Aggiornato al 04/10/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Paul Cézanne (Aix-en-Provence, 1839 – 1906) – I giocatori di carte (1893)

 

Trasformare un quadro d’autore in parole…

 

La scommessa

di Simonetta Greganti Law

 

“Ce la giochiamo a carte”.

Quelle parole uscirono con disinvoltura dalla bocca di Alexandre impastate in una compatta nuvola di fumo che fuoriusciva dalla sua pipa di radica e avorio.  C’era del disprezzo in quello che aveva appena detto, sembrava come se le avesse vomitate in faccia a quell’uomo seduto davanti a lui che se ne stava immobile, con le spalle ricurve sul tavolo di legno e gli occhi bassi perché non osava sollevarli.  Era rimasto turbato mentre quelle parole e quell’odore di tabacco bruciato gli penetravano attraverso le orecchie e le narici per arrivare fino al cuore colpendolo come fa una pugnalata. 

“Ce la giochiamo a carte”.

Una frase detta chissà quante volte tra i clienti di quel locale ma adesso la posta in gioco non era una semplice bottiglia di vino da pagare all’altro.  Alexandre aveva scoperto della tresca amorosa tra sua moglie e quel giovane ma anziché prenderlo a pugni o minacciarlo per l’offesa ricevuta, aveva deciso di risolvere il problema  in questo modo assurdo dato che lui era un  giocatore d’azzardo.  Sicuro di uscirne vincitore gli era sembrata la soluzione più semplice per risolvere la questione.

“Se vincerò io tu dovrai sparire dalla nostra vita, se dovessi invece perdere me ne andrò io” propose in modo strafottente perché certo delle sue abilità di gioco.

Quel giovane non riusciva a credere alle sue orecchie.  Da vero gentiluomo avrebbe preferito sfidarlo in un duello secondo un rituale cavalleresco.  Quello sì che sarebbe stato un conflitto ad armi pari, uno scontro di tutto rispetto come voleva la tradizione.  Invece era costretto a umiliare la donna che amava scommettendola in una partita di carte sfidando il suo rivale al gioco.

Sapeva che sotto mentite spoglie di un gioco, stava facendo una guerra vera e propria e che non si sarebbe comunque arreso se la sorte gli fosse stata avversa.

Decise di provare ad assecondare la pazzia di quell’uomo accettando la partita e sperando di vederlo andare via dalle loro vite e risolvere la situazione in un modo pacifico.

Ma le cose non andarono come auspicate.  Alexandre iniziò a vincere e lo fece per tutta la serata poiché, da incallito giocatore d’azzardo, si auspicava che essendo l’altro fortunato in amore avrebbe sicuramente perso al gioco… e così fu.

Nella sua rigidità e compostezza assaporando la sua pipa se ne stava immobile fiero della sua fortuna, mentre l’altro sembrava accasciarsi sempre più sul tavolo da gioco anche se non rassegnato al suo destino.

“Ti ho stracciato, hai perso e dovrai lasciare mia moglie” gli ordinò proprio nel momento in cui quella, avvisata da qualcuno, aveva fatto il suo ingresso nel locale. 

“Ti ho vinta e sei nuovamente mia” la informò tra risa di soddisfazione.

“Mi dispiace per te” gli rispose pronta “ma io ti ho appena perso ai dadi, tua madre ti rivuole a casa sua”.

 

Inserito il:11/08/2022 10:47:59
Ultimo aggiornamento:11/08/2022 10:53:41
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