine di tutto c’era l’inarrestabile diffusione dell’eresia ugonotta: non è certa la radice del termine “ugonotto”, l’ipotesi più probabile è che derivi dal tedesco svizzero “eidgenossen” che era il nome dato alle confraternite o federazioni di mutuo soccorso, formate da Zwingli un precursore di Calvino. Gli ugonotti, infatti, erano dei seguaci della religione riformata, più vicini a Calvino che a Lutero: credevano quindi nella predestinazione, nel contatto diretto del credente con le scritture, rifiutavano le gerarchie ecclesiastiche e, soprattutto, la Chiesa di Roma.

In totale i seguaci di questa fede non superavano un ottavo della popolazione francese, ma ne erano anche la parte più attiva e laboriosa ed infine anche la più agguerrita.

CREATOR: gd-jpeg v1.0 (using IJG JPEG v62), quality = 75 Francesco I aveva tollerato la diffusione dell’eresia, convinto che gli ugonotti fossero in sostanza buoni sudditi, operosi e rispettosi delle leggi: non così Enrico II che, sotto l’influsso di Diana di Poitiers, aveva iniziato le persecuzioni nei loro riguardi. Di peggio doveva accadere dopo la sua morte, con l’ascesa al trono del figlio, Francesco II, un giovane di diciassette anni, di salute malferma e debole di mente: l’anno precedente erano state celebrate le nozze del giovane con Mary Stuart, futura regina di Scozia, educata e vissuta fino allora alla corte francese, una ragazza vivace, brillante che aveva soggiogato completamente l’inetto marito. Mary era imparentata per parte di madre con i Guisa, capi del partito ultracattolico in Francia, i quali quindi non tardano ad impossessarsi delle leve del potere, dando il via ad una dura repressione dell’eresia. Gli ugonotti, esasperati, caddero nella trappola delle provocazioni ed organizzarono una congiura (marzo 1560) per impadronirsi del Re e dei Guisa che soggiornavano ad Amboise: la congiura, male ideata e peggio eseguita, fallì miseramente, ma dette ai Guisa, guidati dal Cardinal Lorena, il destro per una feroce ritorsione: gli spalti e le merlature del castello di Amboise, che già di per sé appare anche oggi come una cupa fortezza, si ornarono di corpi impiccati e di teste mozzate: ben 57 gentiluomini ugonotti furono decapitati di fronte a tutta la Corte in un’orgia di sangue che darà l’avvio alla guerra civile.

Caterina è stata duramente accusata per la responsabilità di questo eccidio; in realtà assisteva sgomenta, impossibilitata ad intervenire, dato che il figlio era ormai un fantoccio nelle mani dei Guisa; essa riuscì a malapena a salvare la vita ai due capi della fazione ugonotta, il Condè ed Antonio di Borbone.

Poi, improvvisamente, tutto cambiò; il 5 Dicembre 1560 Francesco II morì, probabilmente di tisi. La moglie, Mary Stuart, partì per la Scozia per occupare il trono che le spettava per nascita ed il potere reale in Francia passò, per quasi 30 anni, nelle mani di Caterina, prima come reggente per il figlio Carlo IX che aveva dieci anni, poi come ascoltata e rispettata consigliera di due Re, Carlo IX ed Enrico III.

Caterina può quindi ora dimostrare tutta la sua personalità, intelligenza e capacità di governo: essa è assolutamente convinta che la salvezza del regno di Francia dipenda dalla capacità di far coesistere le due religioni e si adopera in ogni modo e con ogni mezzo per raggiungere questo obiettivo. Innanzitutto fa liberare i due capi del partito ugonotto, il Condé ed Antonio di Borbone, togliendoli dalle mani dei Guisa che ne volevano la morte. Poi convoca, unica tra i reggitori d’Europa, un Concilio nel quale i rappresentanti delle due fedi potessero liberamente discutere e confrontarsi: l’intervento del legato pontificio fa fallire questo intelligente tentativo, ma Caterina non si dà per vinta e, con l’aiuto di un abile consigliere, Michel de l’Hopital, riesce a redigere e far approvare dal Parlamento di Parigi, nel gennaio 1562, quello che è noto come “Editto di Gennaio” o “Editto di Saint Germain”, con il quale si riconosce agli ugonotti il diritto di praticare la loro fede, sia pure senza costruire chiese, ma soprattutto viene ufficialmente ammessa l’esistenza di una seconda religione in Francia.

Il compromesso, come spesso accade, non sta bene a nessuna delle due fazioni che accusano Caterina di doppiezza e malafede e riprendono le armi: i cattolici, sotto la guida dei Guisa, si impadroniscono di Parigi, mentre i protestanti occupano Orleans; la scomparsa dei capi delle due fazioni, Antonio di Borbone ucciso in combattimento, Francesco di Guisa assassinato a tradimento con un colpo di fucile, impone una tregua e Caterina ne approfitta per cercare una intesa tra le parti e proclamare la fine della guerra (Editto di Amboise,1563). Per celebrare l’evento, Caterina organizza grandi feste a Chenanceaux, con divertimenti, banchetti, giochi d’acqua, battaglie navali sul fiume; sono presenti i principali esponenti dei due partiti, fanno il loro esordio il giovane Enrico di Borbone, Re di Navarra, ed Enrico di Guisa, detto “Balafré” (lo sfregiato), succeduto al padre alla guida del partito cattolico.

Caterina aveva organizzato anche un suo sistema di spionaggio, le “squadre volanti”, gruppi di avvenenti damigelle, di natica lesta, che si infilavano nei letti dei Grandi, per carpire nell’intimità i piani segreti in gestazione; in fondo, sono i metodi usati ancora di recente dal KGB!!

Inizia il periodo più sereno della reggenza di Caterina che trova il modo di far percorrere tutta la Francia alla corte ed al figlio, per conoscere e farsi conoscere: trova il tempo anche di inaugurare il Louvre, la cui costruzione era iniziata con Francesco I, e fa costruire di fronte ad esso les Tuilieries, che sarà distrutto nel 1871 dagli estremisti della Comune (si veda a lato l’immagine di Louvre e Tuilieries ai tempi di Caterina).

La tregua non poteva durare a lungo: l’odio tra le due fazioni era troppo acceso, entrambe poi minacciavano Caterina e la monarchia, colpevoli di promuovere compromessi, giudicati da entrambi obbrobriosi. Così nel 1568 scoppia la terza guerra che vede i protestanti vittoriosi a Jarnac, dove trova la morte il Condé, ma severamente sconfitti a Montcourt. L’esaurimento di entrambe le parti, alla fine, favorisce Caterina, che trova il modo negoziare e far sottoscrivere dai contendenti una nuova pace, Saint Germain en Laye, 1570.

Siamo quindi giunti a dover trattare l’episodio più orrendo e tragico della vita di Caterina, che va sotto il nome di “Strage di San Bartolomeo”: il paradosso, nell’analizzare i passi che condussero a questa sciagura, consiste nel fatto che ad essa si giunse a seguito di un ulteriore tentativo di consolidare la pace, attraverso un matrimonio di grande significato politico, tra Enrico di Borbone, Re di Navarra, per gli ugonotti e la terzogenita di Caterina, Margherita, detta Margot, l’ultimo giglio dei Valois, per la monarchia.

Un matrimonio politico è sempre un evento che matura lentamente, attraverso difficoltà e ripensamenti, ma il percorso in questo caso fu particolarmente impervio, per la decisa opposizione del Papa, da una parte, e dei maggiori esponenti ugonotti dall’altra: la stessa madre di Enrico, Giovanna d’Albret era molto negativa circa le nozze del figlio con una principessa cattolica. L’opportunità di entrare nella famiglia reale era però molto allettante e così Giovanna si risolse a venire personalmente a Parigi per condurre le trattative; purtroppo, la salute malferma la tradì e Giovanna, giunta nella capitale ai primi del 1572, morì a Parigi il 9 di Giugno: immancabilmente la propaganda protestante si scatenò accusando Caterina di averla fatta avvelenare, con una essenza distillata da un suo cortigiano o addirittura con un paio di guanti profumati al gelsomino (!?): assurdità, la Regina madre non aveva alcun interesse a far assassinare quella che, dopo mesi di negoziati, era divenuta la sua migliore alleata.

Gli ingranaggi comunque erano in moto e pure la morte di Giovanna non arrestò i preparativi per le nozze; lo stesso Enrico venne a Parigi accompagnato da cinquecento nobili ugonotti e, alla fine, il matrimonio si celebrò con grande sfarzo il 18 agosto 1572.

Nozze di sangue, come si vedrà.

(continua)

 

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Inserito il:07/04/2019 14:08:19
Ultimo aggiornamento:18/04/2019 18:12:34
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