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Aggiornato al 13/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Ra, Sun God of Ancient Egypt

 

La luce per gli antichi egizi

di Vincenzo Rampolla

 

(seguito)

 

Ai neonati dell’antico Egitto venivano dati nomi legati a divinità o a loro attributi, indice di speranza per ottenere protezione e di un rapporto tra il mondo dei viventi e l’immaginario dell’aldilà, oltreché prova inconfutabile che l’immanenza del divino ha contraddistinto la civiltà faraonica fino alla sua estinzione.

La genesi del mondo, l’esistenza e la funzione degli dei, la vita dopo la morte creano un’inquietudine costante e grazie a Amon-Ra,

 

Colui che è e non è, il Cuore e la Lingua del Cosmo,

il Tutto, il Sole, il Creatore dello Stato Iniziale,

 

è scaturita la Luce che ha prodotto uomini, animali, piante, minerali, fiumi e gli dei, le sorgenti vitali disseminate nel Paese e garanti del suo buon funzionamento. In un vasto mondo complesso, multiforme e talvolta fantasioso ogni divinità partecipa all’equilibrio cosmico.

Nella perfetta armonia del mondo così creato (Maǎt) si inseriscono i valori morali, le leggi sociali e i fattori che danno all’Egitto la ricchezza e il suo ordine.

Ogni località egiziana ha la sua divinità, con Tempio, santuario o stele, riti e liturgia e con l’espansione del Paese, la religione continua ad arricchirsi di nuove credenze dalle Province assorbite. Menfi e Eliopoli diventano importanti centri religiosi e Ermopoli è sede di un gruppo di quattro coppie di divinità che, con la fecondazione di una pianta o di un uovo, avrebbero creato la Luce. Abydos è luogo di pellegrinaggio per chi è preoccupato della vita nell’oltretomba.

 

Attraverso i papiri sacri il Faraone comunica con Ra, dio della Luce e con la sua opera quotidiana di responsabile dei culti e dei rituali allontana il rischio di ritorno al Caos. E’ l’intermediario tra gli uomini e gli dei che in compenso delle offerte ricevute gli accordano stabilità, forza, salute e tutte el qualità necessarie alla vita. Ogni egizio vuole la sepoltura nel suo villaggio e, secondo le possibilità, fa costruire anche a Abydos una stele o una tomba che gli dia protezione dopo la morte. In un mondo pervaso di spiritualità, anche il lino, ad esempio, ha natura divina e nessun abito di lana o altro tessuto è ammesso ai sacerdoti eccetto il lino, scaturito dal sudore di Ra, durante i suoi sforzi per controllare i problemi emersi alla morte di Osiride, figlio della Terra e del Cielo, marito e fratello di Iside.

 

Al momento dei riti, l’immagine del Faraone incisa sui muri di ogni Tempio magicamente si anima. Lui solo è maestro delle forze naturali e soprannaturali ricevute nel corso di un banchetto al suo arrivo negli spazi celesti:

 

Cielo e Terra tremano e le stelle si affievoliscono e diviene più potente di Ra stesso. Si nutre dell’essenza degli dei, dei suoi padri e delle madri. Due demoni gli fanno a pezzi gli dei di cui ha bisogno e li cuociono su pietre ardenti. Si nutre della loro energia, dei loro cuori e dei polmoni. Il suo alimento è la vitalità divina e ogni parte del suo corpo viene divinizzata. Con la potenza acquisita comanda sugli dei e ordina loro di costruirgli la scala che lo farà salire in cielo e penetrare la Luce siderale. (Libro dei morti, cap.XXIV).

 

Al pari del Faraone, la vita terrena del popolo egizio è impregnata di Heka, un’energia sacra dal profondo significato: pilotare e controllare la potenza delle forze che reggono la vita materiale e spirituale.

Nel pensiero dell’egizio di ogni rango, si mescolano speranze materiali e spirituali, speranze non regole né desideri, precetti o comandamenti derivati dai valori morali e fin dall’infanzia trasmesse dalla famiglia e dai sacerdoti: vivere a lungo in terra, godere delle proprie doti fisiche, potersi nutrire nell’aldilà, non morire per morso di serpente, entrare nel Cosmo attraverso le porte del cielo. Heka è l’energia essenziale che circola nell’universo degli dei e degli uomini.

Non esistono vivi né morti, solo esseri capaci di captare questa energia presente ovunque, in ogni realtà. Heka è la forza creatrice nata prima della creazione dell’uomo, è figlia del dio Sole i cui raggi di Luce sono manifestazione divina ed è portatrice di vita. Heka è anche scienza e chi la pratica sa pilotare il proprio destino, lottare contro le tendenze negative della natura umana e mantenere l’ordine nel mondo. Ogni azione prodotta da Heka è un atto creatore. Perciò Atum-Ra l’ha trasmessa all’uomo, per respingere l’effetto folgorante di tutto ciò che si verifica (papiro di Merikarè).

 

La città santa di Eliopoli è stata il più grande centro di Heka d’Egitto. Heka è energia divina e suo tramite è il sacerdote.

Quando agisce, il sacerdote ne è posseduto, è attraversato da un fluido sacro che circola nei canali segreti del suo corpo e lo fa diventare figlio di Ra, dio del Sole, Signore della Luce. Per diventare sacerdote bisogna usare il cuore per percepire (cogliere, capire, distinguere e riconoscere) e con il cuore-coscienzaessere testimone della vita dell’uomo.

Nel passaggio dalla vita alla morte il sacerdote pone sulla mummia lo scarabeo del cuore, amuleto sacro e divinità che conferisce il potere di attraversare nel suo viaggio le zone più oscure, protetto da ogni minaccia. Egli può viaggiare nel cielo, può dichiarare a Orione che si è nutrito delle forze vitali degli dei del passato e può divenire stella del Cosmo per illuminare la strada ai mortali. Per questo alla morte ogni persona spera di salire in cielo come il Faraone, emulare il suo destino e diventare anch’egli stella, entrando nel novero degli dei. Al suo arrivo in cielo il suo cuore sarà pesato e se passerà il giudizio celeste, riceverà un cuore nuovo, di uomo giusto, capace di percepire l’invisibile del Cosmo.

 

Solo con i geroglifici l’egizio può conoscere le parole degli dei e procedere sul sentiero della conoscenza dell’energia vitale che contengono. Nel sarcofago essi sono incisi nel legno e sulle pareti della camera sepolcrale. Ogni segno e ogni simbolo sono parte del linguaggio del Faraone per comunicare con Ra, la Luce: parola sul legno e nella roccia, parola incisa e scolpita, parola parlante libera da contaminazione. Il simbolo trascende ciò che designa, è la loro vita, è energia della parola, legame vitale tra materia e divinità.

 

All’esterno del sarcofago l’occhio di Horus guida nel cammino verso il cielo e all’interno, sul corpo dell’uomo lo scarabeo è simbolo e guida della rinascita. Potente talismano è simbolo di divenire, crescita e trasformazione. Dopo la cerimonia di apertura della bocca, per conferire la parola al nuovo corpo rinato, lo scarabeo viene posto sul cuore dell’uomo giusto. Imita la corsa della Luce del Sole verso il nuovo giorno. Depone le uova nel suo sterco e lo spinge con vigore con le zampe posteriori alla ricerca del luogo per la nascita della nidiata. La cerimonia di rinascita della mummia del Faraone è lunga e complessa e contiene la chiave per scoprire il significato profondo della Luce per gli egizi: Luce onnipresente Luce onnipotente.

 

Nella piramide di Cheope, ogni elemento costruttivo è stato progettato per esaltare l’aspetto divino del Faraone, dalla nascita alla rinascita in cielo. La cerimonia avviene al termine della piena del Nilo, all’equinozio d’autunno, inizio del nuovo anno civile, anno zero del Nuovo Regno. Il punto di partenza è la camera ipogea sotterranea, simbolo della vita fetale nell’utero della madre Terra, legata al condotto meridionale.

Il cammino prosegue attraverso il condotto discendente, quello ascendente, la camera della Regina per la cerimonia di apertura della bocca, i canali per la pesatura del cuore e la grande galleria per le dichiarazioni di innocenza del sacerdote davanti ai giudici. Giunti alla camera del re, si esamina il sarcofago, si cercano le vie stellari e si punta in direzione di Sirio. Avviene la prima vibrazione del sarcofago. Dopo tre ore di lettura dell’intero Libro dei morti l’orientamento è in direzione della Luce, le tre stelle della cintura di Orione (simbolo di Iside-Osiride) e nuova vibrazione, sibilo di due sottili lamine di metallo dorato prodotto da un’apertura segreta nella camera con il risucchio all’esterno dell’incenso (per la differenza tra il caldo interno, con almeno 50 persone, e il freddo notturno all’esterno). Chiusura dell’apertura segreta al termine della cerimonia (piramide di Unas, ultimo Faraone della V dinastia):

 

Egli esce sul fumo del grande incensamento, vola come un uccello e si posa come

uno scarabeo sul trono vuoto che è nella tua barca, o Ra, Luce suprema.

Tu ti innalzi al cielo e ti allontani dalla Terra, un allontanarsi dalla sposa e dall’abito regale.

 

E’ il momento dell’ultima tappa del cammino all’interno della piramide: l’investitura del nuovo Faraone. Egli entra nella camera della Regina, il canale celeste è puntato nuovamente su Sirio e sulla cintura di Orione per la nascita del nuovo Horus dalla nebulosa di Orione, fucina di nuove stelle. Una slitta collegata con funi alle maniglie della lastra di chiusura dell’apertura sul canale meridionale fa apparire una statuetta di Horus, benedizione simbolica del nuovo Re.

La cerimonia termina dopo sei ore. E’ l’alba. Il sarcofago viene trasportato in corteo nel vero sepolcro, una camera segreta del Pozzo dell’acqua con ingresso all’esterno sulla piana di Giza.

Con la levata di Sirio e con un ultimo raggio di Luce, il Sole sfiora in alto la Sfinge Atum-Ra e la sua energia vitale avvolge la mummia.

Ultimo saluto della Luce che accarezza il sarcofago e benvenuto della Luce al giorno nascente per la nuova stella che inizia il viaggio (papiro del 2548 a.C. e scritti di Erodoto, Strabone, Diodoro). Nello stesso istante, a migliaia di chilometri dalla piana delle piramidi, si entra nel Tempio del Faraone Ramses II scavato a Assuan nel fianco della montagna.

Nel buio quattro statue guardano verso l’entrata: Amon-Ra, Ramses II, Ptah dio delle tenebre e Ra-Harakhti, il falco con il disco solare. Con l'orientamento del Tempio calcolato dagli architetti egizi, due volte all'anno, all’alba degli equinozi, il primo raggio di Sole si dirige sul volto della statua del Faraone dopo un percorso interno di 50 metri.

La Luce illumina la figura del Faraone, gli trasferisce la sua energia e tocca anche Amon-Ra e Ra-Harakhti. Ptah, dio delle tenebre, non è mai illuminato. A Karnak, nel grande Tempio di Amon, nel suo quindicesimo anno di regno, Hatshepsut Regina e Faraone rende omaggio al padre divino Amon e fa erigere una coppia di obelischi. L’impresa è incisa alla base dell’unico obelisco oggi presente, alto 28,5 metri con la sommità placcata in oro.

Obelisco e Luce, simboli pervasi da indistruttibile sacralità. L’obelisco è raffigurato da quattro geroglifici che rappresentano: offerta, vibrazione, placenta e simbolo stilizzato di obelisco. I segni corrispondono alle lettere t-kh-n che danno origine alla parola tekhen: energia che dà vita alla roccia dello stelo, raggio di Luce pietrificato. In cima all’obelisco è posta una piccola piramide di granito ricoperta da lamine d’oro o di rame lucente per riflettere lontano in ogni direzione la Luce del Sole che la invade. I segni geroglifici sono: luogo (ripetuto due volte), vibrazione, triangolo isoscele, offerta e corrispondono alle lettere b-n-b-n-t, benbent, vibrazione di energia luminosa sulla cima di un obelisco (piramidion, in greco). Il geroglifico è il simbolo che trascende la parola che designa, è vita, è energia della parola, legame vitale tra materia e divinità. Nasce qui un’analogia con l’ebraismo, punto di partenza per dare il senso finale a questi pensieri sulla Luce e l’episodio dell’Arca del diluvio e quello di Mosè sul Sinai sono una chiave di lettura. Dice il Signore:

Costruisci l’Arca a forma di nidi, riparo degli uccelli.

Uccello in ebraico è tsipor, ciò che purifica con il canto, che annuncia la calma delle acque e che è sacrificato per la purificazione del lebbroso (lebbroso è metsora, chi fa cattivo uso della lingua, che fa violenza sulla parola contro gli altri, contro sé stesso, perdendo la propria capacità etica). Arca in ebraico è téva e significa anche parola.

Entrare nell’Arca significa entrare nella parola, nel linguaggio. In un rapporto attivo l’individuo dirige le lettere e dà forma a una nuova visione del mondo, perché tsipor significa anche combinazione di lettere di una parola per dare luogo alle radici delle parole, nuove forme di linguaggio oltre il simbolo.

Le radici di tsipor sono tsour (roccia) e (bocca), la bocca nella roccia, incidere l’alito nel reale, marchiare le parole nel corpo, circoncidere, ciò che Tsipora fa al marito Mosè. In ebraico circoncisione è mila e significa parola, sinonimo di tèva, offerta di sangue e di carne per aprire al neonato il dialogo con il Signore. Mila è linguaggio che apre la via alla Luce.

 

Tutte le parole trovano origine nella parola suprema, il nome non pronunciabile: la Luce. Come Mosè, balbuziente e senza circoncisione alle labbra, viene colpito dal Signore, così avviene per il sacerdote egizio nella Camera della Regina. Con l’apertura della bocca, con la circoncisione delle labbra il Faraone riacquista la parola e parla con Ra, la Luce.

Mosè, tre lettere che in ebraico formano la parola nome, parola asettica, neutra, senza riferimento, per l’uomo che parla con difficoltà, venuto al mondo in una téva, Mosé che sul Sinai riceve le tavole della Legge, un insieme di lettere e parole incise nella pietra con il fuoco della Luce divina.

 

Energia della parola, legame vitale tra materia e divinità: incisione di geroglifici che contengono la Luce e la trasmettono alla pietra del sepolcro nella piramide, alla pietra dello scarabeo posto sul cuore della mummia del Faraone per proteggerlo dai pericoli nell’ascesa verso la Luce, parole scolpite dall’alito divino nella pietra delle Tavole del Sinai, pietra donata da Gesù ai Magi, capace di fare eruttare un fuoco di Luce dalla cavità di un pozzo, pietra su cui il Cristo costruirà la sua Chiesa.

Nel suo viaggio pare che lo scarabeo abbia varcato le barriere degli egizi, dei giudei e dei cristiani verso il luogo ove deporre la covata. Inarrestabile. Alla ricerca della sede giusta per la Luce.

 

Inserito il:18/12/2018 16:53:33
Ultimo aggiornamento:18/12/2018 17:01:20
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