Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti.
Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni dei cookie clicca su Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK, ho capito]
Aggiornato al 02/12/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Mike Savad (Westfield, NJ, United States - ) - Spiral - Space-time Continuum

 

E un mondo senza tempo, come sarebbe?

di Vincenzo Rampolla

 

Probabilmente vivrebbe delle stesse storie dei pazienti rianimati da uno stato di pre-morte. The Lancet, primo e sommo settimanale inglese di medicina, ha diffuso uno studio approfondito su 344 pazienti colpiti da arresto cardiaco e rianimati. Il 18% aveva vissuto un’esperienza di pre-morte NDE (Near Death Experience).

Molti ammisero la difficoltà di descriverla in modo preciso, incapaci di trovare le parole giuste per esprimere il loro stato realisticamente. Pochi tacquero e parlarono della loro storia solo dopo molti anni. Altri confermarono di avere avuto esperienze extra-corporee e sbalordirono i medici per la singolare cura con cui riuscirono a descrivere ogni singolo passaggio di rianimazione.

E in questi casi dov’è il tempo? Ha un ruolo centrale o tutto si muove in modo a-temporale?

La maggior parte dei pazienti parlò di un flash-back sul passato: visione folgorante o addirittura fuori dal tempo e ricordi concentrati tutti in un lampo.

Notevole un giovane: Alla fine di un lungo tunnel buio, d’un colpo, non in sequenza, ecco tutti gli episodi della mia vita. Non erano immagini, ma livelli di pensiero, almeno penso. Tutto era là. C’era davvero tutto.

I filosofi medievali chiamavano l’a-temporalità nunc stans, l’eterno ora: tutto nell’ora, senza ieri, né domani. Un fisico russo ha trasferito le nostre conoscenze sull’a-temporalità dei fotoni, particelle elementari quanti del campo elettromagnetico, come forme di esistenza al di fuori del tempo e dello spazio, pari a quelle dell’NDE.

Un fatto è certo: vivendo in un sistema senza tempo, come otterremmo le nostre conoscenze, raccolte dall’esperienza? Sapremmo tutto? Fantascienza. Sapere non è salvare in una memoria, per disporne poi nel domani? Quale domani, in un sistema senza tempo? Dunque non sapremmo tutto, ma tutto vedremmo nell’immediato, tutti i nessi tra le cose, esseri immutabili assorbiti dal tutto?

Chi vive nel presente, vivrebbe in eterno? si chiede Wittgenstein, filosofo e logico.

Il filosofo Kant aveva intuito che spazio e tempo sono le condizioni a priori, ovvero prima di ogni esperienza, della nostra capacità di conoscere le cose: Senza tempo non c’è conoscenza. Mezzo secolo prima di lui Newton aveva scritto: Il tempo assoluto, autentico e matematico, scorre per natura in maniera uniforme e indipendentemente da qualsiasi riferimento con gli oggetti esterni.

Che significa ciò? Ogni punto e ogni stella dell’universo è soggetto allo stesso tempo? Esiste forse un unico orologio cosmico a scandire un tempo unico per tutti?

All’inizio del ‘900 Einstein chiese a Gödel, genio matematico austriaco, rifugiatosi come lui a Princeton: Dove va il tempo che passa? Rispose: In matematica esistono assunti che in linea di principio non possono venire dimostrati né confutati. Replica seria, non diplomatica. Quante questioni fino ad allora erano rimaste aperte, senza risposta?

Arrivò Einstein nel 1905 e mise in crisi questo modo di pensare con la teoria della relatività, riferita al tempo relativo.

Dimostrò che esistono tempi diversi tra le stelle del cosmo e con velocità diverse e mostrò anche che il tempo dipende dal moto dell’orologio di misura del tempo e quanto più si è veloci tanto più lento scorre il tempo e alla velocità limite della luce, quell’orologio starebbe quasi fermo. 10 anni dopo, con la Relatività generale avanzò anche l’ipotesi che la forza di gravità della Terra, della Luna e delle stelle rallentava il movimento e il tempo. 100 anni dopo con l’eclisse totale di sole del maggio 1919 si ebbe la verifica palese della sua previsione. Dunque il tempo della fisica non scorre ovunque in modo uguale, può essere più veloce, più lento o addirittura quasi cadere nell’immobilità.

Eppure, tu che leggi, rimani sempre convinto che il tempo proceda in avanti.

Non siamo noi a muoverci, ma è il tempo che si muove e diciamo che viviamo nel presente, tra il passato e il futuro. Chi mi vieta di pensare che non è il tempo a muoversi, ma sono io a farlo? Posso io muovermi in un mondo a 4D, le 3 tradizionali cui aggiungo il tempo? Se dico che ci avviciniamo a Pasqua, è diverso dal dire che è la Pasqua che si avvicina? In stazione, seduto sul treno fermo, appena il treno del binario accanto si muove, sai dire se il treno che si muove sia il tuo o quello accanto? Il tempo è soltanto una percezione soggettiva? Così pare, anche se abbiamo tutti la sensazione di un tempo oggettivo universale che imperterrito procede a una velocità sempre uguale. La sua.

Nel 1887 il Re di Svezia bandì un premio milionario per la migliore risposta al quesito:

Il sistema solare è stabile? Tutti i grandi riposero con Laplace, Lagrange, Poisson e lo vinse un matematico, con un’opinione sconcertante: Impossibile rispondere. La matematica di oggi manca degli strumenti formali necessari.

Era Poincaré e con il suo immenso lavoro fondò la teoria del Caos.

Oggi sappiamo che quando inizierà la fusione dell’idrogeno in elio e dell’elio in carbonio, il sole si espanderà in stella gigante rossa, assorbirà la Terra e sarà la fine.

Solo 30 anni fa i cosmologi giuravano sull’espansione dell’universo in eterno e dopo appena 10 anni è saltata fuori l’energia oscura: aumenta l’espansione dell’universo, destinato a perdersi nell’infinità del cosmo.

Che dire del quesito: Se il tempo ha un inizio, ha anche una fine?

Domanda provocatoria, giusta, pertinente. Domanda che tocca l’origine dell’universo e il suo Big Bang. Tocca l’origine del tempo. E lo spazio? Dov’è finito? Quando nasce? Nasce con il tempo? E dov’era il tempo prima del Big Bang? (termine coniato dal fisico inglese Fred Hoyle durante una trasmissione radio della BBC nel marzo 1949).

Il cosmo potrebbe allora essere più vasto di quello che pensiamo. Molto di più.

Alcune teorie, oltre allo spazio 3D che costituisce il nostro mondo, pensano all’esistenza di altre dimensioni invisibili che lo conterrebbero. Teorie. Su di esse si lavora per provare l'esistenza degli ipotetici livelli più profondi della realtà.

Ricorda la nascita dell’arte astratta e Les demoiselles d’Avignon di Picasso.

Chi per primo ci ha portati a considerare una realtà fisica 4D, così difficile da accettare e visualizzare? E perché volerla visualizzare? Quale meschino bisogno di vederla? Perché non limitarsi a pensarla? Einstein è stato.

Quella dannata teoria della relatività su quale tela è tracciata? Sulla trama di uno spazio-tempo 4D, in cui spazio e tempo si compenetrano: osservatori diversi di un medesimo evento misurano intervalli spaziali e temporali diversi e accade anche che due eventi simultanei in un unico sistema di riferimento non lo siano in un altro sistema in cui sono separati da una distanza spaziale e da un intervallo di tempo.

Infiniti gli esperimenti che lo provano. Galileo si crogiola e il matematico russo Minkowski dà una mano a Einstein per la formulazione matematica della relatività ristretta: D'ora in avanti, lo spazio e il tempo in quanto tali sono destinati a svanire come semplici ombre e soltanto una sorta di unione dei due continuerà ad avere una realtà indipendente.

L’oracolo ha decretato: comanderà l’unione dei due, non più i singoli.
Da quel momento spazio e tempo non sono più due concetti separati, ma due aspetti di una realtà più ampia: lo spazio-tempo 4D.

Si diffonde il nuovo linguaggio della relatività: spazio-tempo, parola nuova dirompente, ove i due formano un unico termine. Parola che annichila l’esistenza del tempo. Parola che con un semplice trattino lega, non collega, il tempo allo spazio e scopre una realtà fisica con caratteristiche proprie, tutte da portare alla luce. Non costruzione matematica. Non pura e semplice estensione dello spazio con una dimensione in più. In presenza della gravità lo spazio-tempo può addirittura curvarsi. Sì.

Nello spazio-tempo nasce infatti una differenza nel calcolo delle distanze: si misurano con un metodo diverso da quello antico.

A Pitagora si apre la porta dello spazio 4D.

Si aggiorna, si adegua, e nel torvo linguaggio del fisico si rinnova: la materia induce una curvatura nella metrica dello spazio-tempo. È così che da oggi si deve pensare e dire. È la rivoluzione.

La teoria che mirava a unificare soltanto gravità e elettromagnetismo e non considerava queste nuove forze appare superata e tutte le particelle note e tutte le forze della natura per incanto si riconducono a infinitesime stringhe vibranti (così vengono chiamate e entrano in perenne risonanza tra loro e la materia).

E la cosa esplode e si cercano nuovi potenti metodi matematici che portano il fisico a completare il nuovo disegno. La coerenza con la nuova teoria, impone nuovi schemi: le stringhe non possono limitarsi a risuonare nel normale spazio 3D, ma in uno spazio di esattamente 10D - oltre al tempo, 11ª dimensione - in un formalismo sempre più complesso, assurdo, affascinante.

Il virus della gravità dal macrocosmo della relatività si è infiltrato nel microcosmo quantistico di Planck: chi mai aveva parlato di gravità nel mondo delle particelle elementari?

Fino al 1998, si pensava che tutte le dimensioni spaziali in più fossero raggruppate in lunghezze enormemente più piccole del diametro dei nuclei atomici. Si pensava a lunghezze dettate dalla formula di Planck, le minime concepibili, 10 alla potenza (-33), pari a 0,0...01 cm con 33 zeri. Ora il microcosmo degli atomi, dei nuclei atomici e delle particelle elementari basato sulle forze elettromagnetiche e nucleari deve affrontare la novità: E la gravità… l’abbiamo lasciata da parte? E dove è dimostrato che anche per distanze infinitesime la gravità segue le leggi di Newton? Come conciliare la fisica quantistica con la relatività?

Nella teoria delle stringhe scompare l’elettrone puntiforme che viaggia e saltella tra orbite: tutto si riconduce a entità che vibrano. Che fare? I fisici arrancano. Non potrebbero esistere una o più dimensioni nascoste infinitamente estese, non inviluppate su se stesse, di cui non ci si è mai accorti? Balbettano.

È esattamente ciò che pensano, dicono e studiano i ricercatori della SISSA di Trieste (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) fucina del Nobel Carlo Rubbia, in uno studio pubblicato su Physical Review: Il nostro universo potrebbe trovarsi su una membrana.

È un ribollire di cervelli, ancora acerbi per non esserci arrivati prima. Entrano in scena i gravitoni, i quanti della forza gravitazionale senza massa e senza carica, e la gravità viene allora mediata da nuovi elementi che di diritto operano su tutte le particelle, le stringhe vibranti. Ciò permetterebbe ai gravitoni di uscire dal nostro universo e vagare in direzioni del cosmo, anche se impossibile, perché parte inseparabile della nostra membrana.

Fine della storia. Mettiamoci un punto.

Storia complessa, ardua, pesante. Da conoscere, non da pensare. Lasciamola pensare ad altri.
Il tempo non esiste. Clamoroso. Non è più un concetto utile per lo studio delle strutture più generali del mondo. Forse corrisponde banalmente al nostro modo di vedere le cose, non più parte della struttura fondamentale dell’universo e i nuovi fisici con disinvoltura inizieranno a scrivere le equazioni fondamentali senza inserire nelle loro formule la t di tempo e ficcandoci il g del gravitone.

Addio tempo assoluto e infinito della fisica Newtoniana.

Ingrata, la fisica moderna ha dato il colpo di grazia al tempo: da ente assoluto e incorruttibile a mera illusione privo di ogni realtà fisica. Oggi il tempo non esiste e a questo punto della lettura, da elemento di base del mondo, da sua proprietà intrinseca, si è ridotto a una sorta di complicata appendice inutile che informa la nostra esperienza della realtà.

Ha a che fare con il nostro moto nel mondo fisico, con ciò che avviene a livello macroscopico, che ha bisogno di essere misurato costantemente. Per regolare il nostro quotidiano. L’esistenza. Quello è il suo dominio. Solo quello.

Esiste nel microcosmo delle particelle elementari un qualcosa di simile alla nostra visione naturale, semplice, ingenua del mondo e del tempo, fatta di cose stabili e che mutano?

Nulla di tutto ciò. E allora, perché volerlo?

 

Inserito il:19/03/2020 17:36:34
Ultimo aggiornamento:19/03/2020 17:42:25
Condividi su
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
Questo sito utilizza cookies.
Cookie policy | Privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology